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Il post di Conte che scompiglia le carte di Graziano

L’indicazione del leader dei 5Stelle per un candidato civico e condiviso indica una strada difficilmente ignorabile da Boccia e dal tavolo del centrosinistra che si riunisce oggi, al quale non risultano invitate le Sardine di Cristallo

Giornata campale per il centro sinistra calabrese, impegnato a ridare un senso all’azione politica da qui fino a ottobre, quando si terranno le elezioni regionali in contemporanea con le amministrative delle maggiori città italiane. Arriva il responsabile degli enti locali del Pd Francesco Boccia per incontrare a Lamezia nell’ordine: il candidato rinunciatario Nicola Irto, il gruppo dirigente del partito e poi il tavolo del centrosinistra, allargato ma non troppo, come vedremo.

Perlomeno questo era il programma prima dell’irrompere sulla scena del post di Giuseppe Conte che, pur prendendola alla larga come gli hanno insegnato due anni di duro mestiere da premier, afferma in modo perentorio che qualora il Partito democratico intenda realmente dare sostanza all’alleanza duratura e programmatica con il nuovo Movimento Cinquestelle, deve iniziare a farlo dalla Calabria, mettendo in campo un candidato condiviso ed espressione dell’intero campo: “Il Movimento 5 Stelle chiede a tutte le forze progressiste di dar vita a un patto di ampio respiro programmatico. Il Movimento da domattina è disposto ad aprire un tavolo di confronto per costruire un progetto che offra migliori condizioni di vita a tutti i calabresi, anche a quelli che sin qui non hanno avuto voce. Istruzione, legalità, lavoro, salute sono le priorità dell’agenda che dobbiamo declinare insieme affidando il compito di realizzare questa svolta a un candidato Presidente di regione di alto profilo espressione delle migliori energie della società civile. I calabresi ci chiedono questo. Meritano una risposta, all’altezza”.


Più chiare di queste parole ci sono le acque fresche e dolci di Petrarca: se il Pd non vuole correre da solo alle regionali, se vuole i M5S accanto, accetti la rinuncia di Nicola Irto e si apra all’esterno. In quale direzione è facile intuire, considerato quanto è stato svelato dall’indiscrezione di ieri dell’online del Corsera. Di solito succede che le indiscrezioni bruciano chi ne è protagonista, e dopo l’alzata di scudi proveniente da non meglio precisate fonti del Nazareno e le accuse di “destabiizzazione” contro ignoti rivolte a caldo dal commissario dem Stefano Graziano, così doveva succedere alla candidatura spuntata a ciel sereno di Enzo Ciconte. La quale, evidentemente, non era poi così estemporanea e sbocciata all’improvviso nelle intenzioni di Enrico Letta, o anche prima, di Nicola Zingaretti, se è vero, come è vero, che di Ciconte si sussurrava sottovoce da mesi e che, d’altra parte, mai i due segretari hanno manifestato aperta investitura a Nicola Irto.

La voce a suo sostegno più convinta è stata quella del commissario Graziano e, a vedere lo svolgersi degli avvenimenti, non poteva che essere così, essendo stata frutto di una decisione interna al gruppo dirigente del Pd e poi comunicata al resto della coalizione. Tutto legittimo, per carità, ma a costo di correre il rischio, poi effettivamente sperimentato, che la candidatura camminasse solo sulle gambe del Pd e neanche tanto convintamente. Perché, in fondo in fondo, rimane un interrogativo niente male: di come tutto sia cambiato in casa dem da qualche mese a questa parte, a tutti i livelli anche organizzativi, ma non il commissariamento del partito in Calabria assegnato sine die a Graziano nonostante il palese insuccesso della fallimentare candidatura di Callipo nel 2020. Questa Calabria, da tutti vituperata e messa alla berlina eppure oggetto di desiderio di chiunque la sperimenti solo per un po’. È successo a Luigi De Magistris, è successo a Stefano Graziano. Il commissario ora è chiamato a risolvere, se ci riesce, un pasticcio da lui stesso combinato: come ovviare a quanto dichiara Giuseppe Conte nell’immediata vigilia del tavolo decisionale, tenendo conto di cosa è significato, a Roma per esempio, fare di tutto pur di non rompere con l’alleato strategico del partito.

Il tavolo nasce già monco, a quanto si sa. Ci partecipa Leu ma non Articolo uno, ci partecipano naturalmente Pd e Cinquestelle, ci partecipa il Psi ma non Calabria Aperta, ci partecipa Francesco Aiello ma non la portavoce delle Sardine Jasmine Cristallo, non invitata. Chissà con quale motivazione, se non quella, si intuisce, di fare parte delle forze “destabilizzatrici” di cui riferiva Graziano, accomunando in questa tentazione “golpista” anche il vicesegretario Peppe Provenzano che in proposito propugna quanto predicato, tra gli altri, dallo stesso Letta: allargare il campo, includere più società possibile, superare gli ostacoli personalistici e le rendite di posizione. Offrendo, con la candidatura di Ciconte, un ultimo e disperato appiglio alle residue possibilità di discesa di De Magistris dall’Olimpo dell’impraticabilità delle soluzioni auspicabili in chiave elettorale per un centrosinistra calabrese che possa realmente porsi in competizione con un centrodestra accreditato del vantaggio ai nastri di partenza.