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Catanzaro in movimento: ‘Caro sindaco, stai dimostrando di non amare questa città’

"Ti consigliamo di prendere esempio da uno dei più grandi sindaci di New York, Rudolf Giuliani, che appena eletto applicò alla lettera la 'teoria delle finestre rotte'. Ecco cosa vuol dire"

Riceviamo e pubblichiamo a seguire la nota stampa dell’associazione ‘Catanzaro in movimento’ 

Caro Sindaco te lo diciamo senza giri di parole: hai fatto il tuo tempo, stancamente ti trascini verso la fine del tuo mandato, lo si capisce, lo si percepisce da come stai tenendo alcuni luoghi simbolo della città, luoghi del cuore di tutti i catanzaresi e non solo.

Basta guardare lo stato in cui si trovano la terrazza del San Giovanni diventato un parcheggio per pochi intimi, stessa sorte per piazza Duomo, chiusa da almeno un anno per lavori ancora non iniziati e persino Villa Margherita. Proprio quel polmone verde che hai alle spalle di “Palazzo De Nobili”.

Caro Sindaco, non vediamo più nei tuoi occhi amore per questa città. Forse non l’hai mai amata, ma ti sei limitato, nel bene e nel male, ad amministrarla.

Ha ragione il consigliere Riccio a chiederti conto “Il sindaco decida, perché qui deve intervenire subito disponendo i lavori necessari oppure chiudere una villa che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del centro storico e invece è la rappresentazione plastica del degrado che imperversa in città”.

Non si parla di un area verde qualsiasi, ubicata, magari in periferia che andrebbe comunque manutentata. Si tratta del cuore della città e se il cuore della città si trova in quelle misere condizioni allora abbiamo fallito tutti.

Tu in primis! Abbiamo fallito noi come cittadini incapaci di scelte coraggiose nel momento giusto, incapaci ad alzare la voce per tutelare la nostra città. Non sappiamo se le staccionate divelte, i cordoli distrutti, i gazebo imbrattati siano solo colpa di giovani annoiati, stupidi e insensibili. Siamo certi, invece, che le grandi responsabilità sono soprattutto tue.

Ti consigliamo di prendere esempio da uno dei più grandi sindaci di New York, Rudolf Giuliani, che appena eletto applicò alla lettera la “teoria delle finestre rotte”. Questa teoria criminologica, fu introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali di James Q. Wilson e George L. Kelling, sulla capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali.

La teoria afferma che mantenere e controllare ambienti urbani reprimendo i piccoli reati, gli atti vandalici, la deturpazione dei luoghi, il bere in pubblico, la sosta selvaggia o l’evasione nel pagamento di parcheggi, mezzi pubblici o pedaggi, contribuisce a creare un clima di ordine e legalità e riduce il rischio di crimini più gravi.

Cosa vuol dire questo? Che se il primo cordolo divelto fosse stato messo al proprio posto, se la staccionata fosse stata curata non lasciandola marcire, il gazebo continuamente tinteggiato, nessun giovane si sarebbe sentito in dovere di distruggere un bene pubblico.

Caro Sindaco, noi amiamo questa città e soffriamo nel vederla ridotta in queste condizioni.

Un luogo magico e splendido che ha lasciato a bocca aperta anche uno dei più grandi poeti italiani, Giovanni Pascoli che la visitò nel giugno 1899 e che ne descrisse la bellezza con alcuni versi che riportiamo qui di seguito per farti capire che la bellezza è cultura e, purtroppo, non è per tutti:

“E’ sempre bello a vedere questo giardino, nei tepidi pomeriggi di autunno e nelle primavere aulenti, nelle fresche mattine d’estate e nelle luminose giornate d’inverno.

Per le aiuole nel maggio magnifico, è tutto un superbo tappeto di fiori tra i più odoranti e tra i più belli, dai più delicati ai più vigorosi, dai più umili ai più alteri: dalla fragile campanula alle rose aulenti e più vermiglie, dal piccolo fior di vainiglia ai garofani più vari e più leggiadri.

Bello questo giardino, pur nei melanconici tramonti del novembre, quando stormiscono le foglie quasi lieve risucchio di onde vicine, ed i piccoli uccelli non più cantano lieti, ma, sgomenti, volano silenziosi di ramo in ramo.

Bello questo giardino, nelle placide sere d’estate, quando la luna naviga lieve il firmamento, e, qui intorno al chiosco della musica, è tutto uno sciame di bellezze magnifiche, tutto un caleidoscopio incomparabile di movenze leggiadre, tutto uno scrigno di fulgide gemme sempre suscitatore di sensazioni dolcissime.

E nelle aiuole così ben tenute e coltivate, qua e là, s’elevano ancora gli alberi più diversi, di climi diversi, ma che pure vegetano nel mite clima di Calabria. Qui è un pino alto e diritto; lì un faggio dalla chioma ampia e caratteristica.

Ecco, la, una chiusa di agrumeti in fiore; qui presso una palma dattilifera ondeggia le rame dalle foglie lunghe ed acuminate al soffio del vento primaverile; qua l’agave orientale aguzza le sue foglie arcuate e carnose; li, intorno all’acque immobili di un’ampia vasca, il salice piega le rame pendule ed oscillanti; in fondo, tra il bruno fogliame amaro, spicca il rosso fiore dell’oleandro.

E questi alberi, tutti questi alberi, che ombreggiano i viali tortuosi, nell’armonia delle forme diverse, si accordano magnificamente con la luminosità del cielo, con la varietà del colore delle campagne lontane e vicine.

E l’albero del mandorlo, ai primi tepori di primavera si adorna pomposo del suo candido piccolo fiore; e, qui, pur ride, nell’estate calda, del suo rosso fiammante, il fiore del melograno dolcissimo… E’ ovunque, nella bella stagione, sui rami fioriti di questi alberi ombrosi, tutto un intreccio di voli, tutta una orchestra di canori richiami, tutta una simbolica parlata d’amore…”.