Lega Salvini, il commiato di Chiefalo: “La base storica non c’è più”

Mi auguro che il senatore Matteo Salvini realizzi rapidamente una analisi del contesto

Con la nomina del nuovo direttivo provinciale per Catanzaro, la Lega Salvini Calabria vara il nuovo cammino.

Esordisco salutando con (in)soddisfazione le ultime iniziative locali della Lega e prendo nel contempo atto che tutto è cambiato affinché tutto resti, proprio a partire dalle ultime designazioni che per almeno due terzi hanno una storica riconducibilità al lavoro fatto dal gruppo che nel tempo ho unito, a riprova che poco di nuovo si è riusciti a modificare rispetto alle preesistenti geometrie.

Sia chiaro, non sono stato contattato per dare alcun parere né tampoco per esprimere una mia disponibilità ad assumere un incarico organizzativo. Disponibilità che tuttavia ho manifestato sino allo scorso giugno-luglio, per poi rapidamente convincermi della opportunità di una mia opposta posizione atteso che il progetto politico messo in piedi da “chi di competenza” andava in direzione perdente, scollato dalla vera base ed imbastito solo per gregarizzare tutto e tutti in funzione dei programmi (probabilmente elettorali) di pochissimi. Da qui la strumentale cancellazione della militanza per procedere, con un piano Kalergi “de no’ artri”, alla sostituzione di una vecchia guardia che mai avrebbe consentito di piegare la speranza, il progetto ed il cuore di ciascuno agli opportunismi di pochi. Ho tentato in tutti i modi di evidenziare certe storture ma in cambio ho ricevuto solo personalizzazione di un confronto che artatamente è stato inteso come conflitto. La tattica della trasformazione della dialettica in opposizione personalizzata così da mistificare la realtà e darla in pasto ai “missionari della nuova linea”. Vecchia storia e ne abbiamo le tasche piene.

La base storica non c’è più. Annientata da un modo di far politica che non ha pensato ai temi (ahinoi questi sconosciuti…) ma che si è affrettata solo per coprire caselle in autonomia e a (dis)organizzare ed atomizzare ciò che per anni, faticosamente e senza alcuna prebenda, Catanzaro e dintorni aveva messo in piedi sotto il simbolo Lega, con le sue sempre affollate riunioni nella gloriosa sede di viale de’ Filippis 68, chiusa dal vertice locale per sostituirla con una cattedrale esangue e arida dove gli “incontri” soggiacciono alla declinazione locale e malamente addolcita del paradigma di Orwell…

Vi era un patto iniziale con il territorio, sussurrato dalle continue iniziative e del nostro “vero diverso” che in ogni occasione somministravamo alla gente a costo di prendere insulti. Anni di tormentoni con i “dateci fiducia”, “credeteci”, “possiamo farcela” che avevano generato positive suggestioni. Oggi l’indemocrazia del “tutti i partiti sono uguali” ha masticato tra le proprie mascelle ciò che ora mi sento di definire “l’utopia di questa Lega Calabria”. Tutto si è trasformato in una  Crociata che ha spazzato via ogni cosa per progettare di offrire proscenio ad ectoplasmi trasparenti che non facessero ombra… Ma la storia insegna che le Crociate non portano bene e la Calabria non aveva bisogno di esoscheletri animati da paccate sulla spalla date da Salvini e trasformate in strumenti di censura e scettri per dirigere il nulla.

Ma se non c’è più una base da consultare, altrettanto assente sarà una “pancia” da ascultare… Resta dunque solo un oligarchico avamposto autoreferenziale che di noi ionici, silani e tirrenici delle prime difficili ore ha davvero poco. Le forme che oggi si tentano di introdurre attraverso nomine dirette, infatti, non riescono a nascondere una sostanza fatta di eterodirezione. Salvini non credo volesse questo, ma questo purtroppo in Calabria è stato sviluppato e la gente ha punito e continuerà a punire la Lega se non vi sarà una immediata correzione della traiettoria.

I segnali c’erano: dall’allestimento delle liste regionali alle strutture di giunta, dalle recenti assunzioni in quegli strani sub-apparati di supporto e di confine tra politica e amministrazione ai sistematici mancati coinvolgimenti. Meccaniche utili solo a chi con scarso profitto sta studiando da parlamentare, confortato dalla convinzione che in Calabria si sia tutti gregge pronti a piegarsi e a votare il pastore di turno.

Un sistema che ha già direttamente punito non certo la Lega di Salvini in sé ma le logiche di chi lo rappresenta in Calabria se è vero come è vero che quel 22% (e oltre) di consenso raccolto nel maggio 2019 oggi è ridotto a meno della radice quadra di quel valore… E allora, prima di varare circuiti organizzativi “nuovi”, promozioni ad ufficiali maggiori di truppe neo-reclutate, etc etc, credo occorra semplicemente un atto di amore verso la Calabria e verso la stessa Lega: dimissioni dei vertici regionali, compreso quelli in apparente penombra che nonostante indossino una maglia nazionale hanno inanellato una sconfitta dietro l’altra, per ridare fiducia ad un progetto che è stato scolorito, svuotato, sostanzialmente neutralizzato.

Mi auguro che il senatore Matteo Salvini realizzi rapidamente una analisi del contesto e, a cagione dell’esito, decida per un rinnovamento con contestuale congelamento delle frettolose nuove nomine locali che icto oculi dimostrano la impossibilità di realizzare significativi recuperi dei 18 punti percentuali dilapidati in 17 mesi di magistrale coordinamento locale… Auspico che il nostro Segretario Federale avvii al più presto una nuova stagione con figure credibili, spendibili e capaci di governare un differente processo. Se ciò non accadrà, pur restando immutato il mio affetto politico e la mia profonda condivisione verso Matteo Salvini e verso la Lega, vorrà dire che l’impermeabilità organizzativa messa in campo non avrà consentito una vera partecipazione e dunque sarà revocata in dubbio la stessa possibilità, qui in Calabria, di proseguire in un percorso che si sperava potesse essere fatto di contributi e non solo di teste chine che si alzano solo per dire “forza Capitano!”.

La Calabria non è uno strumento per guadagnare i Palazzi. La Calabria ha bisogno di amore.

 

                                                                                                          Antonio Chiefalo