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L’opposizione: “Consiglio odierno pagina vergognosa della storia cittadina”

Maggioranza preda di appetiti personali che portano a continui compromessi al ribasso

Parole molto dure, quelle che l’opposizione rivolge all’indirizzo del sindaco Abramo e della maggioranza, o presunta tale, che al momento assicura il proseguimento del suo quarto mandato. Anche se la misura è oramai colma, e, rotto il vaso, è difficilissimo rimettere i cocci al loro posto: è quanto hanno fatto intendere Sergio Costanzo, Cristina Rotundo, Nunzio Belcaro, Maurizio Mottola di Amato e Vincenzo De Sarro nella conferenza stampa indetta nella stessa aula di Palazzo di Vetro dove si era malinconicamente conclusa da pochi minuti la seduta del Consiglio comunale, sciolta per il venire meno del numero legale.

Oppure no, alla fine, come ha pronosticato Costanzo (Fare per Catanzaro) Abramo riuscirà ancora una volta a fare valere le ragioni del realismo rispetto alle fughe in avanti di una maggioranza riottosa, ormai in preda alle rivendicazioni personali, ai giochi di posizionamento in vista del “liberi tutti” che, solitamente, accompagna le elezioni regionali. Costanzo, introducendo, ha riassunto i termini del contrasto in corso nella maggioranza, che vivrà una giornata campale nella riunione dei maggiorenti del centrodestra cittadino convocata da Abramo per lunedì. Tutto, dice Costanzo, non risponde a contrasti divergenti su cosa fare per la città in un momento critico, ma più prosaicamente per riuscire a meglio posizionarsi in tutto ciò che implica visibilità, ascendente, autoaffermazione.

Ne ha per tutti, Costanzo: per un sindaco distratto dalla competizione regionale, per Forza Italia di Cardamone percorsa al suo interno dalle rivendicazioni degli eletti che vogliono entrare in giunta al posto dei nominati, per l’Udc di Merante che rivendica un assessorato forte dei tre consiglieri del rinnovato gruppo, per Catanzaro da Vivere di Polimeni che non è disposto a recedere sulla sovra rappresentazione nell’esecutivo rispetto alla quota consiliare, per il gruppo “proprietario” di Abramo che è spaccato sul revisore contabile.

“La mancanza del numero legale – aggiunge Costanzo – è stata architettata dal sindaco Abramo per non evidenziare la spaccatura in atto nella maggioranza che di fatto non esiste più, come si sarebbe palesato in caso di votazione sul revisore, quando sarebbero diventati determinanti i voti dell’opposizione. Non gli rimane che confidare nella riunione di lunedì quando metterà difronte ai riottosi di Forza Italia, Udc e del suo stesso gruppo la concreta possibilità di una generale ritirata, una sorta di “ricatto” politico”.

A questo si aggiunge la “vergogna indicibile”, secondo Nunzio Belcaro (Cambiavento) inscenata nella seduta odierna del Consiglio, dove si è palesata l’assoluta non rispondenza del Consiglio al sentire della cittadinanza: “La commemorazione di un illustre primo cittadino quale Cesare Mulè avrebbe meritato ben altra degna cornice. Invece non solo tutto si è svolto in maniera anonima e anodina con sindaco assente, giunta vacante e Consiglio svuotato, senza il giusto invito ai famigliari, ma addirittura alla fine non si è neanche votata la pratica relativa. D’altra parte, è da quando sono in Consiglio, è ormai un anno, che tutto si svolge all’insegna dell’improvvisazione. Anche nell’affrontare la pandemia la città ha bisogno di un presidio quotidiano che non può essere delegato al sindaco e al suo staff. La città è scivolata in un anno di diciassette posizioni nella classifica del buon vivere, terzultima come reddito individuale: è uno dei momenti è più tragici della vita cittadina. Come opposizione abbiamo sempre teso la mano e mostrato responsabilità e senso di positiva proposta. Poi le inchieste. I processi si fanno in tribunale ma non ci si può sottrarre al dibattito politico sulla penetrazione degli interessi criminali nel tessuto economico e politico della città. Attenzione: il Comune può essere sciolto, il rischio è reale, prima di giungere al punto di non ritorno un esame pubblico va fatto”.

Per Maurizio Mottola di Amato (Socialisti e Democratici) il Consiglio non ha più ragione di esistere in questa forma, poiché di tutto parla meno che di cose serie quali il Psc o il piano commerciale scaduto da tempo. Da qui l’invito a procedere subito alle dimissioni personali da parte di tutti i consiglieri, operazione alla quale assicura la sua pronta adesione. Sul punto una nota di realismo è venuta da Sergio Costanzo, memore della tentata analoga operazione di un anno fa, a seguito di “Gettonopoli”: “Inizino a farlo gli undici consiglieri di Forza Italia e Udc, come avevano detto di essere pronti nella dichiarazione pubblica di tempo fa. Solo così sarà possibile raggiungere, grazie al nostro comune apporto, la quota di dimissionari necessaria allo scioglimento del Consiglio”.

Analoghi spunti hanno apportato Cristina Rotundo (Fare per Catanzaro) che ha ringraziato i cinque consiglieri di maggioranza (Talarico, R. Mancuso, Levato, Angotti e Lostumbo) presenti in aula con senso di responsabilità, e Vincenzo De Sarro (Cambiavento), propugnatore della tesi che ormai la maggioranza è dissolta, frantumata in mille cocci, e che l’unico rimedio è ridare la parola ai cittadini.