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Chiude sede storica Cassa risparmio, Corsi: “Altro segnale desertificazione centro. Sindaco si svegli”

"Si fermi il degrado del corso Mazzini, quel salotto buono mai realizzato, prima che sia troppo tardi. Anche questo è marketing territoriale a difesa di una tradizione"

Nell’indifferenza generale – scrive il consigliere comunale del gruppo misto Antonio Corsi– è passata la chiusura, dopo più di trenta anni, della storica sede della Cassa di Risparmio di corso Mazzini, a due passi dal Caffè Imperiale. La fusione tra UBI e Intesa San Paolo ha portato alla soppressione di questa antica filiale che in origine era della vecchia Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania.

Va avanti, nel disinteresse totale il processo di desertificazione del tratto a sud di corso Mazzini, quello che va da piazza Grimaldi a piazza Roma, ormai ridotto ad una periferia. C’è il corso Mazzini di serie A, dove i soliti noti hanno investito, e c’è il corso di serie B dove tutto chiude.

Se non fosse per la meritoria azione degli imprenditori che stanno riaprendo lo storico Caffè Imperiale, si potrebbero mettere i cartelli “chiuso per ferie”, perché il “salotto buono” è ormai vocato alla vendita di chincaglieria, una sorta di Chinatown market, quella strana rinascita con il freno a mano tirato, distante troppo distante dal sentire di catanzaresi. Il sindaco Abramo, abituato a non sapere mai nulla, si dia una svegliatina e apra una trattativa con Intesa San Paolo che, a quanto ci risulta, è proprietaria della storica sede ora chiusa e abbandonata.

Sarebbe auspicabile la riapertura della filiale che ha visto per decenni centinaia, se non migliaia di catanzaresi, come clienti, giusto per non affogare nel mare dell’indifferenza un pezzo di storia. Ma se questo non fosse possibile, si cerchi una soluzione per utilizzare al meglio e per una finalità pubblica la bellissima sede che, lo ricordiamo, si trova anche di fronte al Palazzo Fazzari. Si fermi il degrado del corso Mazzini, quel salotto buono mai realizzato, prima che sia troppo tardi. Anche questo è marketing territoriale a difesa di una tradizione.