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“Candidati distanti dall’elettorato, ciò determina la disaffezione dei cittadini”

Le considerazioni di Giovanni Primerano, già Presidente Circoscrizione Pontegrande S. Elia e Antonio Gigliotti già Consigliere Comunale Catanzaro all’indirizzo dei parlamentari Pd Antonio Viscomi, Beppe Provenzabo e Francesco Boccia

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Lettera aperta di Giovanni Primerano, già Presidente Circoscrizione Pontegrande S. Elia e Antonio Gigliotti già Consigliere Comunale Catanzaro all’indirizzo dei parlamentare Pd Antonio Viscomi, Beppe Provenzano e Francesco Boccia

C’era una volta – scrivono – il deputato che veniva eletto direttamente dal popolo ed intratteneva con l’elettore un rapporto diretto.
Si racconta che il sen. Poerio, il sen. Tropeano, l’on. Politano, che andavano a Roma con il treno, erano attesi nelle varie stazioni ferroviarie dagli elettori che consegnavano loro dei biglietti con i desiderata (fossero pratiche di lavoro, di pensione, richieste di amministratori locali ecc.) e ricevevano risposta con lo stesso sistema.
Oggi c’è il parlamentare che “vola alto”, viaggia in aereo, magari è presente sui social, ma non intrattiene alcun rapporto diretto con l’elettore e con la comunità che gli hanno consegnato la delega di rappresentarli e di curare il loro interesse. Egli risponde solo al gruppo dirigente che lo ha nominato a rappresentare il collegio, gruppo dirigente che spesso e volentieri è a sua volta nominato dalle alte dirigenze del partito, come accade in tutte le sedi commissariate quali la nostra in Calabria e a Catanzaro.
Si viene così a configurare un grave vulnus al sistema democratico di rappresentanza, con l’esautorazione completa di coloro da cui dovrebbe derivare concretamente il potere, cioè gli elettori e gli iscritti alla formazione politica, ma soprattutto si determina un distacco motivazionale da parte dell’eletto (o del funzionario di partito cooptato dall’alto invece che votato in sede congressuale) che non avverte più la necessità di adoperarsi a favore di coloro che lo hanno scelto come rappresentante, ma rimane obbligato soltanto nei confronti di quei pochi superiori gerarchici che lo hanno investito della funzione.

Ma, ancor peggio, tutto ciò determina naturalmente una disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, conseguente alla percezione che il loro potere decisionale è praticamente nullo, sia in sede elettorale che nell’ambito dell’attività di partito, la quale negli effetti non esiste praticamente più essendosi ridotta a sparute e semi-deserte riunioni occasionali di circoli che esistono in realtà solo sulla carta e che sopravvivono solo in quanto strumento di potere da parte di dirigenti nominati dall’alto invece che come sede viva e vitale dell’attività politica di base, come erano state le vecchie, gloriose sezioni di partito dei passati decenni.
Stanti così le cose non c’è da meravigliarsi che poi le scelte dei cittadini vadano a cadere sui soggetti politici più svariati e meno raccomandabili, ma che hanno dalla loro il fascino della novità se non quello della chiarezza e della propositività, se non addirittura sui movimenti populisti e demagogici che affidano il loro messaggio a pochi slogan incitanti all’odio identitario e che hanno successo proprio per la mancanza, dalla nostra parte, di un discorso serio, solido, strutturato sulla partecipazione dal basso invece che sulle sterili dichiarazioni di un’elite che viene giustamente vissuta come estranea ai veri bisogni e ai veri interessi della gente.
Noi ci avviamo alle elezioni regionali in queste condizioni tragiche e presumibilmente, se esse non muteranno, mieteremo risultati del tutto conseguenziali.

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