Il curioso sdoppiamento di Filippo Mancuso, proponente e firmatario della petizione di via Montecorvino

Al consigliere regionale e comunale fanno riferimento gli altri sei componenti che hanno abbandonato l’aula per protestare contro la mancata discussione della pratica. La precisazione del consigliere

Filippo Mancuso, consigliere comunale a Catanzaro per il gruppo “Catanzaro per Sergio Abramo” e consigliere regionale a Reggio Calabria per il gruppo “Lega Salvini” non era in aula lunedì 12 ottobre, giustificato in ciò a inizio seduta dal presidente del Consiglio Marco Polimeni in quanto contemporaneamente impegnato in una Commissione regionale a Palazzo Campanella.

Mancuso però, come il letterario convitato di pietra, era più che presente: nei pensieri di tutti i colleghi consiglieri comunali perché opinione concorde che sia stato l’ispiratore della spaccatura del gruppo di cui è autorevole componente; nelle opere dei suoi sei colleghi di gruppo – Demetrio Battaglia, Rosario Mancuso, Filippo Mancuso, Francesca Celi, Luigi Levato, Francesco Gironda, Enrico Consolante – che a lui fanno politicamente riferimento e che per bocca di Demetrio Battaglia hanno abbondonato l’aula in segno di protesta per il mancato avvio in discussione della petizione indirizzata con protocollo del 29 giugno 2020 al presidente Polimeni e al sindaco Abramo con oggetto: “Annessione al patrimonio comunale dell’area adiacente alla via Montecorvino in prossimità della piazzetta prospiciente la chiesetta – Detta area da tempo immemorabile, ad uso pubblico, è riportata al catasto alla particella 636 e 638 del foglio 47 del Comune di Catanzaro”.


Filippo Mancuso
, abbastanza inaspettatamente, risulta essere tra i firmatari, al numero 408, della predetta petizione. Senza avventurarsi in alcun fantasioso retroscena, ci troviamo difronte a un curioso concorso di interesse, poiché il proporre la discussione di una petizione avendo già firmato per l’approvazione di quanto viene richiesto implica adottare due azioni che procedono nella stessa direzione.

Non solo proporre, ma nell’ordine, ciò che politicamente fa peso:
provocare
uno sconquasso tale da portare alla sospensione di un Consiglio comunale già in seconda convocazione; fare protrarre la sospensione dai preventivati 5 minuti alle esorbitanti 4 ore con grande disappunto delle vigilesse e dei vigli urbani che hanno dovuto posticipare di molto l’uscita dal loro inappuntabile servizio di ordine pubblico; fare scomodare addirittura il presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini in quanto coordinatore provinciale di Forza Italia precipitatosi nei corridoi di Palazzo di vetro nel tentativo riuscito di mettere una toppa sia pur temporanea alla scialuppa di maggioranza alla deriva; costringere in un angolo il sindaco Sergio Abramo e quel che rimane del suo mega gruppo nell’attesa che a cavare le castagne dal fuoco fosse proprio chi appena qualche mese fa aveva previsto e sottoscritto l’indeterminatezza e la vaghezza della condotta amministrativa di giunta e maggioranza; ricorrere alla competenza del segretario generale, sotto i buoni auspici del navigato presidente dell’assemblea di Palazzo Campanella, per trovare una scappatoia normativamente plausibile all’aggiornamento di un Consiglio e alla sua riconvocazione in prima e seconda seduta.

La domanda d’obbligo già circolata nell’immediato e comunque ancora necessaria è: valeva la pena provocare tutto questo per una questione limitata a due piccole particelle di suolo gravate per di più da una longeva, intricatissima, combattuta controversia tra privati? La domanda è già stata posta, ma, alla luce di quanto si evince dalla lettura della petizione e dal lungo elenco di firmatari allegato, comporta una risposta dal consigliere comunale e regionale Filippo Mancuso, che, puntuale, è arrivata. Sulla petizione ci sarebbe pure da dire qualcosa, pur nella volontà di astenersi da qualsiasi interferenza sull’oggetto in sé. Anche perché ci tocca una precisazione sul numero dei firmatari: nel precedente articolo (lo trovate qui) abbiamo contabilizzato le firme in 356, quando l’elenco ne consta ben 536. Buon per la petizione. Colpisce in questa, peraltro, il gran numero di residenti fuori città o solo nei quartieri esterni al centro storico e il rientrare di molti dei firmatari nel novero di appartenenti alle professioni ordinistiche. Ma, come abbiamo già detto, quando l’interesse è pubblico vale per tutti, residenti e non, ingegneri e architetti e non, consiglieri e semplici cittadini. Ciò che conta è che sia pubblico.

Nel merito, abbiamo sentito Filippo Mancuso: sul fatto di essere tra i firmatari della petizione non rinviene nulla di strano e rivendica il suo diritto di cittadino. “D’altra parte – obietta – è come se un consigliere comunale non potesse segnalare una buca vicino casa sua. In ogni modo, qualora la pratica fosse arrivata in Consiglio, mi sarei comportato da consigliere, con obiettività, magari valutando il voto di astensione o uscendo dall’aula al momento della votazione. Lascio ad altri ogni genere di speculazione, convinto di avere agito secondo regola, da cittadino e da consigliere comunale”.