Perchè l’Anpi dice no

Colloquio con Mario Vallone, presidente provinciale dell’Associazione nazionale Partigiani che ha svolto un sit in su Corso Mazzini

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A furia di insistere e di muovere pedine sulla scacchiera dell’informazione, cresce l’interesse per il referendum del 21 e 22 settembre che può confermare o respingere la legge che riduce il numero di deputati e senatori nei due rami del Parlamento italiano. La più attiva tra le forze che agitano cartelli con il No e scendono in piazza in nome della mai bastevole partecipazione, è l’Anpi, l’Associazione nazionale dei Partigiani che a Catanzaro è particolarmente vivace anche per il vivace impegno del presidente provinciale, Mario Vallone. Vivace e combattivo. Fin dalla stessa definizione codificata di referendum confermativo: “L’Anpi – dice a Catanzaroinforma – ha contestato in questi giorni l’idea di referendum confermativo.

Per noi il referendum è viceversa oppositivo, perché così come viene presentato è come se si volesse veicolare l’elettorato verso qualcosa che è stata già deciso e sulla quale non ci resta che dire sì”. Mentre le ragioni del No convinto, sono tante, secondo Vallone: “Premetto che di questo referendum si parla poco, anzi pochissimo, inficiato anche dalla contemporaneità di elezioni regionali e ammnistrative che ne sminuiscono la portata. Ma a parte questo: Inizialmente i sostenitori del Sì hanno battuto la grancassa della riduzione dei costi, poi probabilmente si sono resi conto da soli che era un argomento che stava tra l’assurdo e il ridicolo, e l’hanno abbandonato, perché non si poteva equiparare una riforma di questa portata, che sfregia la Costituzione, che diminuisce la rappresentanza popolare, a un caffè di risparmio all’anno. Questo argomento per fortuna o per decenza è stato abbandonato”. I sostenitori del Sì, accampano altro. “Un argomento più discutibile dell’altro – ne è convinto il presidente dell’Anpi provinciale -. Per esempio c’è quello dell’efficienza del Parlamento, secondo cui con 400 parlamentari potremo scegliere i migliori, i più bravi. La domanda sorge spontanea: perché finora non sono stati scelti i migliori e i più bravi? Chi ha impedito ai sostenitori del Sì di chiedere ai loro deputati e senatori di operare secondo quanto prescrive l’articolo 54 Cost, ovvero con disciplina e onore? Nemmeno quest’ argomento regge. Così come non regge sul piano giuridico generale, quando dicono: cominciano così, poi con la legge elettorale aggiusteremo le cose. Non si è mai visto che la Costituzione si debba adattare a una legge ordinaria. Questo è da respingere in toto”.

In questo senso, sembra di assistere a un balletto dei numeri. Vallone fa un esempio, nella speranza di suscitare con questo l’interesse pratico dei cittadini: “Come si fa a dire che la Costituzione viene rispettata se non si realizza la proporzionalità degli eletti rispetto a numero di abitanti? Allora, se dovessero vincere i Sì, la Calabria con 2 milioni di abitanti eleggerà 6 senatori. Trentino Alto Adige, 800mila abitanti, 6 senatori. Dov’è la proporzionalità? Poi aggiungono: noi però faremo gli aggiustamenti. Non esiste che la Costituzione soggiaccia a una legge ordinaria”. I costi e l’inefficienza della politica sono fieno sul fuoco dell’antipolitica, sono un nervo scoperto che facilmente si eccita. “È vero – ragiona Vallone – che la politica costa tanto e che i cittadini hanno tanti problemi. Non saremo certo noi dell’Anpi a negare comportamenti disdicevoli di molti parlamentari, di tanti politici. Però non è in questa maniera che risolviamo il problema, bensì avvicinando le persone all’impegno, non indicando il Parlamento come il luogo delle poltrone, il luogo dove non si fa niente, presentandosi in pubblico con le forbicioni come se il Parlamento fosse un ramo secco e inutile da tagliare. Non è così che avviciniamo le persone a una maggiore responsabilità. Le persone si allontaneranno ancora di più e i politici faranno ancora di più i propri interessi votando Sì al referendum”. Il Partito democratico ha deciso per il Sì, alla fine. Delusi, Vallone? “Noi non entriamo, come da consuetudine, nei dibattiti interni ai partiti, perché teniamo all’autonomia dell’Anpi come associazione, ma possiamo dire come sia quantomeno censurabile che una forza politica che per tre volte di seguito vota No a questa riforma, la quarta volta vota Sì in ossequio alle trattative tra i partiti.

È un fatto gravissimo: la Costituzione, diciamo noi e lo dicono fior di costituzionalisti e studiosi, deve stare fuori dalle trattative dei partiti, al governo e no. Altrimenti succede che ogni governo, quando subentra, modella la Costituzione a suo piacimento. Questo non va. Certo, siamo delusi”. La piazza a Catanzaro non è di certo piena. Ma il sit in ha valore di testimonianza. “Siamo molto fiduciosi – dice in proposito Mario Vallone -. Calabria non è Lombardia o Emilia-Romagna per partecipazione a questi temi, però, andando in giro, come già successo nel 2006 al referendum costituzionale e come nel 2016, avvertiamo come probabile e auspicabile che il NO possa riservarci una bella sorpresa”.

 

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