Quantcast

Altro che patto per la stabilità

Il patto Cardamone-Tallini-Merante vuole ridimensionare l’asse Abramo-Polimeni. Sarà chiesta la verifica di maggioranza e la rivisitazione della giunta. Cambierà anche l’assetto del gruppo di Forza Italia

Il contrordine romano dell’Udc in merito al possibile soccorso al Conte Ter – “Amici, abbiamo scherzato, non ci vendiamo per una poltrona di ministro né per un sindaco di città” – se ha colto di sorpresa tutti compreso il cronista che qui scrive, è viceversa sopraggiunto gradito al terzetto composto da Ivan Cardamone, Domenico Tallini e Giovanni Merante che, nel mentre cercavano di addivenire al loro patto confederativo cittadino sapevano di potersi esporre alla facile critica di andare controcorrente rispetto all’andamento nazionale. Invece, dopo lo sfilarsi di Lorenzo Cesa dal possibile accordo con Giuseppe Conte tutto è rientrato nella normalità delle cose, anche se è lecito osservare con cautela l’evolversi della crisi. Nessun mismatch, nessuna contraddizione in termini, usuale routine politica.

Si tratta di questo. In una delle sedi dei gruppi consiliari regionali nel capoluogo si sono ritrovati il consigliere regionale e vicecoordinatore di Forza Italia Tallini, il coordinatore cittadino Ivan Cardamone e il segretario provinciale e consigliere comunale dell’Udc Giovanni Merante. Anche se tutto è stato rubricato e pubblicato come “patto per dare stabilità in un difficile momento politico” il tema cruciale dell’incontro è stato: come ridurre alla ragione l’inarrestabile corsa da “uomo solo al comando” fin qui interpretata dal sindaco Sergio Abramo con la preziosa collaborazione del presidente del Consiglio Marco Polimeni. Una fuga ostinata e duratura che però non tiene conto delle forze in campo attuali, con una sovra rappresentazione dei due gruppi di “Catanzaro con Abramo” côté Abramo (tre consiglieri più il sindaco) e di “Catanzaro da Vivere” (anche qui la truppa si riduce a tre più il presidente), rispetto alle altre forze di maggioranza: Forza Italia e limitrofi (8 consiglieri), Catanzaro con Abramo côté Mancuso Filippo (6 consiglieri), ai quali, in forza del nuovo patto si aggiungono i due consiglieri dell’Udc, Merante e Antonio Triffiletti. A dispetto della conta, Catanzaro da Vivere è rappresentato in giunta da ben tre assessori: Concetta Carrozza all’Istruzione, Alessandra Lobello al Turismo, e Danilo Russo al Personale.

Se le cose procedono secondo un disegno facilmente prevedibile viste le premesse, al primo Consiglio comunale utile prenderà la parola Giovanni Merante per un intervento di natura esclusivamente “politica”, come d’altra parte ha più volte preannunciato, anche nella seduta ultima che si è interrotta prematuramente dopo l’incidente, l’ennesimo, sul componente di nomina comunale nell’organo di revisione contabile. Soltanto che questa volta, proprio in ragione del patto nel frattempo maturato, la richiesta si farà stringente e ultimativa: verifica di maggioranza e rivisitazione della giunta, applicando una sorta di “manuale Cencelli” semplificato e modificato alla bisogna: un posto in giunta ogni due seggi in Consiglio. In questo modo, il gruppo di Polimeni, Esposito e Aiello si ritroverebbe con due assessori in meno. Mentre farebbe il suo ingresso in giunta l’Udc con Triffiletti che ricordiamo essere stato eletto nel 2017 nella lista di Forza Italia. L’ingresso di Triffiletti in giunta libererà un posto in Consiglio, rendendo necessaria la surroga con il primo dei non eletti in Forza Italia. Anzi, la prima, trattandosi di Alessandra Magro, funzionaria regionale, fedelissima di Tallini, esperta nelle faccende amministrative. Tanto che già si prevede per lei l’incarico di capogruppo, al posto di Roberta Gallo, vice presidente del Consiglio comunale, ultimamente molto presa dall’impegno istituzionale a scapito di quello di partito.

Questo è il quadro generale. Non sappiamo se alla fine tutto sarà come rappresentato, poiché c’è da tenere conto della reazione prevedibile e comprensibile di chi si sente compresso e rideterminato, così come, nella fattispecie, dell’atteggiamento che assumerà il gruppo che fa riferimento a Filippo Mancuso, che da alter ego di Abramo ha via via assunto il ruolo di competitor all’interno del gruppo e nei rapporti con la Lega salviniana. Sono gli incerti del mestiere, gli inconvenienti che scaturiscono dalla fluidità delle posizioni politiche e dei reciproci rapporti di forza, anche in proiezione regionale. Filippo Mancuso, come riportato, è rimasto sconcertato dall’evaporazione improvvisa della sua stessa maggioranza all’esito della votazione in Consiglio per l’elezione del revisore dei conti di competenza comunale. Lui stesso, che è della professione, ne appoggiava uno dei due giunti in perfetta parità: 8 voti ciascuno. Poiché nel patto Forza Italia-Udc entra pure l’accordo per la nomina del revisore su cui punta Domenico Tallini, la già assessora al bilancio Rosamaria Petitto, si può pronosticare uno spostamento della bilancia per l’equivalente dei due voti Udc. Anche per questo, non tutto procederà secondo galateo e nessuna cortesia per gli ospiti è prevista. Ci si conterà e ci si riconterà, nella maggioranza. L’opposizione, al solito, starà a guardare.