Clima da fine anno scolastico: molti fanno gli impertinenti, il preside Abramo arriva e mette tutti in riga

E sembra trionfare l'assioma: la politica si fa con i fatti non con le parole, per fare i fatti ci vogliono i soldi, se non ci sono i soldi si fanno solo parole

La responsabilità, più che dei cittadini che votano, è del sistema elettorale che lega in maniera indissolubile ancorché ballerino il rapporto tra il sindaco eletto direttamente a furor di popolo e il consiglio comunale che lo deve per forza di legge sostenere nella sua azione amministrativa. Altrimenti, non ci sarebbe sindaco più felice di Sergio Abramo. Libero di esprimere tutta la sua valenza amministrativa, finanziaria e progettuale senza il fardello dell’approvazione a maggioranza di ogni atto, ogni rendiconto di gestione, ogni pratica edilizia, ogni debito fuori bilancio. Solo allora, anziché perdere tempo a discutere se la buca è stata riparata nei tempi standard previsti dal capitolato d’assalto, oppure se è il caso di rimuovere l’assessore Franco Longo, reduce dalla mattinata da leone a Fort Aranceto, perché i cimiteri della città non chiudono tutti alla stessa ora creando incommensurabili disagi all’utenza.

Il sindaco potrebbe spaziare tra Agenda urbana, Nuova programmazione, Contratti istituzionali di sviluppo, Fondi per le aree degradate, Accordi di tutoraggio con Cassa depositi e prestiti, Convenzioni con Inail per il nuovo Ospedale, Integrazione ospedaliera, Piano parcheggi, Porto, Ente Fiera, e chi più ne ha più ne metta.
Ci sono due realtà parallele, il sindaco e il Consiglio, a governare Catanzaro, ambedue legittimate dal voto, di cui però una sola sembra funzionare bene, a sentire l’assioma di quella performante: la politica si fa con i fatti non con le parole, per fare i fatti ci vogliono i soldi, se non ci sono i soldi si fanno solo parole. Su questo assioma circolare, scandito in tono calmo, a metà tra il consolatorio e il miserere – “tra due anni non ci sarò più”, gli scade l’ultima finestra da sindaco – Sergio Abramo si è nuovamente ripreso la scena del Consiglio che, sia detto per inciso, sarebbe ora ritornasse al suo palcoscenico naturale di Palazzo de Nobili. Di più, il sindaco non sa che fare, perché oltre a pensare al Comune e alla Provincia, deve presiedere o partecipare a ben 14 consigli d’amministrazione o società o assemblee, con il cruccio aggiuntivo di arrivare nel Consiglio della sua città ed essere criticato e denigrato in quello che definisce uno “sfogatoio”.

E, in effetti, questa sarebbe una buona definizione per il Consiglio comunale odierno. Buona ma non sufficiente. Ne sono successe di tutti i colori. Giovanni Merante (Misto) nel suo intervento ha detto che il Consiglio non c’è più. Finora, da criticone qual è, si era limitato a constatare l’assenza della maggioranza. Ora ha allargato l’area dell’assenza, comprendendo tutta l’Aula. Dov’è la maggioranza, dov’è l’opposizione? Quest’ultima, flebile e striminzita, si affida alle puntute reprimende di Sergio Costanzo (Fare per Catanzaro) che arriva a tentare l’impossibile: sfidare Abramo sul terreno a questo più congeniale, i conti, il bilancio, gli avanzi di amministrazione. Legge cifre che risultano dal rendiconto approvato prima dalla Giunta e, adesso, dal Consiglio. Non sa, Costanzo, o non ricorda, quanto sussurrava Nietzche quasi temendo di non essere capito: non esistono i fatti, solo interpretazioni.

I fatti, i conti, vanno interpretati, hanno spiegato a Costanzo, i due Mancuso, Filippo e Rosario, accomunati dal cognome e anche dalla professione commercialista. “Tu, caro Sergio – hanno detto a Costanzo – parli bene dal punto di vista politico, e hai anche ragione a dire che mille cose non vanno. Ma sui conti devi sapere che…”. Perché questo di strano è anche successo in Consiglio oggi: che molti esponenti della maggioranza hanno concordato su particolari aspetti con i colleghi dell’opposizione. Mentre le mazzate se le sono scambiate intra moenia, fra di loro. “Franco Longo è inadeguato e va rimosso da assessore ai Lavori pubblici” Antonio Mirarchi (Catanzaro da Vivere); “Chiedo l’azzeramento della Giunta” Manuela Costanzo (Obiettivo Comune); “Nessuno farà interventi non concordati con il sottoscritto” Giuseppe Pisano capogruppo CZ per Abramo su Enrico Consolante che ha espresso critiche sulle Commissioni e sull’operato dell’assessore alla Attività Economiche Sculco; “E’ l’ultimo intervento che svolgo da capogruppo perché sento di non rappresentare più tutti i componenti” Ezio Praticò (Catanzaro da Vivere).

E si potrebbe continuare. Dire che manca una visione d’insieme, è quello che si dice un eufemismo. Prevedere un ritorno alle urne immediato, come pure auspica Giovanni Merante, è un azzardo. Si continuerà così, per altri due anni, in un clima da fine anno scolastico, o da liberi tutti, come ha notato pure Fabio Talarico (CZ per Abramo). Tanto alla fine arriva il preside e mette a tacere tutti. Ventiquattro mesi prima degli esami.