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Elezioni consiglio provinciale il 28 marzo, I Quartieri: che possano portare una ventata di novità

"Con la firma del decreto di indizione Si chiude forse nel migliore dei modi una vicenda che restituisce il valore della democrazia alle istituzioni"

C’è soddisfazione nell’apprendere – scrive Alfredo Serrao presidente dell’associazione I Quartieri– perché anticipato dalle pagine di Facebook del vicepresidente della Provincia di Catanzaro, Antonio Montuoro che è stato firmato, su delega del presidente Abramo, il decreto che convoca i comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio provinciale, fissato per il prossimo 28 marzo 2021.

Si chiude forse nel migliore dei modi una vicenda che restituisce il valore della democrazia alle istituzioni, anche se il rinnovo passa attraverso elezioni di secondo livello, ridando rappresentatività piena al Consiglio provinciale di Catanzaro.

La verità è una qualità rara, che diventa dignità politica quando alle parole seguono i fatti, perché in politica le parole hanno un peso che non può essere addomesticato a secondo delle convenienze. E’ per questo che riconosciamo nel solco della correttezza politica, l’onore delle armi al vicepresidente Antonio Montuoro, persona assolutamente corretta nell’espletamento del suo ruolo istituzionale, che va riconosciuto.

L’aver richiesto sollecitudine e rispetto delle norme e delle disposizioni vigenti, anche in periodo di emergenza Covid, per il rinnovo del Consiglio provinciale è stato il minimo dell’esercizio corretto della democrazia. Non è stato assolutamente un delitto di lesa Maestà come molti presunti statisti rasoterra hanno voluto percepire, con l’eccezione unica di Antonio Montuoro che ha capito il valore della nostra protesta/proposta, dimostrando la sua intelligenza e sensibilità politica.

Auspichiamo che le elezioni possano  portare una ventata di novità e di responsabilità nel Consiglio provinciale di Catanzaro, archiviando per sempre faide ed individualismi aridi e sterili, che sono stati il vero limite di questo biennio di amministrazione, oltre che la negazione del presupposto nobile della politica.