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Il Comune di Catanzaro è entrato nella Rete dei Sindaci “Recovery Sud”

Unanimità nell’approvare il Protocollo d’intesa per colmare il divario territoriale con il Pnrr

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Nel trambusto che ha accompagnato e seguito lo svolgimento dell’ultimo Consiglio comunale è rimasta ingiustamente in ombra la buona prova di coesione sostenuta da tutto il consesso che all’unanimità ha votato la delibera di approvazione del Protocollo d’intesa Rete dei Sindaci “Recovery Sud”, arrivata in aula forte anche della raccomandazione del sindaco Sergio Abramo che ha voluto sentire sul punto tutti i capigruppo prima dell’inizio dei lavori, firmando in prima persona il protocollo. La pratica era stata già predisposta e protocollata il 19 aprile accompagnata dalla sottoscrizione di Eugenio Riccio (capogruppo Misto) primi firmatario, Jonny Corsi (Misto) Antonio Angotti (Forza Italia) Giuseppe Pisano (capogruppo Catanzaro con Sergio Abramo) Fabio Talarico (CZ con Sergio Abramo) Agazio Praticò (capogruppo Catanzaro da Vivere) Sergio Costanzo (capogruppo Fare per Catanzaro) Roberta Gallo (capogruppo Forza Italia, ora nel Misto).
Nella premessa alla delibera viene evidenziato come “un gruppo sempre più crescente di sindaci del Sud, mossi dagli appelli del Movimento 24 agosto-equità territoriale, si è raggruppato nella Rete dei sindaci Recovery Sud manifestando preoccupazioni e relative proposte per le sorti del Mezzogiorno. Una rete che nasce per organizzare una risposta istituzionale alla crisi di rappresentanza del Sud che ha portato a risultati molto negativi per i territori amministrati, evidenziando le disparità di trattamento e il divario economico tra i comuni del Nord e quelli del Sud. Catanzaro, città Capoluogo di Regione, non può che aderire a questa mobilitazione che ha come principale proposta, di concerto con l’Anci, quella di garantire per il Sud livelli essenziali delle prestazioni sanitarie, scolastiche, assistenziali e di trasporto”.

Eugenio Riccio, primo firmatario, si è detto molto soddisfatto dell’approvazione che “allinea il Capoluogo di Regione ai maggiori comuni della Calabria e certamente ai più sensibili verso una giusta ripartizione degli investimenti derivanti dal Recovery. Voglio ringraziare della prova di compattezza tutti i consiglieri, i colleghi firmatari, e tutto l’Ufficio di presidenza che insieme al presidente Polimeni e al sindaco Abramo hanno velocizzato al massimo le procedure affinché l’atto di indirizzo fosse discusso e votato al primo Consiglio utile”.
Quando il 5 marzo scorso il Protocollo d’intesa della Rete è stato consegnato ufficialmente al presidente della Iª Commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, contava 135 adesioni di sindaci, di cui 30 calabresi. Oggi il numero è di molto cresciuto, avvicinandosi al traguardo delle 500 adesioni, annoverando anche i sindaci delle maggiori città del Sud.

Recovery Sud, nel valutare insufficiente la quota del 34% del piano europeo in origine assegnata al Sud, chiedeva l’attuazione immediata dei livelli essenziali delle prestazioni, l’adeguamento del sistema infrastrutturale a quello del resto del Paese (a cominciare dall’Alta velocità), e interventi per potenziare le aree produttive.
Necessari inoltre interventi di edilizia sociale attraverso il recupero dei centri storici, piani di recupero delle acque reflue, un piano di adattamento ai cambiamenti climatici, azioni per il recupero di castelli e dimore storiche, deroghe per i Comuni in dissesto, l’eliminazione dei vincoli burocratici, interventi nelle aree interne e nei Borghi autentici, l’introduzione capillare di linee di bus elettrici o a idrogeno, investimenti nella bike economy, la promozione dell’agricoltura sociale e dei terreni confiscati. Oltre a un Piano straordinario di assunzioni che destini ai Comuni meridionali 5.000 giovani progettisti, con una corsia preferenziale per i cervelli in fuga, che dovrebbero aggiungersi ai 60mila dipendenti chiesti dall’Anci per colmare le carenze di organico di tutti i Comuni italiani.

Intanto il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza è stato approvato dalle Camere e presentato all’UE, con le specifiche delle azioni desiderate e del relativo riparto dei fondi anche in chiave territoriale. Non colmando le migliori aspettative elaborate da Equità Territoriale sui parametri di distribuzione delle risorse basati su Pil, popolazione e disoccupazione che avrebbero dovuto assegnare al Sud fino al 70 per cento delle risorse. Da questo punto di vista i giochi sono pressoché chiusi, ma è ovvio che sarà sul piano delle effettive realizzazioni che potrà farsi sentire la vigilanza e la pressione della Rete che, intanto, qualche risultato l’ha già ottenuto. Secondo la ministra per il Sud Mara Carfagna la quota si è assestata al 40 %. Il ministero del Sud, rielaborando dati del Mef, ha stimato che il Pil del Mezzogiorno crescerà nel quinquennio 2021-2026 del 22,4% rispetto al valore del 2020, mentre l’impatto del Pnrr sulla crescita del Pil nazionale nell’arco dei 5 anni sarebbe del 15,3%. Per il Centro-Nord si fermerebbe al 13,2%. Se oggi il Pil del Mezzogiorno rappresenta il 22,7% di quello nazionale, nel 2026 se le misure del Piano saranno pienamente applicate dovrebbe salire al 24,1% del Pil nazionale.    

  

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