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Tallini e maggioranza a testa bassa: approvato l’ordine del giorno “Calabria Zona Gialla”

Toni durissimi contro il governo anche da parte di Spirlì. Esposito: Mattarella non firmi il Decreto Calabria Il facente funzioni vola a Roma per partecipare al CdM che sceglie il nuovo Commissario

Muro contro muro. Il Consiglio regionale è andato a sbattere e ciascuna delle due parti, la maggioranza e la minoranza, ha optato di dirigersi a testa bassa per la barriera che ha costruito nelle ultime ore. Sotto forma di raccomandazione da parte della maggioranza alla giunta per l’immediata riclassificazione della Calabria – “Calabria Zona gialla” era l’unico punto all’ordine del giorno -, sotto forma di mozione da parte della minoranza per modificare alcuni dei parametri deficitari.

Dopo il comune omaggio alla presidente Santelli, l’intervento di apertura di Domenico Tallini ha subito chiarito toni e sostanza: duri e senza concessioni. “La riunione straordinaria dell’Assemblea di oggi non è un atto di sfida precostituita al Governo. È invece – ha detto Tallini – una difesa dell’autonomia di una terra e di un popolo che rischia di pagare prezzi altissimi ad una politica sanitaria nazionale assolutamente fallimentare che tenta in tutti i modi di coprire i clamorosi ritardi ed errori che hanno favorito la seconda ondata del virus nel nostro Paese. In queste ore la verità sta affiorando. Le allucinanti dichiarazioni del commissario Cotticelli, l’uomo voluto dal governo per gestire la sanità calabrese, lasciano senza parole e dimostrano che la Calabria è stata mandata alla deriva da Conte, Di Maio, Speranza.  Il sospetto è che il governo, pur di prorogare per altri tre anni lo stato di commissariamento della Sanità Calabrese, abbia creato in laboratorio un caso Calabria, bisognevole delle cure amorevoli dei commissari nominati dai Cinquestelle. Con l’atto che andremo ad approvare, oltre ad un estremo tentativo di dialogo con il governo, chiediamo al presidente facente e alla giunta di predisporre ogni iniziativa anche straordinaria finalizzata a riportare la Calabria – sulla base inoppugnabile dei dati epidemiologici – nel novero delle regioni di zona gialla. Come presidente del Consiglio darò mandato ad un gruppo di esperti in diritto costituzionale a predisporre una legge regionale che ci faccia riappropriare della competenza in materia sanitaria. Sappiamo – ha concluso il presidente del Consiglio regionale – che ciò provocherà uno scontro istituzionale, ma non possiamo tirarci indietro. Se il governo avesse fatto il suo dovere verso la Calabria, non saremmo arrivati a questo. Non ci arrendiamo”.

Subito dopo, la parola è passata al presidente facente funzioni, Antonino Spirlì che ha svolto una lunga e circostanziata cronistoria della gestione della crisi epidemiologica in Calabria sull’asse Governo – Ufficio del Commissario – Regione. “Un ennesimo atto di regime nei confronti della Calabria. Il governo, pur ammettendo il fallimento del precedente commissariamento, ha decretato un nuovo commissariamento, togliendo alla Calabria, ancora una volta, la dignità di gestire la propria sanità”.

Queste le puntate secondo il riassunto di Spirlì: “L’11 marzo di quest’anno il presidente Santelli dopo aver effettuato una ricognizione dei posti letto di Terapia Intensiva, Pneumologia e Malattie Infettive provvedeva a predisporre un apposito piano di riprogrammazione individuando con il decreto 18/2020 i centri Covid. Il 31 marzo 2020, Antonio Belcastro, allora direttore generale del dipartimento Salute dopo essersi confrontato con i commissari straordinari delle Asp e Aziende ospedaliere comunica che potranno provvedere al reclutamento del personale necessario con una spesa autorizzata di 18 milioni. Con l’ordinanza 50 dell’11 giugno 2020 Santelli ha ordinato ai delegati al Covid il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera. Il commissario Cotticelli il 12 giugno 2020 ha scritto al ministero della Salute e dell’Economia chiedendo se la competenza sulla riorganizzazione rientri fra i poteri del commissario. Il 15 giugno, il ministero della Salute ha confermato al generale Cotticelli la sua competenza e il 18 giugno 2020 ha approvato il documento di riordino della rete ospedaliera con il quale obbliga i commissari straordinari delle aziende a darne attuazione. Di questo piano la Giunta regionale non è mai stata resa partecipe”. Spirlì a questo punto ha letto la lettera inviata da Santelli a Conte, quella della espropriazione ai calabresi del diritto alla salute.

E poi ha proseguito nella ricostruzione: “Il 27 ottobre il Ministero della Salute comunica al commissario che il potere dovere di predisporre e adottare il programma operativo Covid, compete esclusivamente alla struttura commissariale. Nella stessa comunicazione i ministeri invitano la struttura commissariale a trasmettere con ogni sollecitudine il programma operativo per la gestione emergenza Covid. La Regione è stata esautorata dalla gestione degli interventi. Le risorse del decreto Rilancio saranno inserite nella programmazione sanitaria e nel nuovo programma operativo Covid che i ministeri affiancanti (ministero della Salute e Mef) hanno stabilito in capo alla struttura commissariale. È evidente che la Regione, in questo ambito, non ha alcuna possibilità di intervento. Siamo dunque riusciti a contrastare gli effetti del Covid in una situazione nella quale la Regione non aveva una gestione diretta di tutta la rete sanitaria. Tutto questo è avvenuto a causa dell’oltremodo punitivo Decreto Calabria, peraltro in scadenza. L’auspicio è che non venga rinnovato ma, in ogni caso, va sottolineato come, pur senza avere un controllo diretto sulla sanità, la Regione abbia fatto tutto quello che era in suo potere”.

La minoranza ha accettato il confronto. Intervenendo in aula con diversi esponenti: Graziano Di Natale (Io Resto in Calabria), Carlo Guccione, Luigi Tassone, Libero Notarangelo e Nicola Irto (Pd), Giuseppe Aieta e Flora Sculco (Democratici e Progressisti) e presentando una mozione, invitando la maggioranza a sospendere una seduta “che vuole assumere i pieni poteri” e a unificare le due mozioni in modo da operare concretamente e tralasciando operazioni al limite della liceità istituzionale.  La mozione, firmata da Giuseppe Aieta, Marcello Anastasi, Graziano Di Natale, Carlo Guccione, Nicola Irto, Libero Notarangelo, Flora Sculco e Luigi Tassone impegna “la giunta regionale e la maggioranza a dare risposte immediate nei prossimi giorni assumendo, ad esempio, gli infermieri di comunità, rendendo le Usca operative così come prevede la legge, attivando i posti letto aggiuntivi di terapia intensiva, sub intensiva, di pneumologia e malattie infettive dei nostri ospedali”. Così “saremo in grado di poter uscire dalla zona rossa e di ridurre il numero dei contagi. Ma ognuno deve fare la propria parte, quello che non è stato fatto in questi mesi né dall’Ufficio del Commissario, né dalla Regione. La scelta di dichiarare ‘Zona rossa’ la Calabria è frutto di criteri ben precisi, condivisi anche dalla stessa Regione Calabria, che ha inviato i dati al Ministero della Salute e all’Istituto superiore di sanità. Quindi, non è stata una decisione politica bensì una scelta tecnica. Su dati condivisi e inviati dal Dipartimento della salute della Regione Calabria e dall’Ufficio del Commissario”.

Ricordato da Carlo Guccione quanto dichiarato da Jole Santelli a marzo 2020: “Dispiace dover prendere atto che il commissario Cotticelli venga continuamente tirato dalla giacca dal consigliere Callipo. Voglio testimoniare che il generale Cotticelli sta lavorando all’emergenza e che tutti i provvedimenti assunti sono stati approvati e controfirmati dal commissario”. Ricordato anche che la nomina a Cotticelli è figlia del primo governo giallo verde, quello a trazione leghista, e come i due commissari delle Aziende di Cosenza, e che gestiscono più di un terzo del badget sanitario calabrese, sono di dichiarata ispirazione leghista.

È stata unica delle poche trasgressioni puramente “politica” da parte della minoranza. Attività, viceversa, nella quale si sono molto intrattenuti tutti gli intervenuti da parte della maggioranza: Giuseppe Graziano (Udc), Giacomo Crinò e Baldo Esposito (Casa della Libertà), Raffaele Sainato, Domenico Giannetta, Antonio De Caprio, Giovanni Arruzzolo e Gianluca Gallo (FI), Pietro Molinaro, Filippo Mancuso e Pietro Raso (Lega), Giuseppe Neri, Filippo Pietropaolo, Luca Morrone e Fausto Orsomarso (FdI), Vito Pitaro (Jole Santelli Presidente): Decreto Calabria e Zona Rossa sono scellerate e proditorie scelte politiche del governo Pd-Cinquestelle; immediata uscita dal rosso e approdo al giallo; Speranza dimissionario subito; da parte di Crinò l’azzeramento del debito sanitario; da parte di Neri l’adozione di un’ordinanza regionale che trasformi l’ordine del giorno in realtà; addirittura, da parte di Pietropaolo, le dimissioni di Conte. Baldo Esposito si dissocia: ”No, non siamo così blasfemi”. Però, da ultimo, dà un ulteriore senso alla seduta e alla mozione di maggioranza: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non firmi il nuovo Decreto Calabria. Per ultimo, Gianluca Gallo chiede al governo un aiuto finanziario, anche come risarcimento al danno subito con l’inclusione in Zona Rossa. Il presidente facente funzioni Spirlì comunica che è stato convocato a Roma nella seduta del Consiglio dei Ministri per la nomina del commissario in sostituzione di Saverio Cotticelli. Spirlì volerà in serata a Roma. Non avrà possibilità di esprimere preferenze, ma chiederà totale discontinuità con nomi e persone già sperimentate. Tallini comunica a Spirlì che sono state individuate 4 date possibili per le nuove elezioni, a partire dal 17 gennaio. Tallini consegna ancora a Spirlì il mandato di chiedere che il Commissario venga nominato nella griglia di personalità già compilata da esperti di Agenas, Luiss e Cattolica.

La mozione della minoranza è respinta con 19 voti contrari e 5 favorevoli. La mozione della maggioranza viene approvata alla unanimità, con 20 voti, essendo intanto usciti dall’aula i consiglieri di minoranza.. Martedì 10 l’ultimo Consiglio della legislatura, quello del congedo.