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Il Pd, il tavolo, le candidature vere e fasulle secondo Cristallo

Mezz’ora e qualcosa in più di diretta Facebook della portavoce delle Sardine per raccontare la sua verità su Graziano, Irto, Ciconte, Ventura e anche su se medesima

Finalmente una voce dal di dentro. O dall’intorno, per meglio dire. Da quel famoso – e fumoso – tavolo allargato del centrosinistra che convocato, congedato e riconvocato più volte tra dicembre e gennaio non ha prodotto nulla di quanto si era prefisso, ovvero cercare e trovare una figura condivisa che potesse aggregare intorno all’idea di una Calabria diversa da quella attuale. Jasmine Cristallo ha voluto dire la sua, con una diretta Facebook di una quarantina di minuti, il giorno dopo che dalla voce dei leader di Pd, M5s e Leu era stato pronunciato un nome e un cognome sconosciuti ai più, e del tutto nuovi alla scena politica: Maria Antonietta Ventura. Il nome, in effetti non aiuta molto, lo diciamo a latere di quanto detto da Cristallo. La Maria Antonietta più famosa è quella d’Austria che per rispondere al bisogno di pane del popolo in rivolta suggeriva che mangiassero brioches. Forse è una frase inventata e la decapitata non l’ha mai pronunciata. Ma gli è rimasta appiccicata e non c’è niente da fare. La stessa allure potrebbe aleggiare intorno alla Maria Antonietta di Calabria, considerata la sua estrazione alto borghese.

Il commissario Graziano, avvelenatore di pozzi

Ma è ancora preso per dirlo. Di sicuro, è vero, e qui torniamo alle parole dette dalla Jasmine con voce spesso spezzata da un filo di emozione, con la sua designazione si è voluto rispondere all’antipolitica imperante con la non politica insignificante, costruita freddamente in laboratorio, elaborata da un cerchio ristretto che ha dialogato con chi ha bisogno di essere ascoltato, facendosi sfuggire di mano un’occasione che pure era a portata di mano. Bastava mettere in campo quella che Gramsci (ma chi era costui…) chiamava “connessione sentimentale”, tradotto in modernese bastava metterci un po’ di passione. Bastava la volontà di farlo, come si è fatto in altre realtà. Ma in Calabria non è stato possibile. Cristallo individua nel commissario del Pd Stefano Graziano il terminale ben forgiato di quello che appare come un “approccio fallico” al problema così come posto da Pd e M5s, la ricerca spasmodica della figura femminile da utilizzare come foglia di fico per nascondere l’incapacità della politica, del Pd in questo caso, di assolvere al mandato che qualunque commissario dovrebbe svolgere. Invece Graziano non ha fatto altro che rafforzare all’interno del partito quei gruppi contro i quali avrebbe dovuto attuare la sua azione. Anzi Graziano sarebbe un “avvelenatore di pozzi”, colui cioè che sfrutta la sete di partecipazione per raggiungere lo scopo opposto: il deserto comunicativo, l’assenza di discussione nelle piazze, nelle agorà che Letta vorrebbe invece vedere piene e vocianti.

Il Pd secondo Jasmine

Jasmine parla spesso del Pd, e qualcuno potrebbe anche chiederle con quale diritto, lei che dichiara di non avere mai votato Pd, anzi di vederlo con non troppo favore. Però, a prestar fede a quanto ha detto, qualche voce in capitolo bisogna assegnargliela d’ufficio. Se è vero che già ad agosto dell’anno scorso questa “sirenetta interessata” come malevolmente è stata tacciata da una testata online locale ha rifiutato di venire eletta segretaria regionale a mozione unica del Pd calabrese, come gli è stato proposto dal Nazareno, inteso come luogo fisico di Roma e non come entità spirituale. Ma non è finita qui. Perché sempre dal Nazareno, a candidatura Irto già varata, la prima, quella invernale, decisa da un tavolo che non c’era, le era stato suggerito di fare la parte staccabile del ticket di governo, ovvero essere la vice presidente. A scelta, se a priori, oppure da eletta come capolista in tutte le circoscrizioni. Anche questa volta la “sirenetta interessata” ha rifiutato. Anche perché al tavolo ha sempre sostenuto che la candidatura di Irto era l’opposto di quanto si andava cercando, ovvero una figura senza casacca, un civico, insomma. Ma non è mai stata il “cecchino” di Irto. Anzi, ha più volte raccomandato di non mettere alo sbaraglio un giovane capace di un modo positivo di fare politica.

Enzo Ciconte

La portavoce delle Sardine, viceversa, ha sempre sostenuto la candidatura di Enzo Ciconte, il docente di storia della criminalità organizzata, il cui nome è uscito allo scoperto soltanto un mese fa. In effetti Cristallo aveva suggerito lo storico calabrese già da mesi al segretario Letta. Ma non perché supportato dal vicesegretario Peppe Provenzano come proditoriamente asserito in più occasioni, sempre per “avvelenare i pozzi”, come frutto di una lotta di correnti interne al Pd. Quella di Ciconte era una candidatura “dal basso”, sorta spontaneamente intorno a un articolo da lui scritto per Domani, e successivamente rafforzato dal comune interessamento intorno a una iniziativa della Feltrinelli sul centenario del Pci. Ciconte è stato valutato dal Nazareno fin da gennaio, e per il professore c’era un interesse vero, anche perché la sua partecipazione avrebbe rappresentato lo svolgersi concreto di un’antimafia sociale che avrebbe contribuito a combattere la descrizione lombrosiana che si fa della Calabria, mitigandone l’immagine di regione asservita alla mafia e a lei conformata. Lo stesso pregiudizio dimostrato da Luigi De Magistris quando nel talk di riferimento riferiva della sua entrata in un bar, e della domanda che gli venne rivolta nello slang calabro-volgare: “Ma voi a chi appartenete?”, scambiando un ricordo linguistico magnogreco per una dichiarazione implicita di mafiosità.

La candidata Ventura

“Come si fa a rispondere all’accoppiata Occhiuto-Spirlì candidando un’industriale, con un’operazione da vero e proprio casting, con possibili profili di conflitto di interesse considerata la provenienza da una famiglia che opera con commesse pubbliche? Ma a parte questo, siamo di fronte a una candidatura che non nasce da alcun progetto politico, che non potrà funzionare, che non mette in moto nessun processo aggregativo, che non produrrà mai l’entusiasmo necessario, figurarsi una campagna elettorale coinvolgente. Per Jasmine è duro ammetterlo, ma dalla destra deve ricevere lezioni di femminismo. Mentre il Pd è un arcipelago complesso, che dà smarrimento. Dove nessuno più riflette. Nemmeno quando un segretario come Zingaretti va via dicendo testualmente: ”mi vergogno”. Nemmeno quando Irto rinuncia parlando di un partito di “feudi”. Questa che circola in Calabria, secondo la portavoce delle Sardine, è una politica oscena. Per finire, un appello a Letta a Conte a Speranza: “Fermate i motori, venite qui in Calabria e coinvolgete gli esponenti della base del Pd e del M5s, di Leu e di Articolo1. Chiedo che la Calabria non venga ancora sbeffeggiata come è successo già con il commissario per la sanità. La Calabria non è una terra perduta”.