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“Fermare l’attività scolastica senza chiudere tutto il resto, non è la soluzione”. (M5S) contesta le ordinanze di Abramo

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“Perseverare è diabolico. Si continua a far passare, erroneamente, il messaggio che la scuola sia la causa principale di questa nuova ondata di contagi e delle conseguenti e gravi crisi sanitaria ed economica. Se così fosse, si dovrebbero chiudere tutte le scuole, e immediatamente.

I dati dell’ISS riportano che solo il 3,8% dei contagi a livello nazionale interessa le scuole.

Prima di optare per una chiusura di un intero plesso scolastico, bisognerebbe valutare attentamente le ricadute in termini sociali e didattiche, tenendo conto che, in alcune realtà ad elevato rischio sociale, le scuole sono paradossalmente un presidio più sicuro per chi subisce gli effetti di povertà educative sia familiari che di quartiere, dove le curve dei contagi viaggiano su tutt’altri binari rispetto a quelli della scuola statale. Fermare l’attività scolastica senza chiudere tutto il resto, non è la soluzione, lo dicono anche i medici che in questi giorni hanno rivolto un appello per il mantenimento della didattica in presenza almeno per il primo ciclo d’istruzione. I dati dell’ISS confermano che non c’è relazione di causa-effetto tra la riapertura delle scuole e l’aumento dei contagi. Lo dimostra la situazione della Campania in cui tutte le scuole sono chiuse dal 16 ottobre e i contagi galoppano sempre di più, assolutamente fuori controllo. Ma a Catanzaro  alcune ordinanze contingibili del sindaco Sergio Abramo – che dispongono la chiusura di molti plessi scolastici della città, come nel recente caso del Convitto Galluppi – appaiono decisamente abnormi. Un solo caso di positività al Covid-19 non dovrebbe costituire motivo sufficiente per la chiusura totale”.

E’ quanto afferma la senatrice Bianca Laura Granato (M5S), componente della commissione permanente Pubblica istruzione.

“Voglio ricordare che, proprio per scongiurare tali estremi rimedi, c’è un protocollo apposito redatto dall’Istituto superiore di Sanità e dai ministeri dell’Istruzione e della Salute che prevede, con la valutazione del dipartimento di prevenzione della Asl competente, che per un singolo caso confermato in una scuola bastano provvedimenti precauzionali circoscritti alla singola classe e ai singoli contatti. La didattica a distanza ha dimostrato ampiamente di non essere uno strumento idoneo all’apprendimento nel primo ciclo d’istruzione, ragion per cui – conclude Granato – sarebbe un atto di responsabilità farne ricorso veramente in modo chirurgico e per brevissimi periodi, come extrema ratio e solo se non ci siano soluzioni alternative, altrimenti, di questo passo rischiamo ripercussioni sul successo formativo dell’intera popolazione scolastica, specie a parte più fragile, che ne pregiudicheranno in maniera irreversibile la vita futura”.

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