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Pd contro Spirlì: “Gli serve una rilettura del periodo fascista”

"Un rappresentante istituzionale di un paese libero e democratico, che è tale grazie alla Resistenza e all'Antifascismo, non dovrebbe in alcun modo cercare di rivalutare la politica di un dittatore"

“Se c’è qualcuno che ha bisogno di una rilettura del periodo fascista e dell’operato del Duce è proprio il Presidente FF Spirlì, perché dalle sue ultime dichiarazioni è chiaro che fa parte di quella fascia di popolazione che si limita a leggere e ripetere delle bufale che non trovano alcuna corrispondenza nella storia e nei documenti”. E’ quanto si legge in una nota del Pd Catanzaro.

“Pensare di fare un distinguo sull’operato di Mussolini, protagonista del periodo più tragico della storia nazionale, – si legge nella nota – è un tentativo di solleticare l’elettorato di estrema destra al quale probabilmente il leghista Spirlì strizza l’occhio. Un rappresentante istituzionale di un paese libero e democratico, che è tale grazie alla Resistenza e all’Antifascismo, non dovrebbe in alcun modo cercare di rivalutare la politica di un dittatore che ha condotto l’Italia in guerra e promulgato leggi contro la razza senza contare tutta una serie di oscenità successe in quel periodo storico.

Giusto per correttezza di informazione faccio presente a Spirlì che il sistema pensionistico italiano nasce nel 1895 sotto il governo Crispi inizialmente rivolto ai soli dipendenti pubblici, poi esteso anche a quelli privati nel 1919 dal governo Orlando.

Le legge sulle case popolari risale al 1903 proposta dell’On. Luigi Luzzatti.

“Le donne, che in quel periodo non avevano neanche diritto di voto, vennero bandite dai concorsi pubblici con la Legge 221 del 1934 e con il Regio Decreto 2480 del 9 dicembre 1926 escluse dell’insegnamento in nelle materie tecniche, lettere e filosofia e inoltre venne anche limitata al 10% la quota femminile nelle grandi e medie impresa. E’ poi risaputo che per il fascismo le donne servivano solo a fare figli, possibilmente maschi, e per assistere i mariti. Per non parlare della promozione di una cultura omofobica e non tollerante delle diversità” – si legge nella nota del Partito. Per quanto riguarda le famose bonifiche, la maggior parte fu portata a termine dai governi precedenti all’avvento del fascismo. La quota realizzata da Mussolini è stata poco meno del 10% dei famosi 8 milioni di ettari inizialmente promessi”.

“Su una cosa Spirlì ha ragione, fu il Duce il fondatore dell’Ente Nazionale Industrie Cinematografiche che utilizzò per millantare successi e ingannare un’intera nazione che dopo appena un ventennio si ritrovò sommersa da macerie e umiliazione. Macerie e umiliazione – conclude la nota – sono l’unico lascito, insieme ai morti e alle brutalità della guerra civile, che la storia ricorda di quel periodo. Il Presidente FF farebbe meglio a leggere qualche libro in più e magari candidarsi alle prossime elezioni regionali per capire cosa realmente pensano di lui i cittadini calabresi”.