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Psi Catanzaro: particolare preoccupazione per la vicenda S.Anna Hospital

"Non abbiamo più parole per commentare questa vicenda che rappresenta l'ennesimo schiaffo ai tanti poveri malati Calabresi che spesso non sono nelle condizioni fisiche o economiche di affrontare i cosiddetti viaggi della speranza"

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    Il P.S.I di Catanzaro esprime in una nota stampa “particolare preoccupazione relativamente alla vicenda del S. Anna Hospital, infatti come un fulmine a ciel sereno arriva la tanto temuta notizia, la terna commissariale della sanità provinciale  Catanzarese ha decretato lo stop definitivo al contratto 2020 tra l’ ASP di Catanzaro e il presidio ospedaliero S. Anna.

    Tale decisione consumata dalla direzione commissariale, provoca l’interruzione delle linee di credito da parte degli istituti bancari, nonostante un credito di ben 24 milioni di euro vantato dal Sant’ Anna Hospital per le prestazioni erogate nell’anno precedente.

    É veramente difficile comprendere il motivo di tale decisione che oltre a mettere a repentaglio il posto di lavoro di trecento lavoratori Calabresi colpisce e affonda definitivamente  una delle poche strutture di eccellenza della tanto martoriata e dissanguata sanità Calabrese.

    A nulla è valsa la battaglia combattuta e vinta per il rinnovo dell’accreditamento della struttura, a firma del del commissario Longo avvenuta con decreto del 13 Marzo 2021- perché la delibera di sospensione dell’ ASP non tiene conto della legge regionale 24 del 2018 il cui articolo 13 prevede che è facoltà delle ASP non contrattualizzare solo ed esclusivamente in caso di condanna? – Ed ancora, perché si decide di sospendere il S.Anna, che assorbe il 35% dei LEA in cardiochirurgia senza aspettare la sentenza di condanna emessa da un tribunale?

    Questi i principali  interrogativi che il PSI di Catanzaro ritiene di dover porre al commissario della Sanità Calabrese.

    Non abbiamo più parole per commentare questa vicenda che rappresenta l’ennesimo schiaffo ai tanti poveri malati Calabresi che spesso non sono nelle condizioni fisiche o economiche di affrontare i cosiddetti viaggi della speranza mentre le istituzioni locali e nazionali  tacciono

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