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‘Un governo di unità nazionale per uscire dal guado’

L'analisi del noto penalista del Foro di Catanzaro

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    Riceviamo e pubblichiamo a seguire l’intervento dell’avvocato  Nunzio Raimondi

    In tutta questa vicenda della crisi di governo penso che l’unica cosa davvero importante che è accaduta sia stata quella di portare dinanzi al Parlamento le contrastanti visioni della grande manovra diretta alla ripresa economica e sociale del Paese.Perché l’impressione dei cittadini era quella che il dibattito pubblico sviluppatosi fra le forze politiche non fosse riuscito a presentare in termini chiari le diverse posizioni in campo.
    Aver preteso questo (dal sen.Renzi e poi dal premier Conte), sia pure attraverso il ritiro della delegazione di una parte della maggioranza che sostiene il governo (con palesi aperture al dialogo da parte di chi ha prodotto lo “strappo”) e con le comunicazioni del presidente del consiglio dei ministri alle camere,non è stato affatto vano.
    Ai catastrofisti,i quali profetizzavano “sfracelli” istituzionali e conseguenze irrecuperabili,si deve,invece,presentare un quadro quanto mai utile al Paese,nella misura in cui il Parlamento si dimostra ancora una volta centrale per identificare e sperabilmente risolvere le questioni centrali della storia d’Italia.
    E ciò è molto importante in quanto a molti era parso che,dopo la prolungata gestione dell’emergenza attraverso i famigerati DPCM,dopo l’abuso della decretazione d’urgenza degli anni scorsi,il Parlamento fosse finito in un angolo,con soddisfazione di chi ne aveva,ancora recentemente, ipotizzato la superfluità.
    Cosa è dunque emerso dal dibattito nella Camera alta?
    Un Paese esattamente spaccato a metà,fra sostenitori e detrattori del governo Conte:la somma di assenti, astenuti e NO da una parte e quella di assenti e SI dall’altra,proietta una divisione così profonda fra i due schieramenti,idonea a suggerire un semplice interrogativo al Capo dello Stato.
    Aldilà dei problemi di agibilità parlamentare della maggioranza (semplice) di governo,può il nostro Paese affrontare scelte decisive senza una vasta condivisione politica?
    Può il Paese presentarsi così diviso (e ciò a prescindere dalle maggioranze che occorrono per determinare fondamentali decisioni) di fronte a sfide (solo per citarne due fra molte) che presentano un debito pubblico non più sopportabile ed un PIL a -10%?
    Io penso di no.
    Come dipanare la matassa,quindi?
    Questa è una materia che,ordinariamente, dovrebbe essere affidata alla responsabilità delle forze politiche ma,come ho già scritto,malauguratamente la classe politica non possiede una formazione etica tale da comprendere che vi sono momenti nei quali non possono prevalere gli interessi personali o di parte, ne’ una visione sull’altra.
    Qui simul stabunt,simul cadent…e chiunque non lo comprende è destinato comunque a perdere.
    Ecco,a me pare che,a fronte della risicata maggioranza che oggi governa l’Italia ed alla luce della forte conflittualità esistente nel Parlamento,soltanto il Capo dello Stato possa assumere un’iniziativa straordinaria che abbia una qualche possibilità di successo nell’interesse del nostro tormentato Paese.
    Il primo luogo è però necessario che il Presidente Mattarella,oramai al termine del sua alto mandato,superi lo stile notarile che ha contraddistinto il suo settennato e connoti le proprie prerogative con la necessaria determinazione che il momento richiede.
    Occorre,inoltre,che sia chiarito decisamente che,con una maggioranza così rabberciata e neanche nell’ipotesi di una sua estensione anche oltre la maggioranza assoluta,il governo sarà in grado di uscire dall’impasse di una visione di parte rispetto a scelte necessariamente comuni.
    Soltanto un appello alla coesione nazionale del Presidente della Repubblica, ad un programma su pochi ma decisivi punti essenziali può farci arrivare al semestre bianco senza che,in quella fase oramai prossima e delicatissima per la vita democratica,il Parlamento non si trasformi in un far west.
    Il primo ministro,a sua volta,faccia un passo indietro per favorire un governo del Presidente,guidato e formato da personalità che,in ragione della loro autorevolezza,siano in grado di attuare,senza riguardi e condizionamenti politici,le riforme propedeutiche all’attuazione di un piano di ripresa effettivo e come tale da presentare al Parlamento ed all’Unione europea.
    Si rendano conto i partiti che senza il ricorso ad altissime ed indipendenti competenze ed all’unita’ nazionale, potremmo perdere la decisiva partita per il futuro dell’Italia.E questo lo dobbiamo ai nostri giovani ed al mondo a venire,perché essi ci chiederanno conto di questi giorni e della nostra capacità di fare squadra per il bene del Paese.

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