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Calabria, il domestico laboratorio politico allestito per le regionali

Fatte le liste, come reagenti che produrranno la reazione attesa. Una destra compatta contro una sinistra frantumata. I casi più appariscenti tra volti noti e tre volte ignoti

Li vedi nelle foto, e capisci dove si va a parare. Aspetti davanti all’ufficio centrale elettorale, e arriva chi ti aspetti che arrivi. Le foto dei quattro candidati alla presidenza, uno accanto all’altro sopra gli articoli che commentano la corsa delle regionali, esprimono in maniera lampante l’esistenza di un gap tra la tranquillità di Roberto Occhiuto, il suo sorridente approccio a favore di camera, e la nervosa tensione che accompagna Amalia Bruni, la scontrosa acredine che caratterizza Luigi de Magistris, l’inconclusa aspirazione che isola Mario Oliverio. In jeans e maniche di camicia arriva Roberto Occhiuto al Palazzo di giustizia di Catanzaro, ed è l’unico a farsi vedere nel giorno che i quattro hanno vissuto come la tappa intermedia del loro proporsi, che li ha impegnati per settimane, in parte ossessionati con il suo carico di incertezze, di dubbi, anche di difficoltà nei rapporti interpersonali nel ricevere e dispensare dinieghi. Chi segue da diverse tornate le competizioni elettorali calabresi sa che c’è un’impalpabile precisione nelle sensazioni che accompagnano le performance dei candidati che, al di là e prima dei sondaggi e delle analisi politiche, predice i risultati delle urne. Non è solo questione di piazze piene e di sale stracolme, se mai fosse il caso in questo periodo di distanziamento fisico e desertificazione sociale. È l’aria che gira intorno, che, annusata in favore di vento, trasmette l’inconfondibile sentore della verità presunta e che è mitigato solo dall’intervento della razionalità che viene in soccorso nel rammentare che anche l’imponderabile ha il suo peso nelle vicende umane e quindi politiche.

Poi, capita che in Calabria, questo laboratorio domestico che abbiamo tutti contribuito a tirare su giorno dopo giorno, chi con l’alambicco dello scetticismo chi con la pipetta della disillusione, la miscela degli ingredienti sembra favorire la reazione attesa, mettendo insieme gli ingredienti dati: una destra compatta, decisa a tutto pur di mostrare la sua forza, anche a sorvolare nel momento cruciale su inimicizie intergenerazionali, tanto c’è sempre temo per consumare vendette e soddisfare l’amor proprio; e una sinistra più che disunita frammentata, più che inconcludente inibita, più che afona balbettante, più che illusa illusoria. Questo è il quadro macroscopico, quello che si coglie a volo d’uccello gettando lo sguardo sulle cittadelle elettorali che ciascun candidato a voluto o saputo o potuto costruirsi intorno, qualcuno con più quartierini, altri con meno, qualcuno con residenti meglio collocati, altri con chi passa il convento. Ci sarebbero poi i singoli condomini, le singole storie di pianerottolo, che poi sono quelle che fanno ascolto, una volta si sarebbe detto audience, oggi followers. E quindi si potrebbe citare lo scontro titanico per un posto in lista nel Pd della circoscrizione centro tra Francesco Pitaro, Enzo Bruno ed Ernesto Alecci, aggiudicato a quest’ultimo; l’accasamento di Sinibaldo Esposito nella lista centro dell’Udc dove si prepara un duello interno con Flora Sculco niente male, inimmaginabile solo due anni fa, con un Esposito che saluta i Gentile e una Sculco che cambia non solo partito ma finanche schieramento con grande e indiscutibile eleganza; la rinnovata sintonia tra un’inquilina di casa Gentile e i dispettosi fino all’altro ieri dirimpettai della famiglia Occhiuto che si ritrovano a brindare insieme nel cortile nord di Forza Italia; la successione diretta per diritto naturale che interessa l’interno di Fratelli d’Italia alla palazzina centro con Luciana De Francesco che rende il posto del marito Luca Morrone e il citofonare Parente dove risponde la figlia Silvia al posto del papà Claudio nell’isolato centro di Forza Italia; e così via, tra conferme e rinunce, tra ingressi e fuoruscite, tra strizzatine d’occhi per ammiccare e occhi chiusi per non vedere, tra volti noti e tre volte ignoti.

Tra poco sapremo tutto, manca un mese al giorno fatidico. Ma forse è il caso di non menzionare quest’aggettivo. Perché richiama, absit iniuria verbis, la frase che ebbe a dire Jole Santelli a dicembre 2020 pochi giorni prima di essere eletta: “Ci sono candidati che programmano da anni la presidenza della Regione e ci sono candidati per caso, io dico di essere candidata per fato, cioè il destino ha voluto che mi candidassi». Il fato è cieco, e su questo non c’è ombra di dubbio.