Nomine alla Regione Calabria, gli insoliti noti

Da Calabrò a Maiolo, per finire a Paride Leporace

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L’ultima giunta prima della pausa estiva regala ai calabresi, in non trepidante attesa, l’ultima spruzzata di nomine utile a dare una rinfrescata alla nomenclatura regionale secondo, beninteso, gli imperscrutabili modelli che ispirano la presidente Jole Santelli. Le ultime pareti rimesse a nuovo sono quelle della dirigenza generale della presidenza, affidata in modalità temporanea a Tommaso Calabrò, e la guida dell’Arsac, l’Agenzia di ricerca e sviluppo dell’agricoltura calabrese, che continuerà  a essere gestita da Bruno Maiolo. Per il primo un passaggio dalla Programmazione economica e comunitaria, per il secondo una riconferma nel ruolo già affidatogli da Mario Oliverio. Fin qui nessuna grande sorpresa, se non in senso positivo. È giusto che le professionalità di esperienza ed efficacia vengano valorizzate e non messe da parte al giro di boa elettorale, come purtroppo spesso succede. Ciononostante, la prima cosa che molti hanno osservato è che Bruno è fratello di Mario, ex consigliere regionale nonché assessore nella giunta Loiero.

Di solito si tralascia di ricordare che Mario Maiolo è, prioritariamente, professore associato di costruzioni idrauliche e marittime all’Unical. Forse perché fa più accademia e meno gossip. Quando il professor Mario si è trovato a svolgere i ruoli politici ricordati ha legittimamente usufruito della cosiddetta aspettativa, come qualsiasi dipendente pubblico. C’è qualcosa di intrinsecamente malefico, interdittivo, stigmatizzante, nell’essere fratello di un politico, tra l’altro non in corrente carriera? I fratelli, di solito, crescono nella stessa famiglia, assorbono le stesse suggestioni educative e culturali, entrano negli stessi circuiti amicali e di frequentazione, spesso hanno equivalenti titoli di studio ed esperienze professionali. Non c’è giustificazione logica nel pretendere che si tralascino opportunità e aspirazioni lecite, legittime e trasparenti come conseguenza ineludibile della prossimale consanguineità. D’accordo che il malcostume è dietro l’angolo, e le cronache spesso ci dirottano facilmente verso il pregiudizio, ma non è che sempre bisogna prevedere una mano nera dietro ogni ombra.

Piuttosto, la sorpresa vera in ambito nomine è costituita dalla chiamata diretta a consulente per la cultura e per la promozione dell’immagine della Calabria di Paride Leporace, giornalista prima al Quotidiano della Calabria e successivamente direttore del primo Calabria Ora, quello dell’immaginifico Macondo per intenderci, poi fulminato dalla passione per il cinema tanto da diventare direttore della Lucana Film Commission. Si presume che nell’assumere l’incarico calabrese Leporace lasci la direzione lucana, anche perché è scaduto il tempo delle ferrovie e delle casse calabro-lucane.

Tra l’altro, a seguire le notizie di stampa, i rapporti tra la direzione di Lucana Film Commission e la presidenza regionale di Vito Bardi (centro destra) non sono i migliori, come ci sarebbe da supporre in base alle simpatie politiche, manifeste o solo intuite, di Leporace, nominato in quella posizione apicale durante la passata presidenza lucana, di centro sinistra. Ma questo, a giudicare dalla nomina di ieri, non sembra essere per nulla ostacolo all’accettazione. Anzi, rientra, a suo modo, nell’ambito della continuità. Leporace già da un anno convive con un presidente di area Forza Italia, pertanto nessun imbarazzo o controindicazione a fungere da consulente per un altro presidente di Forza Italia, la calabrese Jole Santelli. Che Leporace conosce bene, per le comuni origini cosentine e per la loro contemporanea maturazione e crescita, professionale e politica rispettivamente. Un rapporto evidentemente coltivato nel tempo. Santelli, d’altra parte, ha già dato conto di non lasciarsi troppo influenzare dai passati politici delle persone di sua fiducia, o ingabbiare da schemi di natura ideologica. E, viceversa, anche i beneficiari non sembrano opporre questo tipo di resistenze, molto novecentesche, alle sue attenzioni. Basta ricordare che Eva Catizone, sindaco di Cosenza di sinistra tra il 2002 e il 2006, è da maggio 2020 segretario particolare della struttura speciale della presidenza. Il passaggio di schieramento di Catizone comunque risale al 2016, quando già collaborò con Mario Occhiuto con la delega alle politiche culturali e all’immagine di Cosenza.

Ancora, sarà curioso osservare adesso come si potranno sviluppare i rapporti, che inevitabilmente saranno prossimali, tra Leporace, ancora presidente della Lucana Film Commission, e Gianni Minoli, nominato appena qualche giorno addietro, presidente della Calabria Film Commission. Nome, quest’ultimo, di indubbio prestigio giornalistico, ma che, per considerazioni sia anagrafiche che ambientali, o residenziali, se così ci si può esprimere, aveva suscitato qualche perplessità di tipo operativo. Tra le due nomine potrebbe esserci una connessione. E non soltanto di ordine cronologico.
Così come sarà da osservare con curiosità l’andamento dei rapporti tra il consulente culturale Paride Leporace e l’assessore con delega alla Cultura nonché vicepresidente Nino Spirlì. Ambedue personalità a loro modo estrose, non faranno mancare effervescenza all’atmosfera culturale evocata in varie occasioni e spesso suggerita in vari video da Santelli, tutta fiori colori e bollicine.

 

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