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Palestina Free: anche a Catanzaro arriva la solidarietà al popolo palestinese foto

Duecento manifestanti al sit in organizzato da Calabria Resistente e Solidale

Si è concluso con il canto di “Bella Ciao” il sit in di solidarietà al popolo palestinese andato in piazza nel tardo pomeriggio a Catanzaro, organizzato da “Calabria resistente e solidale” in concorso con “Ci siamo rotti i Tabù” di Catanzaro, Potere al popolo, le comunità marocchine di Lamezia, di Sellia e di Catanzaro.

Circa duecento persone alla fine, in gran parte rappresentanti delle comunità palestinesi e maghrebine della costa ionica e del lametino, con una discreta presenza di giovani catanzaresi, a gridare “Palestina Free” e agitare la bandiera a strisce e triangolo rosso.

Nelle ore in cui è drammatico il succedersi degli eventi nella striscia di Gaza e nei territori occupati con ripercussioni notevoli anche nelle città israeliane più esposte, anche a Catanzaro si fa sentire il moto di vicinanza verso la popolazione civile che sta subendo inerme bombardamenti e attacchi forsennati, con l’uccisione di un numero imprecisato ma molto alto di innocenti tra cui molti bambini.

“Sono qui ad esprimere la mia rabbia – ci dice Farsakh Shukri prima di parlare al microfono -,  non si tratta di cose giuste o sbagliate. Si tratta di crimini e basta, Israele sta compiendo crimini ingiustificati, bisogna fermarlo. Non si tratta di essere partigiani ed essere con il popolo palestinese. È una questione umanitaria da sempre, ora è anche politica. Il palestinese deve avere la sua dignità, il popolo palestinese deve avere il controllo del suo Stato. Ci hanno abusato, hanno commesso crimini, la nostra lotta dura da più di settant’anni. Rivolgo l’appello ai politici italiani, non possono ogni volta fare i politicanti e stare a debita distanza. Occorre che si assumano le proprie responsabilità, la questione della Palestina non nasce da un missile di Hamas, la storia della Palestina è nata dall’occupazione e dalla sofferenza che dura dal 1948, è ora che il mondo prenda le responsabilità”.

“Nel nostro programma politico – specifica il soveratese Domenico Commisso, presidente e rappresentante legale di Calabria Resistente e Solidale – c’è la lotta contro le ingiustizie in tutti i posti del mondo. Adesso è dettata dall’urgenza, e faremo anche un passaggio sulla situazione colombiana, che è molto delicata. Per combattere queste forme di sopruso da parte dei più forti contro i più deboli. Non siamo contro il popolo d’Israele, ma siamo decisamente contro la politica di Netanyahu, siamo contro questo sionismo che sta massacrando il popolo. Chiediamo che siano rispettate le risoluzioni dell’Onu e che si trovi una pace immediata”.

Tra i manifestanti troviamo Pino Commodari, già consigliere provinciale di Catanzaro, oggi militante di Calabria Resistente e Solidale, movimento fondato da Mimmo Lucano ex sindaco di Riace e aspirante a un seggio in Consiglio regionale nella coalizione guidata da De Magistris. “La manifestazione di oggi – ci dice Commodari – l’abbiamo voluta indire per manifestare tutta la nostra solidarietà al popolo palestinese per la nascita di un suo Stato, una Palestina Libera, e anche contro la cosiddetta informazione ufficiale che non dà resoconti veri sulle morti e su tutto quanto sta realmente avvenendo nei territori occupati e nella striscia di Gaza. Ci troviamo di fronte a una politica di apartheid e di massacri che dura da oltre settant’anni. È ora di dire basta”.

Farsakh Shukri è palestinese, nato vicino Nablus, è ingegnere, ha studiato a Roma, è in Calabria dal 1996 e oggi insegna all’Istituto Tecnico Tecnologico “Malafarina” di Soverato. “Sono fiducioso – dirà al megafono mentre il traffico preserale scorre indifferente sul corso Mazzini – perché vedo ragazzi che non conoscono la Palestina ma ce l’hanno nel cuore. La pace giusta non c’è ma vogliamo una pace dignitosa, i coloni se ne devono andare e devono tornare i nostri profughi, non ci stiamo a questo razzismo folle. Spero che il mondo finalmente si svegli altrimenti tra tre anni si ripeterà la stessa cosa e tra tre anni ancora. Nessuno deve scommettere sulla nostra resa, perché le nostre mamme ci hanno cresciuto a non avere paura in Palestina, a guardare il fucile puntato: mi uccidono ma non mi importa. Loro vogliono tutto, vogliono tutto il potere. Io voglio i miei diritti”.