Morra è un caso. Ma non si trova lì per caso

Il senatore del M5S ritiene irrimediabile la Calabria perché si ritrova i politici che vota. Ma eguale dinamica è stata usata per la sua elezione alla presidenza della Commissione bicamerale antimafia 

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Nicola Morra è politico ruvido, poco diplomatico, un po’ arrogante e spesso sopra le righe. Poco incline alla mediazione, spesso provoca, e di converso subisce, attacchi e scontri. Quando, da senatore, il 14 novembre 2018 viene eletto presidente della Commissione antimafia, a molti probabilmente e sicuramente a chi scrive, la cosa torna sorprendente. La Commissione bicamerale antimafia è organismo importante, nato nel lontano 1962 ma diventato riferimento essenziale nella generale lotta al crimine organizzato sull’onda emotiva e risposta corale alle stragi mafiose del 1992, quando era presieduta da Luciano Violante, già magistrato e diventato influente esponente politico. Da allora in poi la Bicamerale ha lavorato molto, e ha prodotto parecchio, per qualcuno finanche troppo, come testimoniato ogni anno dalla pubblicazione della sua Relazione, da tutti citata e da pochi letta. Quando Morra, M5S, è eletto presidente, una delle due vicepresidenze è occupata da Jole Santelli. Per compartecipazione curiosa della sorte, sono proprio le parole spese da Morra riguardanti l’elezione e la malattia della presidente della Regione Calabria prematuramente scomparsa a provocargli una generale e contraria levata di scudi, permeata da moralismo e molto più indignata rispetto all’altro punto acuto del dissidio, ovvero il concorso di responsabilità degli elettori calabresi nell’eleggere, in conferma costante nelle diverse consultazioni, il consigliere e presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini finito ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno e scambio politico elettorale mafioso, articoli 416 bis e ter codice penale.

Alla presidenza della Commissione parlamentare antimafia dopo Violante si sono succeduti politici di diversa estrazione, come da evoluzione delle prevalenze politiche: nell’ordine Tiziana Parenti, Ottaviano Del Turco, Giuseppe Lumia, Roberto Centaro, Giuseppe Forgione, Giuseppe Pisanu, Rosy Bindi e, appunto, Nicola Morra. Già la presidenza Bindi aveva subito scossoni polemici tanto che per molto tempo i componenti di Forza Italia non parteciparono alle riunioni, come adesso minacciano di fare i membri del centro destra qualora Morra non rassegni le dimissioni. Ambedue le ultime presidenze, Bindi e Morra, sono state caratterizzate dalla pubblicazione, in occasione di importanti tornate elettorali, delle liste dei cosiddetti “impresentabili”, in base a quanto prevedono il codice di autoregolamentazione dei partiti e la legge Severino.

Nell’ultima, prodotta in occasione delle regionali di gennaio 2020, figuravano due aspiranti consiglieri calabresi. Uno di questi era Domenico Tallini, ivi compreso perché rinviato a giudizio per una “fattispecie di corruzione per induzione indebita a dare e promettere”. Tallini all’epoca tacciò Morra di “giacobinismo” e di cedevolezza a “meschine vendette personali”, anche per l’uso disinvolto della fattispecie corruttiva correlata all’induzione indebita. Nella stessa dichiarazione Domenico Tallini, a tre giorni dalle elezioni, diceva: “Faccio presente che nella mia lunga attività politica, in cui ho ricoperto incarichi istituzionali particolarmente importanti, non sono stato mai neppure sfiorato da ipotesi di reato infamanti quali quelli relativi alla criminalità organizzata”. È probabile che se Morra avesse circoscritto il suo commento all’imputazione contestata al presidente del Consiglio e non avesse esteso il ragionamento a Jole Santelli, speculando sulla sua malattia e sulla pienezza di diritti e doveri dei malati di tumore, non si sarebbe trovato esposto alle polemiche in cui si trova attualmente, al centro di dispute che attraversano il suo stesso partito e anche gli altri. Addirittura, per Morra è scattata l’interdizione a partecipare a “Titolo V”, trasmissione Rai che sta avendo fortuna alle nostre latitudini per via del suo interessamento alle vicende calabresi. Oggettivamente, una decisione inusitata che comprime la libertà d’espressione che deve essere garantita e comunque non deve essere soggetta a censura preventive ancorché motivate da ragioni di opportunità, materia piuttosto indefinibile e fluttuante, tanto che della decisone è chiamato a rendicontare l’ad Rai Fabrizio Salini, espressione dei Cinquestelle e sub iudice per le non esaltanti performance d’ascolto del servizio pubblico.

A parte la scivolata su Jole Santelli, di cui si è scusato senza peraltro ottenere alcun effetto se non quello di ricevere reiterate richieste di dimissioni, a Morra viene contestato di avere dato del “ben vi sta” agli elettori calabresi colpevoli di votare i politici sbagliati, nella fattispecie Tallini. Se si fosse limitato a questo, invece di estendere impropriamente il parallelismo alla sofferta vicenda umana di Santelli, per Morra sarebbe stata un’altra puntata abituale della lunga serie di schermaglie che da sempre inscena con gli esponenti degli altri partiti, segnatamente del centro destra, non disdegnando di incrociare le armi verbali con suoi stessi colleghi di partito.

Questo carattere spigoloso, espresso in modi spesso taglienti che non suscitano immediata empatia, questo “giacobinismo” per usare la definizione di Domenico Tallini, e questa conformazione politico ideologica non ottimale a ricoprire un ruolo delicato che implica quantomeno equilibrio, erano ampiamente noti al momento in cui Nicola Morra, il 14 novembre 2018 viene eletto alla presidenza della Commissione bicamerale antimafia. Con i voti dell’allora splendida alleanza Salvini – Di Maio, ovvero dalle parti da dove viene più pressante la richiesta di dimissioni e da dove forte si è levata l’esigenza del distinguere la posizione personale da quella del partito. Anche in questo caso si potrebbe rovesciare la medaglia e fare presente che il presidente dell’Antimafia è lì perché una maggioranza l’ha votato: un assunto che dovrebbe suscitare problemi sia ai delegittimanti di oggi sia al senatore che ha sancito l’irrimediabilità per la Calabria visti gli elettori che si ritrova.

 

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