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Eugenio Riccio: le mie commissioni lavorano, eccome

Conferenza stampa del consigliere prosciolto da ogni addebito. Il legale Lomonaco: bene fa chi si oppone all’assoluzione per tenuità. Battaglia dall’Afghanistan: mi dimetto dalla politica

In una delle sale riservate ai gruppi, in conferenza stampa parla con evidente soddisfazione Eugenio Riccio a due giorni dall’accoglimento da parte del gip della richiesta di archiviazione avanzata dalla procura per lui e per altri tre consiglieri comunali (Battaglia, Bosco e Fiorita) in un primo tempo indagati nell’inchiesta sulle commissioni comunali che a dicembre 2019 aveva sconvolto Palazzo De Nobili e richiamato in loco troupe televisive nazionali. Riccio, capogruppo del Misto, non può fare a meno di ricordare, in avvio, di avere invitato anche “la troupe di Giletti” che con tanta solerzia aveva invaso il Comune alla ricerca di autodafé da parte di qualcuno dei 29 componenti del Consiglio comunale “più indagato d’Italia”. Naturalmente, e Riccio lo sa, passata la gogna gabbato lo santo: che clamorosa notizia riconoscere che perlomeno quattro – ma non è detto che non se ne aggiungano altri – perlomeno quattro dei 29 reprobi ne sono usciti indenni da ogni macchia già nella fase preliminare del processo.

Generico maggio 2021

C’è con Riccio il suo legale, Antonio Lomonaco, autore secondo l’assistito di una “difesa non strombazzata, molto garbata, lineare, professionale e tranquilla”, che ha esordito richiamando i palesi errori commessi, in buona fede certamente, dagli investigatori e che sono stati smontati punto per punto dallo stesso consigliere nel dimostrare, faldone dopo faldone, fascicolo dopo fascicolo, pratica dopo pratica, che le Commissioni nelle quali è stato prima verbalizzatore e poi presidente hanno lavorato sodo e non di lavoro farlocco e inconcludente. Lomonaco ringrazia il dottor Mondolfino, pm applicato all’inchiesta, che non si è incaponito nella difesa dell’ipotesi investigativa – riscontri temporali non conciliabili e omonimie tra gli errori più ricorrenti – e ha proposto l’archiviazione che il gip ha accolto in pieno, anche qui in un passaggio per nulla scontato. Perché la giudice Guerrieri avrebbe potuto richiedere anche respingere la richiesta invitando il pm a formulare un’accusa, o disporre un supplemento d’indagine. Ci sarà un altro successivo intervento dell’avvocato Lomonaco, quando, sollecitato dai giornalisti – questi che passa il convento ci dispiace – accennerà alle posizioni degli altri consiglieri indagati, anche perché lui stesso è in alcuni casi impegnato nella difesa.

L’assoluzione di Riccio e degli altri tre – Bosco e Fiorita terranno lunedì la loro brava conferenza stampa, di Battaglia diremo – è con formula piena, senza ombre né dubbi. Cosa diversa dalla “non punibilità per particolare tenuità del fatto – che, qualora applicata, comporta comunque delle conseguenze per chi ne è oggetto, essendo una pronuncia non tipicamente assolutoria. Bene ha fatto chi si è opposto a questo tipo di archiviazione. Anche qui, ricorda Lomonaco, siamo ancora alla fase della richiesta. Non è detto che il gip la accolga così come proposta dal pm. Potrebbe per esempio respingerla, ma anche accoglierla riconvertendola in archiviazione a tutto tondo. Senza contare che l’assoluzione per particolare tenuità ha delle implicazioni notevoli nel bilanciamento tra i due interessi del diritto dell’eletto e dell’imparzialità e della correttezza della pubblica amministrazione. In questo senso Lomonaco ha appreso con una certa perplessità dell’automatica costituzione di parte civile dell’Amministrazione comunale per un danno all’immagine dell’ente. Ma che succede qualora l’eventuale imputato all’esito del processo venisse riconosciuto assolto per particolare tenuità del fatto? Quale dei due interessi dovrà prevalere? Lomonaco invita alla cautela tutte le parti: il procedimento è in corso e potrà riservare ulteriori sorprese.

Da Eugenio Riccio è venuta una lunga, puntigliosa, orgogliosa rivendicazione del lavoro svolto nelle Commissioni in cui partecipa da presidente, la seconda, o da componente. Ha citato numeri (400 istanze prodotte fino al giorno di dicembre 2019 in cui è arrivato ai consiglieri l’avviso di garanzia), ore di lavoro quotidiane, impegno profuso ij rappresentanza dei cittadini. Ha rivendicato l’individualità di meriti e di colpe. Non si può dire, non si deve dire, che tutti i politici sono uguali, che la politica è il male assoluto, che il Comune è luogo di perdizione. Il “sistema Catanzaro” così come vien fuori malamente dai social è un tessuto sociale massacrato. Ma secondo Riccio il male non è politico né amministrativo, bensì culturale. Tale comunque da allontanare la parte migliore della città dalla politica. Per terminare, un augurio ai colleghi consiglieri ancora nell’inchiesta di poterne uscire al più presto.

Nella saletta della conferenza hanno fatto apparizione alcuni di questi consiglieri, così come, brevemente, il presidente del Consiglio, Marco Polimeni. Autore nei mesi scorsi, di una nota esplicativa, tra l’altro richiamata dallo stesso Riccio, sul lavoro delle commissioni e sulle carenze normative che affligge in proposito il Tuel, il testo di riferimento degli Enti locali. Difficile equiparare il lavoro politico dell’eletto a quello dell’impiegato con badge. Probabile che anche su questo si incentreranno le arringhe difensive, qualora verranno. Intanto, apporto notevole e originale della conferenza, l’intervento di Stefania Caiazza, moglie e legale di Demetrio Battaglia, consigliere di “Catanzaro con Abramo” e ufficiale dell’esercito in missione in Afghanistan. Anche Battaglia è stato prosciolto dal gip con formula piena. L’avvocato Caiazza ne ha descritto la sofferenza d’animo dal momento dell’arrivo dell’avviso di garanzia, i turbamenti fino all’assoluzione. Prevista ma giunta al termine di un periodo logorante. Tanto da indurre Battaglia ad annunciare, tramite la consorte, l’abbandono del Consiglio comunale. Di più. Della politica.