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Occhiuto: “Sarò lo strumento della Calabria che l’Italia non s’aspetta”

Davanti al coordinatore Tajani, presentate la due liste gemelle di Forza Italia e Forza Azzurri: “Un mix di esperienza e di novità”

Dimenticare Forza Italia come l’abbiamo conosciuta finora? Forse sì, considerando che, alla presentazione delle liste in favore di Roberto Occhiuto, Silvio Berlusconi viene citato soltanto a metà dell’ultimo discorso utile, quello dal coordinatore unico nazionale Antonio Tajani che ha chiuso la manifestazione.

occhiuto

Dimenticanze passeggere e involontarie, ma che in altri tempi non ci sarebbero state, e su questo non ci piove.

Come non piove sulla constatazione che anche per quanto riguarda l’assetto dirigenziale del partito in Calabria, ci si può rifare alla foto di gruppo sul palco, nel quale il denominatore unico è Roma: nell’ordine Giuseppe Mangialavori che è, sì, coordinatore regionale del partito ma, anche, senatore; Antonio Tajani europarlamentare e coordinatore nazionale oltre che laziale doc; Roberto Occhiuto che è sì, presidente della Regione accreditato dai sondaggi ma, anche, capogruppo a Montecitorio; Francesco, detto Ciccio, Cannizzaro che è sì, coordinatore provinciale di Reggio Calabria e dominus di molte scelte di lista, ma, anche, deputato e responsabile per il Sud del partito.

Difronte, in platea, c’è tutta la Forza Italia calabrese di oggi, un mix, come dice Cannizzaro, di esperienza e di novità, quello che ci vuole “per governare una Regione che è governabile se c’è una classe dirigente degna di questo nome e capace”.

Evidentemente, rappresentata dai candidati delle due liste “gemelle” di Forza Italia e di Forza Azzurri: “Roberto – insiste Cannizzaro – non ha voluto ‘la lista del presidente’, come si chiamano solitamente, ma due liste egualmente espressione di Forza Italia.

DI solito, mentre altri fanno le liste, il candidato presidente va in cerca di voti: Roberto no, ha passato settimane a vagliare nome per nome”.

Per questo il presidente della Commissione – sarebbe il senatore Morra, ma per lui cala la damnatio memoriae – non ha potuto fare altro che facile ironia. “Chissà perché – ragiona Cannizzaro – quando vince la sinistra vince perché sono bravi, quando vinciamo noi, vinciamo perché ha vinto la ‘ndrangheta. Questa volta non sarà così, evidentemente”.

Perché della vittoria nessuno in sala, e per dire il vero neanche fuori, dubita. Se mai, se esiste una competizione reale, è quella tutta interna al centrodestra: chi arriverà primo, chi secondo, chi, ludibrio, terzo classificato.

Inutile dire che Matteo Salvini è sicuro del primato della Lega, Giorgia Meloni non si è espressa perché per lei parlano gli istituti di ricerca, Antonio Tajani prevede Forza Italia primo partito e Forza Azzurri che segue a ruota.

Pazienza se qualcuno, all’ultimo minuto, si sfila e si rivolge altrove, anche se nelle immediate vicinanze.

Come il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, che, fulminato sulla via di Venezia, abbraccia, con Coraggio, la causa di Brugnaro e di Toti, con quel che ne consegue nella Circoscrizione centro. Mangialavori non sembra curarsene più di tanto, ma si avverte, al di là delle parole di quasi indifferenza, che la cosa gli rode. Idem Tajani: “Scelte sue. Noi andiamo avanti e siamo sicuri che otterremo un ottimo risultato. Naturalmente, in bocca al lupo a lui.

Non mi pare che nei sondaggi ci siano indicazioni che portino preoccupazione rispetto al fatto che Forza Italia sarà il primo partito. Siamo contenti comunque se tutte le forze del centro destra prendono voti. Non facciamo guerre tra di noi”.

Occhiuto: “Sì, me lo ha comunicato con un certo anticipo. Ma io in questo momento devo scindere le due funzioni di uomo di partito e di rappresentante di tutta la coalizione. E in questo senso cono sicuro che Abramo darà il suo contributo alla nostra affermazione”.

È toccato a Giuseppe Mangialavori presentare tutti i candidati, leggendo con ordine e voce scandita – non sono frequenti le occasioni in cui la si sente – le candidate e i candidati prima di Forza Italia e poi di Forza Azzurri, nell’ordine per le circoscrizioni nord, centro e sud.

A Roberto Occhiuto il compito di raccordare i fili ed esprimere qualcosa che valga da sprone onde evitare la classica posa sugli allori. “Dicono che in Calabria – ragiona – vinciamo noi perché la sinistra è divisa.

Ma la sinistra è divisa ovunque, a Milano, a Roma, a Bologna. E allora, perché solo qui c’è questa sicurezza di vittoria, mentre a sinistra lottano solo per vedere chi la spunta per il secondo posto. Perché qui – si rivolge ad Antonio – siamo una grande squadra. Basta guardare questa sala”.

La sala. Certo, c’era più festa quando si presentò Jole Santelli, alla quale oggi tutti hanno tributato un lungo e sentito omaggio, “patrimonio di tutti i calabresi”, ha detto Occhiuto.

Ma erano altri tempi, senza Covid e in presenza di Berlusconi. E poi, effettivamente, c’era un po’ di suspence. Poca, ma c’era. Oggi la sala, appunto, sembra assuefatta all’idea di vittoria.

In quelli con esperienza, per mutuare le parole di Cannizzaro: gli uscenti, tutti presenti, e posti in posizione apicale nelle rispettive circoscrizioni, Arruzzolo, Giannetta, Gallo, De Caprio, con l’eccezione della Centro, dove sono tutti esordienti e, teoricamente, senza alcuna posizione di rendita; e le novità, giovani rappresentanti delle professioni nella maggior parte dei casi.

Sono proprio questi ultimi a costituire il bacino da cui Roberto Occhiuto spera di pescare le risorse umane per compiere, anch’egli, la rivoluzione, questa parola molto agita senza essere altrettanto agitata: “Recuperare ai calabresi l’orgoglio di essere calabresi.

Sarò io lo strumento di questa Calabria che l’Italia non s’aspetta”.