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“La visione” di Catanzaro e “le visioni” del sindaco

Considerazioni in margine alla smart city descritta da Abramo al Sole 24ore

Il visitatore distratto – chiamiamolo così, la figura del turista è più paraculista che oggettiva – potrebbe pensare che il catanzarese sia il cittadino più tedioso e malinconico d’Europa, per via del fatto che lo vede camminare sempre con la testa bassa, come pensieroso e immerso nei pensieri, presumibilmente, si intuisce, non del tutto piacevoli. Invece non sa, il distratto, che il catanzarese tipo cammina con gli occhi bassi non per imitare il Petrarca di “Solo et pensoso” (gli occhi porto per fuggire intenti/ove vestigio human l’arena stampi), bensì per evitare di inzaccherare le scarpe nelle cacche, si presume e si arriva finanche a sperare, di origine canina. A più di uno, l’immagine su descritta è balzata in mente nel leggere le dichiarazioni del sindaco Sergio Abramo al “Sole 24ore” nello speciale “Calabria Economia 2021” di venerdì scorso nell’articolo intitolato “La smart city che piace all’Europa”.  Il titolo è, chiaramente, fuorviante. A meno che non lo si voglia prendere come auspicio, come indicazione di un obiettivo virtuoso, come una meta agognata di là da venire. E, certo, risponde all’esigenza più volte manifestata dal sindaco di porre un freno alle denigrazioni, alle delegittimazioni, ai pregiudizi e agli stereotipi cui Catanzaro è sottoposta da tempo, frutto di un concentrarsi di eventi negativi che l’hanno portata più volte a essere oggetto di considerazioni poco generose e malevole, del tipo: “Catanzaro è città brutta”, “Catanzaro è città corrotta”, “Catanzaro è città in declino”. Invece no, Abramo ribalta completamente il punto di vista: “Catanzaro è riuscita a imporsi sui palcoscenici nazionali ed europei perché ha accettato la sfida dell’innovazione urbana, misurandosi alla pari con tante altre realtà municipali d’eccellenza. Qualcuno l’ha anche citata come “best practice” tra le città con approccio “smart cities” e in linea con gli obiettivi della sostenibilità urbana dell’Agenda Europa 2030”.
Sì, è proprio questione di punti di vista. Non sappiamo se il Sole 24ore sia una delle letture preferite da un residente tipo in un qualunque quartiere della città, ma saremmo curiosi di conoscere la sua opinione in merito all’elenco delle meraviglie che il sindaco espone: un’amministrazione sana con una corretta gestione dei conti e senza debiti, risultati importanti sulla raccolta differenziata porta a porta arrivata al 70%, politiche di salvaguardia ambientale e del verde, di efficientamento energetico, di contrasto alle emissioni di gas nocivi e di sviluppo della mobilità sostenibile, ingresso nella rete esclusiva delle “100 Città intelligenti d’Europa”, quasi 600 milioni di euro in ballo tra programmi comunitari, programmi speciali e regionali e Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) distribuiti tra città e Provincia di cui è presidente, la metropolitana di superficie in corso di realizzazione, la valorizzazione turistico-commerciale del nuovo Porto, l’Ente Fiera appena completato, un’effervescenza culturale garantita dall’estesa rete museale e dal protagonismo giovanile, dal Teatro Politeama e dall’antico Teatro Masciari, parchi magnifici come quello della Biodiversità o della Pineta di Siano. Tutto ciò concorre a fare affermare ad Abramo: “Catanzaro ha ormai una “visione” del suo sviluppo urbano, centrato sul Polo della salute intorno all’Università, sulla sostenibilità, sulla cultura e la creatività giovanile, sull’accoglienza e il turismo”.
Il residente di cui sopra a questo punto potrebbe cimentarsi in un facile gioco di parole: “Se Catanzaro ha ‘una visione’, il sindaco ha ‘le visioni’ ”. Intanto perché ha la panda e la smart non se la può permettere e non la trova per niente comoda, e poi perché, prima della smart, vorrebbe l’acqua regolarmente al lavello, il bus ogni 15 minuti, le strade pulite e sicure, gli asili per tutti, i giardini pubblici agibili, i servizi commerciali, sanitari e amministrativi a portata di pedone. Insomma, cose terra terra, che possano però costituire le basi per poter pensare più in grande, magari con la predisposizione d’animo ben disposta verso gli stessi obiettivi che il sindaco Abramo, giustamente, ritiene che la sua città debba raggiungere.

Perché non è questione solo di punti di vista: è anche, soprattutto, questione di “basi” da cui sollevare lo sguardo e guardare più lontano: se i piedi affondano nella melma difficile spingersi più in là del piccolo perimetro urbano o di quartiere. E, questione, anche, del vuoto che si è creato tra una parte di città che si gloria di essere o apparire “intelligente” e una che, se per pudore o per verità, non vuole definirsi “indigente”, certo vedrebbe con favore e saluterebbe con ben più partecipazione un lieve scostamento dall’equilibrio finanziario all’interesse verso il capitale umano, spendibile sul mercato sociale e di comunità.