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Consiglio comunale di ieri: il teatrino dell’apolitica

Nell'ultima seduta prologo trama ed epilogo testimoniano di un clima teso ma bloccato per i reciproci veti e le altrui inconsistenze

Filippo Mancuso l’ha etichettata in diretta “una seduta da cabaret”, quella di ieri del Consiglio comunale di Catanzaro. La definizione è azzeccata, ma non onnicomprensiva. Perché oltre al cabaret ieri il volenteroso avrebbe potuto individuare diverse fattispecie da palcoscenico, dalla commedia dell’arte al vaudeville e finendo alla sagra paesana o all’improvvisazione da strada. Ieri sono andate in scena tutte le sfumature possibili, con alti e bassi. I primi, gli acuti alti, dettati dalle circostanze – la commemorazione dei caduti per dovere o per drammi intimi – e dal dovere; i secondi, i gravi bassi, predisposti secondo copione o anche soltanto suggeriti dall’emozione del momento. Come nei toni di voce: c’è stato chi ha sussurrato, vedi Nunzio Belcaro che ha letto un passo di Franco Cimino dedicato a Cesare Mulè, tentativo quasi disperato di estrema difesa della memoria rispetto alle rovine del presente; e c’è stato chi ha urlato gettando le tonsille oltre l’ostacolo, come nel duetto incandescente tra Giuseppe Pisano e Sergio Costanzo impegnati a rinfacciarsi le buone intenzioni mascherate da reconditi propositi. Anche le movenze collettive, con le uscite plateali e i rientri di gruppo, hanno simulato il succedersi degli atti, con un prologo e uno svolgimento. Manca ancora l’epilogo, poiché il copione non lo prevede, affidato com’è all’estro momentaneo del capocomico.
Prologo:
Il sindaco Sergio Abramo convoca per il primo pomeriggio la riunione dei capigruppo di maggioranza, con lo scopo evidente di limare le asperità terminali rimaste scoperte, prima tra tutte e più urgente la nomina del presidente dell’organo di revisore dei conti comunali, una figura professionale che deve essere di fiducia del Consiglio e contemporaneamente dare garanzia di terzietà. La nomina avviene a scrutinio segreto su un elenco di professionisti abilitati. La riunione non si tiene, o meglio: non si presentano i rappresentanti di Forza Italia e di Udc, che di recente fanno sponda comune con qualche distinguo, come vedremo. La votazione rispecchierà lo stato della riunione: sarà nominato Franco Lacava, revisore già consigliere comunale nell’amministrazione Olivo, ultima di centrosinistra.

Trama:
Un gioco degli specchi, per di più deformanti. Poiché quanto si è assistito dovrebbe rendere l’immagine di una maggioranza dissolta – non riesce da diverse sedute a mantenere il numero legale -, frantumata nell’ossimorico disegno delle tre semi maggioranze – l’asse Abramo Polimeni, i tre gruppi che ruotano intorno a Forza Italia più Udc, i critici raccolti intorno a Filippo Mancuso -, litigiosa fino alle contumelie – nei corridoi di Palazzo ancora rimbalzano vicendevoli improperi e reciproche attribuzioni poco lusinghiere -. E invece, allo stato dei fatti, all’atto delle votazioni, le pratiche passano anche se nessuno le discute. Ha ragione pertanto il sindaco quando bolla come non ricevibili perché inconsistenti le richieste di dimissioni che gli vengono dai pochi oppositori, e che se avesse dato ascolto a simili inviti avrebbe dovuto dimettersi ogni tre mesi dei lunghi venticinque anni in cui ha svolto le sue tricolori funzioni. Senonché occorre pure far notare come la più spigolosa delle pratiche, la nomina del revisore su cui la maggioranza si è più volte frantumata, è stata approvata con soli 13 voti favorevoli che non fanno neanche la maggioranza della maggioranza.

Un problema che un sindaco politicamente apprensivo dovrebbe porsi, come suggerito più volte da Giovanni Merante. E che invece scivola come acqua sui vetri su Abramo che continua a mostrarsi sicuro di sé e della tenuta fino al termine del mandato, non tanto per la forza propulsiva che può imprimere alla compagnia, bensì per la mancanza di alternative spendibili dai critici interni ed esterni. Perché se Abramo capeggia una maggioranza senza maggioranza, è pur vero che la fronda interna è a sua volta percorsa da perduranti faglie divisorie. Come accade nel gruppo di Forza Italia – quel che ne rimane dopo le numerose defezioni post elettorali – che si mostra compatto nel non partecipare alle riunioni programmate o nell’uscire dall’aula al momento delle votazioni, quasi non volesse rendere evidente ciò che è comprensibile, ovvero lo sbandamento successivo al coinvolgimento del leader Domenico Tallini nell’inchiesta Farmabusiness che, se pur ridimensionato dalla revoca della misura cautelare da parte del Riesame, certo lo occupa nell’interesse immediato di dimostrare la completa estraneità ai fatti. Tra l’altro pare che il coordinatore cittadino Ivan Cardamone, assessore con delega alla Cultura e al Patrimonio, non partecipi da tempo alle sedute di giunta, in ciò offrendo appiglio alle velleità di maggiore visibilità nutrite dalla quota rosa dei gruppi forzisti le cui esponenti – Roberta Gallo, Giulia Procopi e Manuela Costanzo – ieri hanno dato sfoggio anche fisico di compattezza e di battagliera partecipazione.
Epilogo:
Anche ieri il Consiglio non ha terminato la discussione e l’evasione di tutte le pratiche all’ordine del giorno. Quando si è trattato di votare il quinto punto – Verifica e qualità delle aree e fabbricati da destinare alla residenza e alle attività produttive e terziarie – nel quale erano stati inseriti alcuni emendamenti riguardanti le nuove attribuzioni in ambito cimiteriale in capo alla Catanzaro Servizi, Forza Italia ha fatto mancare il numero legale. Spargendo altra benzina sul fuoco dei tatticismi incomprensibili ai più, poiché nessuno ha spiegato cosa ci fosse di tendenzioso o compromissorio in quella pratica. Il cimitero può attendere, così come i debiti fuori bilancio, per lo più risarcimenti da tendenzioso, che passeranno alla prossima seduta. Con quale spirito, rispecchiando quale amalgama di giunta e maggioranza non è dato sapere, se mai questo sia l’interesse della città, in ciò esercitando il massimo del dubbio.

Molto dipende dalle circostanze esterne, dalla data elettorale regionale come sempre propizia di sommovimenti personali. Oppure da eventuali nuovi intromissioni della magistratura, sempre ipotizzati come nube carica in procinto di scaricare pioggia, molti confidando nel buon vento che sui Colli non manca. L’epilogo quindi al momento non è stato scritto. Manca l’ispirazione, anche se le aspirazioni sono molte. Ad esempio, per la conquista della candidatura cittadina del consigliere regionale di Forza Italia, altro motivo di contesa nel gruppo, che investe anche il livello intermedio provinciale. Quando il sipario calerà sul quarto mandato di Forza Italia, e tutto lascia presagire che tutti abbiano interesse che tutto il tempo venga consumato, la parola tornerà al pubblico elettorale cittadino. Non pagante e neppure presente. E neanche per antipolitica presa. Piuttosto come difesa dall’a-politica. Come quella andata in scena ieri in Consiglio comunale.