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Il segretario PD Letta rinnova la fiducia a Irto e manda Boccia per mediare

Infuria la polemica nel campo del centrosinistra. L’europarlamentare Picierno chiama in causa le Sardine che rispondono piccate, mentre i 5Stelle non risolvono le contraddizioni interne

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Inevitabilmente si amplia il discorso sulla rinuncia alla candidatura dalla presidenza della Regione Calabria da parte di Nicola Irto, fino a stamattina candidato ufficiale del Partito democratico sia pure disponibile a passare attraverso l’esame delle primarie. Improvvisa, anche se non del tutto imprevedibile, la sua decisione resa pubblica stamattina dall’intervista all’Espresso on line. Così come, d’altra parte, non certo preparata da ampio coinvolgimento era stata l’accettazione dell’investitura a candidato del centrosinistra giunta dopo una riunione alla segreteria regionale del partito di febbraio alla quale parteciparono il commissario regionale del partito, Stefano Graziano, i consiglieri regionali, parlamentari, segretari provinciali, il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà e il presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci.

Da allora sono trascorsi più di tre mesi, un tempo sicuramente non breve nel quale Irto avrà avuto modo di soppesare bene le opportunità a suo favore e le difficoltà a coagulare intorno a sé un consenso tale da imporgli la volontà di proseguire, anche a costo di retrogradare la sua candidatura d’ufficio al vaglio delle primarie di coalizione, in quello che lo stesso Letta aveva definito “atto generoso”.

Irto è arrivato alla conclusione che non ci siano le condizioni affinché la sua candidatura rimanga in campo. Rimane ancora uno spiraglio, perlomeno a sentire quanto ha dichiarato a Radio Immagina, la radio del PD, il segretario Enrico Letta, che è stato il primo ad apprendere della rinuncia dell’ex presidente del Consiglio regionale. “La Calabria – ha detto – è una terra complicata, in difficoltà. Ha un governatore che non la rappresenta. È fondamentale avere chiara la nostra responsabilità, che è quella di dare alla Calabria un futuro diverso rispetto a quello che la giunta Spirlì sta facendo.

Vogliamo farlo attraverso un rinnovamento della classe dirigente. Io voglio qui confermare fiducia nei confronti di Nicola Irto, punta di diamante delle prossime elezioni. Si discuteva in questi giorni di allargare la coalizione intorno a noi, valutando se fare le primarie come in altre parti. Ne discuteremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Giovedì il nostro responsabile Enti locali Francesco Boccia sarà in Calabria. Penso che entro questa settimana dobbiamo prendere una decisione”.

Negli stessi minuti veniva diffusa una nota dell’europarlamentare dem Pina Picierno della Direzione del partito «Provo un senso profondo di scoramento per la decisione di Nicola Irto di rinunciare alla candidatura alla Presidenza della Regione Calabria. Si tratta di una una scelta – ha detto Picierno eletta nella circoscrizione meridionale – che era stata assunta all’unanimità dal Partito Democratico calabrese. Tale scelta, però, ha incontrato difficoltà a causa della preoccupazione di alcuni dirigenti, in particolare Giuseppe Provenzano, riguardo la necessità di allargare il campo della coalizione. Purtroppo tutto ciò ha finito per affossare le fondamenta del Partito Democratico in Calabria, a causa della foga di voler rincorrere le Sardine e Luigi De Magistris. Una scelta politica fallimentare che rischia di consegnare la Calabria nuovamente alla destra e di creare una distruzione della comunità democratica calabrese».

Picierno nell’ultima direzione nazionale del 13 maggio era intervenuta difendendo le prerogative di Irto, così come aveva fatto la vicesegretaria Irene Tinagli contrastando le voci di quanti, come l’altro vicesegretario Peppe Provenzano e il consigliere regionale Carlo Guccione, ritenevano necessario che fossero esplorate tutte le strade per arrivare a un allargamento della coalizione per contrastare efficacemente la destra, indubbiamente favorita in partenza. Da questo contrasto in direzione nasce il richiamo polemico che Picierno rivolge a Provenzano, e sul quale prontamente ha ribattuto il Movimento 6000 Sardine che hanno definito “maldestro” il tentativo di coinvolgerlo nella polemica.

«La nostra posizione – specificano le Sardine, che hanno in Jasmine Cristallo la loro portavoce – è da sempre chiara netta e coerente: ci siamo spesi e ci spenderemo per la formazione di un campo largo e plurale capace di poter competere con un centrodestra a trazione leghista e fortemente aggressivo. Su questa linea abbiamo lavorato da subito, anzi a onor del vero fin dalle regionali 2020, quando più volte abbiamo lanciato accorati ed inascoltati appelli all’unità e preso le distanze dal quadro frammentario che si è poi concretizzato e che ha consegnato la Calabria alla destra. Ci stupiscono le illazioni che in queste ore vengono indirizzate a Peppe Provenzano che ha sempre lavorato per allargare il perimetro delle coalizioni del centrosinistra con uno sforzo di generosità politica e senso della prospettiva politica di medio e lungo termine, per tentare di costruire alleanze larghe ed ampie a partire dalle forze che hanno sostenuto il Governo Conte due. Questo sforzo alla partecipazione può e deve dispiegarsi anche in Calabria».

La principale forza che, insieme al Pd, ha sostenuto il Conte due è il Movimento 5Stelle, il perno intorno al quale il Pd nazionale vuole costruire un’alleanza duratura in senso progressista. In Calabria l’orientamento dei pentastellati, dei loro rappresentanti parlamentari più che altro, è mutevole e ancora indefinito. C’è un’ala “governista”, che fa capo alla sottosegretaria Dalila Nesci che vede di buon grado l’alleanza di centrosinistra e vuole misurarsi nelle primarie, e chi, come Riccardo Tucci in una dichiarazione resa al Corriere della Calabria non tarda a ricordare che “Irto è stato il candidato del solo Pd e non è mai stato condiviso in modo ufficiale in nessun tavolo. Quindi ci saranno state dinamiche interne sulle quali non intendiamo entrare. Mi auguro a questo punto che si riaprano al più presto i tavoli e si trovi un candidato di sintesi, capace di superare gli ostacoli interni e a rappresentare al meglio l’intera coalizione”.

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