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Amalia Bruni alla ricerca di nuovi e più larghi consensi

La discussione “sul tipo di progetto politico di progetto politico da consolidare intorno alla candidatura” verte sulla possibilità effettiva di allargamento del campo. I dubbi della base Pd

“I partiti, i movimenti ed i gruppi politici e civici che si riconoscono nei valori riformisti e progressisti del centro sinistra hanno proposto unitariamente la candidatura alla guida della Regione Calabria ad Amalia Bruni, ricercatrice conosciuta in tutto il mondo per le sue scoperte scientifiche. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Articolo Uno, il PSI, Io resto in Calabria, il Centro Democratico, i Verdi, i Repubblicani, Demos, A testa alta, Calabria civica si incontreranno nuovamente domani e mercoledì per continuare la discussione sul tipo di progetto politico da consolidare intorno alla candidatura”.

La nota diffusa nella tarda serata di ieri da Pd, M5s e le altre forze politiche “che si riconoscono nei valori riformisti e progressisti del centrosinistra” fissa lo stato delle cose al termine della lunga riunione on line su piattaforma Zoom convocata da Francesco Boccia e Stefano Graziano per i dem e da Riccardo Tucci e Massimo Misiti per i pentastellati. La proposta fatta ad Amalia Cecilia Bruni, direttrice del Centro regionale di neurogenetica, è ufficiale, ma, a leggere attentamente, non si conclude ancora con l’accettazione compiuta, ed altrettanto ufficiale, della candidata. Quasi sicuramente ciò avverrà nelle prossime ore, presumibilmente dopo che la dottoressa Bruni avrà completato il suo personale giro di consultazioni iniziato subito dopo aver compreso di essere al centro dell’interesse politico della coalizione di centrosinistra finalmente legittimata a operare in quanto tale dal rasserenarsi della situazione interna ai Cinquestelle. Amalia Bruni è nuova all’impegno elettorale ma, come ogni calabrese che abbia la responsabilità operativa di una porzione, piccola o gande, del sistema che ruota intorno all’istituzione Regione, conosce alla perfezione riti e miti della politica.

Il primo rito da svolgere e insieme il primo mito da esplorare riguarda l’effettiva unanimità di consenso delle sigle proponenti e, subito dopo, le residue possibilità di allargare il campo di consenso. Un impegno che, quanto risulta, Bruni ha intrapreso con l’impegno consueto che mette nelle sue cose. Preme, alla neurologa lametina, conoscere il grado di permeabilità e di osmosi su cui può contare la sua candidatura nei confronti del bacino “a sinistra” della coalizione, ovvero l’arcipelago numericamente inesplorato che fa capo da un lato a Luigi De Magistris e dall’altro a Carlo Tansi. Quest’ultimo avrebbe già manifestato il suo interesse al dialogo. Il primo non ha ancora avuto modo e tempo di dire la sua in proposito, anche perché, da questo punto di vista, qualche problema la candidatura Bruni glielo pone. Nelle stesse ore in cui si andava solidificando l’effettiva consistenza della nuova candidatura, il Movimento Equità Territoriale fondato da Pino Aprile e in corsa con proprie liste a fianco del sindaco di Napoli, invitava “tutti i calabresi mercoledì 14 in piazza Prefettura a Catanzaro per partecipare ad una manifestazione in sostegno per la dottoressa Amalia Bruni e per il Centro di Neurogenetica.”. Interessante la nota che accompagna il lancio della manifestazione, quando, dopo notiziare del recente incontro di Bruni con il commissario Longo nel tentativo di mettere in sicurezza il Centro di neurogenetica, afferma che ella “nutre poche speranze, è stanca, esausta di lottare contro i mulini a vento, definisce la sua attività scientifica ‘un’opera incompleta’ perché dopo 25 anni di lavoro è prossima alla pensione”. Non sappiamo se a questo punto la manifestazione si terrà ugualmente, certo in caso di accettazione definitiva della candidatura, la pensionanda Bruni avrebbe il suo bel da fare.

Per come sono andate le cose nel Pd, nei 5Stelle e nel rimanente del tavolo di consultazione, è chiaro che la preoccupazione di Bruni sarebbe in verità da rivolgere anche all’interno della coalizione. Non mancano infatti già da ora segni di insofferenza e finanche di protesta nella base del Pd per l’ennesima decisione presa sull’asse Roma Largo del Nazareno – Lamezia Sant’Eufemia sede del partito commissariato, soprattutto dopo che si era avvalorata l’avocazione del “caso Calabria” da parte del segretario Enrico Letta e spazzando via con noncuranza il lavoro tentato intorno allo storico Enzo Ciconte attraverso la mediazione delle Sardine. Forse si mitizza troppo questa “base del Pd”, ma, nel caso, è su di essa che fonda e si legittima la leadership nel tavolo della coalizione dell’unico partito strutturato sul territorio e detentore di voti reali e consistenti, elettoralmente sperimentati. La base del Pd è come l’asino, animale fedele e cocciuto. Se non è pienamente convinto è difficile che accetti di bere quanto il padrone gli impone. La base, che poi sono i segretari dei circoli e i militanti che li tengono in vita, sa che la dottoressa Bruni ha giustamente anteposto la sopravvivenza del suo Centro di ricerca e di cura a ogni preferenza di ordine politico, adattandosi all’evolversi della supremazia in Regione così come stabilita dalle urne.

La base, forse con eccesso di romanticismo, è affezionata all’idea della coerenza e non è completamente assuefatta alla ragion di stato che ha imposto la regola del “civico” prima di tutto e nonostante tutto, come dai desiderata del principale alleato, il M5s. In questo senso, a parte i dubbi sul metodo già prontamente manifestati da Mario Oliverio, Amalia Bruni dovrà lavorare parecchio. In questa opera di penetrazione e convincimento all’esterno e all’interno della coalizione l’aiuterà la sua aderenza a Comunità competente, il coordinamento tra associazioni, fondazioni e operatori della sanità guidata da Rubens Curia, e di cui fanno parte o forniscono contributi nomi noti quali don Giacomo Panizza, Sandro Giuffrida, Marina Galati, Caterina Laria, Maurizio Iocco, Monica Zinno, Elena Sodano, Clementina Fittante. Ma sarà una battaglia lunga e difficile, che inizia in salita. Per la compattezza del fronte opposto unito, perlomeno fino alla prova elettorale, intorno a Roberto Occhiuto. Ma anche per la friabilità, momentanea si spera per Amalia Bruni, del terreno su cui poggia il suo tentativo di scalare la vetta.