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Pensavo fosse politica… invece era un essemmesse

Bravi… bravi tutti

Bravo Matteo Salvini che verrà in Calabria per un Papeete 21.0, Zambrone al posto di Milano Marittima, a sbugiardare il suo giovane vicesegretario Andrea Crippa che temerario il giorno prima aveva urlato al microfono: “Il candidato presidente ce l’abbiamo già. La prossima amministrazione sarà ufficialmente portata avanti da un presidente a marchio Lega e non ci sono dubbi”, con a fianco Nino Spirlì mascherinato e plaudente. Peccato che il segretario in capo, anzi in Capitano, trentasei ore dopo dica: ”Qui in Calabria, la scelta per la presidenza spetta a Forza Italia”, con a fianco Nino Spirlì mascherinato e plaudente. Sembra la vecchia pubblicità del dentifricio Chlorodont “Con quella bocca può dire ciò che vuole”. Tanto nessuno ci fa molto caso, abituati come siamo alla fugacità delle parole, alla precarietà dei ragionamenti, alla instabilità delle alleanze, al disfacimento organico delle certezze, ai programmi dettati con gli essemmesse.

Brava Wanda Ferro (“Noi stiamo ai patti ma in caso…”) a non smentire eccessivamente Fausto Orsomarso (“Il nostro nome è validissimo ed è quello di Wanda Ferro”) che figuriamoci se può permettersi di dissentire da Giorgia Meloni che ultima aveva osservato: “In Calabria tocca a Forza Italia fare il nome del candidato governatore”.

Curioso che in tutto questo slancio di altruismo e di generosità non arrivi nessun moto di ringraziamento da parte di Forza Italia. Curioso ma anche comprensibile. Un partito, quello azzurro, diventato oggetto delle mire espansioniste dei partner di coalizione, segnatamente della Lega per motivi di leadership interna al cerchio sovranista, complice il diffuso clima di rassegnazione tipico di tutti i partiti più o meno personali quando viene meno la spinta propulsiva della fonte da cui tutto origina. Ci sono sintomi preoccupanti di implosione interna in Forza Italia, la nascita di movimenti satelliti e autogestiti come Coraggio Italia e Noi con l’Italia, ma anche segni di abbandonanti abbandoni in massa qualora la campagna di annessione di Salvini dovesse trovare accoglienza definitiva ad Arcore. Sembrano scenari che poco interessano la Calabria, dove Forza Italia ha finora tenuto bene l’impatto elettorale. Ma la contemporanea attenzione del leader leghista nei confronti del sottobosco politico cattolico, con le frequenti connessioni registrate con i vertici dell’Udc, a segnalare la ricerca al centro del consenso perduto a destra, fa il paio con quanto si osserva in periferia, per esempio nei banchi del Consiglio comunale di Catanzaro, dove Udc e Lega trovano nel gruppo Misto ampia commistione di uomini e iniziativa. Salvini ha pronosticato che in settimana si avrà il nome del candidato del centrodestra.

Le previsioni convergono su Roberto Occhiuto che nel frattempo non batte ciglio, per troppa sicurezza oppure per timore di rompere un equilibrio che si basa su dinamiche esterne alla Calabria e soprattutto alla sua Cosenza, dove la sua elezione potrebbe portare a una pax politica interna al centrodestra dilaniato finora dalle faide (elettorali, si intende) familiari. La presidenza a Roberto Occhiuto spianerebbe infatti la strada la strada all’ingresso in Parlamento di Andrea Gentile, primo dei non eletti nel collegio.

Bravo Nicola Irto, dall’altra parte. Ha lasciato Francesco Boccia a Lamezia con l’intento di ripensarsi e sembra proprio che ci abbia pensato più che bene. Gli sta bene sedere a Roma al fianco di Enrico Letta e difronte a Giuseppe Conte, il tavolo nazionale è una buona palestra di leadership al cui ruolo, ad ascoltare le sirene del Nazareno, sarà chiamato a fare l’abitudine, vada come vada l’affaire candidatura.
Bravo Enzo Ciconte, nominato “papa nero”, che come il papa bianco si è affacciato sulla piazza mediatica di domenica, e si riserva, semmai di dare botte da orbi, qualora dovesse constatare di essere stato distolto dai suoi studi senza apparente motivo.

Bravo Francesco Boccia,
che a Gizzeria si è inventato il candidato unico ma non troppo, ricordando il miglior Veltroni, quello prima del regista e dello scrittore di romanzi, quello famoso per la locuzione “ma anche…”.

Bravo Luigi De Magistris che in corsa ha cambiato compagno di fuga, dalla biposto(mai dire Tan.Dem)  è sceso Carlo Tansi ed è salita Anna Falcone, da Tesoro Calabria a Primavera Calabria la mossa è stata breve.
Bravi tutti, insomma. Comunque vada, sarà un successo.