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Letta: “Calabria questione nazionale e Bruni unica vera svolta”

A Gizzeria la prima tappa del breve tour calabrese del segretario del Partito democratico

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“Il percorso è stato molto contorto e molto complicato”. Il segretario Enrico Letta lo sa, che il legno del Pd calabrese è tutto storto, e raddrizzarlo è opera impegnativa e che non si sarebbe potuto assolvere nei pochi mesi, da marzo, in cui sta sperimentando l’ennesima sua “incarnazione”.

Immagine che sa di martirio, ma se Letta la usa è perché l’avrà pensata diverse volte. Adesso è qui a Gizzeria, prima tappa di un breve viaggio che lo porterà in poche ore prima alla Piana di Gioia Tauro, poi a Reggio, poi a Scilla. Puntate frettolose, che si consumano in un breve confronto con i giornalisti e con i dirigenti di partito dell’area, mentre ad accompagnarlo sarà costantemente il commissario Stefano Graziano. A Gizzeria, nel solito albergo che Amalia Bruni ha scelto come base elettorale, a presenziare erano tra gli altri il deputato Antonio Viscomi, il segretario di federazione di Catanzaro Gianluca Cuda, di Vibo Valentia Enzo Insardà, il commissario della federazione di Reggio Giovanni Puccio, il consigliere regionale di fresca tessera dem Francesco Pitaro.

Contatti mordi e fuggi, appena il tempo per Giovanna Vitale, notista politica di Repubblica, di presentare al segretario suo padre Giuseppe a lungo magistrato a Lamezia nonché per breve periodo vicesindaco. Giovanna Vitale, che ha moderato l’incontro con i giornalisti, era stata anche “nominata” come possibile candidata nell’intenso, finanche rocambolesco “casting” che ha preceduto l’indicazione di Amalia Bruni. Che, adesso, c’è, e rappresenta per Letta motivo di orgoglio e di impegno. Orgoglio perché la può additare in campo nazionale come esempio di chi mette da parte nome, fama e ricerca riconosciuta in campo internazionale per dedicarsi alla sua terra. Impegno perché è la giusta leva per fare diventare la Calabria questione di livello nazionale.

A chi gli chiede particolari troppo dentro alle piccole e finanche meschine diatribe interne di partito e di coalizione, risponde in pratica che non gli interessano molto, anche se, in nome della sua proverbiale professione di responsabilità, non se ne lava le mani. Se ne farà carico appena terminate, e vinte (se ne dice sicuro) le elezioni, quando saranno celebrati finalmente i congressi provinciali e regionali e il partito, che vuole nuovo e in mezzo alla gente, potrà ripartire. Se fosse stato per lui, le primarie le avrebbe ben volentieri fatte svolgere, come a Bologna, come a Roma, dove pure non sono mancate le polemiche. Ma qui, in Calabria, come d’altra parte è successo a Napoli, ha preferito fidarsi dei dirigenti di partito, quelli che ha trovato. Napoli. Ieri lì si è svolta la festa dell’Unità con la partecipazione di molti candidati alle prossime amministrative tra i quali il già rettore Manfredi e, a riprova della volontà di allargare l’interesse sulla Calabria a livello nazionale, ha voluto fortemente la presenza di Amalia Bruni. Parole reciproche di grande apprezzamento tra i due. E convincimento, da parte del segretario, che “l’unica vera svolta per la Calabria è la Bruni. Il resto è una finta svolta”. L’unica vera discontinuità, rispetto alla scelta del centrodestra, in piena continuità con il vecchio e con l’esperienza Spirlì. E unica svolta sensata, quando si pensa che per convincere l’ex ministro Manfredi ad accettare la candidatura a Napoli lo si è dovuto convincere della volontà del Pd di aiutare a livello nazionale la difficile partita del pericolo incombente di dissesto del comune di Napoli gestito per dieci anni da Luigi De Magistris. Con il quale, assicura, non ci sono e non ci sono state trattative.

Da qui l’idea di adoperarsi per fare lo stesso per la Calabria e peri il suo inveterato debito sanitario che, dice, deve essere condiviso da tutti i cittadini italiani, nel riconoscimento che molto del debito è frutto delle scelte non eccellenti dello Stato nella sua interezza. A chi gli chiede poi di Oliverio, risponde con parole di circostanza, tipo stima e apertura, ma ricordando che la strada maestra è in questo momento Amalia e solo Bruni. Sulle liste, la convinzione che saranno ottime e competitive, fatte per vincere, mentre chiederà al governo di fissare una volta per tutte la data delle elezioni.

Ultima notazione, riguardo alla difficile situazione economica e occupazionale in Calabria. Sa poco, ovviamente, dei tirocinanti e delle Terme Luigiane. Ma ha parlato proprio ieri in una lunga call con i tre segretari generali regionali di Cisl Uil e Cgil che lo hanno informato di tutto e gli hanno fornito cifre e documentazione. C’è lavoro da compiere e missione da assolvere: “Come sapete, ho accettato di misurarmi nel collegio senatoriale di Siena e Arezzo. Mi impegnerò a fondo nel 35 comuni che fanno parte del collegio. Ma mi vedrete spesso in Calabria, perché considero la candidatura di Amalia Bruni una partita in cui il partito e tutto il Sud si giocano moltissimo. La vicenda Calabria non può essere trattata nelle pagine interne dei media nazionali. Siamo qui per renderla una vicenda di riscatto nazionale”.

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