Intervista al nuovo coordinatore provinciale della Lega di Salvini

Giuseppe Macrì: “Mi ha nominato Invernizzi direttamente. Gli scontenti? Non si possono fare entrare tutti negli organismi collegiali. Per il sindaco di Catanzaro, c’è ancora tempo”

Ha dovuto attendere che rallentasse il turbillon elettorale che aveva sollecitato l’impiego e l’assorbimento di molte energie da parte dell’establishment leghista, Giuseppe Macrì, per diventare ufficialmente il coordinatore provinciale per Catanzaro della Lega di Salvini, carica che si era già aggiudicato ufficiosamente a luglio, secondo quanto riportato dalle cronache dell’epoca.
“Si è atteso alcuni mesi – dice a Catanzaroinforma – perché ci sono stati una serie di impegni elettorali che non hanno consentito di conferire incarichi in frangenti in cui era difficile trattare le questioni separatamente. A parte questo, devo dire di essere contento per l’importante riconoscimento, importante per chi si appresta a fare politica al servizio dei cittadini, che deve essere interpretato bene e deve essere rivolto al miglioramento delle condizioni economiche, sociali produttive del territorio, di cui i cittadini hanno bisogno. Per me essere coinvolto in questo processo di sviluppo è importante e lo ho accolto con grande piacere e grande soddisfazione”.
Macrì, lei è residente dell’Ordine provinciale degli architetti. Non le pesa rivestire contemporaneamente le due cariche? Non c’è sovrapposizione dei ruoli?
“Non c’è nessuna incompatibilità con le mie funzioni di presidente degli architetti. perché si tratta di esercitare un libero diritto di cittadinanza. Le due cose non sono in contrasto perché non si escludono a vicenda, si partecipa alla vita sociale con espressioni diverse. D’altra parte non sono il solo, basta guardare agli altri ordini professionali. Tutto è basato sul diritto-dovere di fare politica, escluderne uno significa costringere a una libertà limitata. Potrei ambire a fare il presidente degli architetti a vita, però contemporaneamente mi deve essere concesso di svolgere un’altra attività sociale oppure politica”.
Noto che la questione le sta a cuore, dal fervore con cui ha risposto Come è scaturita la nomina? In poche parole, chi l’ha nominata?
“La nomina avviene attraverso gli organi statutari, quindi è un processo interno alla Lega. Non è carica elettiva ma viene effettuata secondo la responsabilità di partito, che in Calabria è rappresentato dal segretario regionale Gabriele Invernizzi”.
Non è intervenuto Walter Rauti?
“Rauti è il responsabile nazionale per il Sud degli Enti locali. Ognuno ha la sua responsabilità”.
Architetto, ma lei da quando è leghista? Sa, glielo chiedo perché c’è chi distingue i leghisti della prima e della seconda o terza ora.
“Ho aderito da molto tempo alle idee della Lega, ma l’ho esplicitato solo da qualche anno perché volevo partecipare attivamente qualora si fosse presentata l’opportunità di intervenire nel processo di rinnovamento della politica”.
Ma quale è stato il criterio di scelta dei componenti del direttivo provinciale?
“Si è obbedito a un criterio di rappresentanza del territorio provinciale. Con particolare riguardo alle due fasce tirrenica e jonica che hanno i loro coordinatori (rispettivamente Antonio D’Alessi e Massimo Tigani Sava, ndr), più che altro per una questione di organizzazione, con le funzioni che fanno capo sempre alla segreteria provinciale a cui spetta il coordinamento. A breve sarà convocato, non ho ancora una data, perché prima occorre organizzare la segreteria in modo da presentarci con la nuova organizzazione provinciale ai nostri sostenitori, agli aderenti al partito”.
A proposito di aderenti, quali sono le voci della base? Ogni partito ne ha una, quella della Lega come sta? È vero che c’è fibrillazione, con qualche punta di insofferenza in Calabria?
“Ma no, la base è stabile, lasciando perdere le aspettative legittime di ciascuno, ma non si può mettere dentro tutti negli organismi collegiali di partito. È un fatto naturale che non si può modificare. La Lega di Salvini è un partito giovane, in Calabria un partito nuovo, che sta avendo risultati importanti, il che significa che è stato accolto con favore. Si aspettava qualcosa che rinnovava la politica, e nella Lega si è intravisto un modello organizzativo nuovo non basato su modelli clientelari del consenso, dedicato alla risoluzione dei problemi della gente. Se in seguito ci sarà effettivamente un assestamento, un’evoluzione, sarà in funzione di ciò che riusciremo a fare nel concreto. La dinamicità è insita nei sistemi politici”.
A proposito di dinamicità, il voto alla Lega inizia ad essere un po’ ballerino. Prima è salito su di botto, adesso ha rallentato. Come giudica il risultato elettorale amministrativo in Calabria?
“Penso che non si debbano valutare solo gli ultimi dati che non rispecchiano la storia della Lega, che è un partito recente e ancora in costruzione, nel senso che si sta rafforzando e deve dimostrare con la sua azione politica di essere volta al territorio, agli interessi dei cittadini, agli interessi dei ceti produttivi e di tutto il sistema produttivo del Paese. Non mi limiterei a guardare le percentuali o le riduzioni in termini di voto rispetto alle elezioni precedenti anche perché di significato e ambito differente. Sicuramente ci sono degli assestamenti che dimostrano la dinamicità della politica, e certo non ci sono riduzioni drastiche o importanti del consenso”.
Macrì, il prossimo appuntamento importante saranno le elezioni amministrative al comune di Catanzaro. La Lega ha ambizioni particolari, dopo l’esperienza negativa di Reggio Calabria?
“Ancora è presto per parlare delle elezioni amministrative a Catanzaro. Certo siamo presenti, faremo la nostra parte e diremo la nostra nella coalizione di centro destra, ma ancora è del tutto prematuro stabilire modalità di presentazione, alleanze, indicazioni del sindaco e altro. La Lega è ben presente in Calabria, con una presenza diffusa nel territorio che va organizzata e strutturata per rispondere a ciò che la gente chiede, cambiando paradigma rispetto al modo consueto di chiedere e ottenere il consenso elettorale: un partito in grado di dare risposte concrete nei diversi campi della vita sociale, sempre in favore dei cittadini che soffrono per un sistema che li ha marginalizzati, resi inefficaci, stanchi. Competere con un sistema che frena è pazzesco, a iniziare dalla burocrazia che è la fonte primaria di ogni male in Italia. L’eccesso di burocrazia in Italia è addirittura istituzionalizzato. L’Italia è una Repubblica basata sulla burocrazia, non sul lavoro, che è diventato un fatto accessorio”.