Domani Polimeni convoca la Capigruppo: c’è una seduta di Consiglio in sospensione

Al centro la pratica “Calicolai”, un debito fuori bilancio e fuori misura che può diventare esca per nuovi fuochi d’artificio in un’Aula in cui tutto è in discussione: alleanze, destini individuali e appartenenze di gruppo

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    Secondo indiscrezioni da fonte qualificata, domani mattina il presidente del Consiglio comunale di Catanzaro Marco Polimeni convocherà la Conferenza dei capigruppo per concordare la prossima seduta d’Aula nella consueta forbice delle due date, in prima e in seconda chiamata. Si tratterà di riprendere il discorso bruscamente interrotto il 12 ottobre scorso, con la riproposizione sostanziale dello stesso ordine del giorno, e con il curioso assurgere agli onori della cronaca di una pratica di debito fuori bilancio, ovvero una di quelle che solitamente vengono lasciate in coda e liquidate in veloci approvazioni ad alzata di mano, le motivazioni vengono date per lette, il brusio dei consiglieri in libera uscita che sovrasta ogni tentativo di ricomporre l’ordine costituito. Hanno infatti come soggetto il pagamento di somme scaturenti da sentenze giudiziarie in favore di ricorrenti solitamente privati, e come complemento oggetto la forzosità del pagamento. Non c’è da discutere, solo da pagare. Una slabbratura nella borsa del Comune, da cui fuoriescono molti soldi non preventivabili, e pertanto da sborsare subito, tanti e maledetti.

    Questa volta, però, la pratica ha una rilevanza particolare. Per la consistenza del debito da pagare, una cifra oscillante tra i 400 e i 500 mila euro come vedremo nel dettaglio, e per l’offrirsi come spaccato di un settore, l’Ufficio legale del Comune, nel quale non tutto viene sbrigato in house, con il personale interno cioè, e molto viene affidato all’esterno, con incarichi delicati conferiti a legali di grido che talvolta, ma non sempre, offrono il loro patrocinio legale in modo gratuito salvo vedersi rientrare un riconoscimento pubblico di valore al merito. Quando la causa si conclude in modo positivo per l’Ente. Nella fattispecie, però, il Comune è uscito soccombente dai diversi gradi di giudizio. In particolare, dopo la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro favorevole alla Curatela fallimentare della ditta Calicolai srl, operante ormai decenni orsono in città, il Comune, su parere del legale incaricato, ha rinunciato al ricorso in Cassazione (“pur appellato”) e ha avviato le procedure negoziali con la Curatela. A fronte di 488.067 euro da pagare come da sentenza, diventati 529.285 per interessi al primo ottobre 2020, tra Comune e curatela si è addivenuti a una transazione di 385.694 euro. Bisogna che il Consiglio approvi la presa d’atto, e lo faccia subito, perché i termini per la transazione sono prossimi alla scadenza se non già scaduti. Ma prima di concedere il visto alla pratica, molti consiglieri vogliono vederci chiaro. Anche per questo lunedì 16, prima della sospensione e dell’aggiornamento richiesti dalla capogruppo di Forza Italia Roberta Gallo (“per meglio approfondire le importanti pratiche in discussione”), in aula stazionava con una voluminosa cartella sottobraccio il dirigente dell’Ufficio legale del Comune, così richiesto dai capigruppo per rispondere a eventuali domande sul tema ed eventualmente redimere dubbi.

    Questo è la temperatura tecnica del clima pesantemente frizzante che circola nel Consiglio comunale di Catanzaro, anzi che circolava lunedì 12 ottobre. Da allora, sono passate due settimane: è cambiato il mondo, politicamente parlando. Inopinatamente si sono riaperte le danze elettorali, già accennate in vista delle provinciali di medio termine e di secondo grado fissate per il 13 dicembre ma adesso in pieno svolgimento per le regionali, in un tourbillon di passi, di movenze e di figure che vanno a intersecarsi, come nelle quadriglie rococò, con le comunali 2022. Gran parte della consiliatura partita nel 2017 si è consumata nell’attesa snervante e stagnante che dalla fornace del centro destra si alzasse la fumata bianca della designazione di Sergio Abramo a candidato presidente. Così non è stato. Non è detto che la storia non si ripeta ancora, con la consueta avvertenza ai naviganti che fu di Karl Marx: ”La storia si ripete sempre, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Ciascuna seduta di Consiglio, considerate le precedenti e segnatamente l’ultima in cui la divisione nella maggioranza e nel gruppo stesso di Abramo si è fatta plasticamente palpabile, può trasformarsi in un lavacro pubblico di contraddizioni e lotte vissute finora, se non in privato, all’ombra meticcia dei corridoi di palazzo e di segreterie. Si vocifera già di clamorosi spostamenti da una forza politica all’altra, addirittura da uno schieramento all’altro. Per questo, nonostante la qualificazione della fonte citata prima, nutriamo qualche dubbio sull’imminente convocazione del Consiglio. O meglio, questo deve necessariamente svolgersi, perché formalmente è una continuazione della seduta sospesa due settimane fa. Ma nessuno, nella maggioranza, ha voglia di accelerarne i tempi. Per il condannato, ogni minuto che passa è sottratto all’esecuzione e aggiunto alla vita.

    (immagine d’archivio di un consiglio comunale)

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