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Perché gli intellettuali calabresi hanno voltato le spalle al Pd e scelto De.Ma.

Cade un altro mito, quello del legame stretto e quasi ombelicale tra il principale partito della sinistra e la schiera di pensatori presenti nelle Università e nel mondo della cultura e dello spettacolo

di Sergio Dragone

Uno degli aspetti più controversi di queste elezioni regionali è la posizione di numerosi intellettuali calabresi, tradizionalmente collocati nella sinistra, che hanno voltato le spalle al PD, sostenendo apertamente la battaglia anti-sistema di Luigi De Magistris.
Cade un altro mito, quello del legame stretto e quasi ombelicale tra il principale partito della sinistra (PCI, poi PDS, poi DS, infine PD) e la schiera di pensatori presenti nelle Università e nel mondo della cultura e dello spettacolo. Una spaccatura che ha del clamoroso, ma forse meno imprevedibile di quanto non sembri a prima vista.

Una lettura brutale l’ha data uno dei più autorevoli intellettuali che si sono schierati apertamente con l’ex pm di Catanzaro, il prof. Piero Bevilacqua, che non ha esitato a definire il PD e le destre, indistintamente, “non più partiti, ma aggregati di potere, gruppi clientelari portatori di pacchetti di voti, la cui azione di governo si traduce, di legislatura in legislatura, nella continua mediazione per soddisfare le richieste eterogenee e particolari di tali raggruppamenti. Con i risultati, sulle condizioni della regione, storicamente constatabili da tutti”.
Il professor Bevilacqua è in buona compagnia. A condividerne l’analisi sono fior di intellettuali come Domenico Cersosimo, Vito Teti, Dino Vitale, Maria Adele Teti e tanti altri. All’appello pro DeMa hanno risposto giornalisti, editori, docenti, perfino due raffinati musicisti come Brunori Sas e Salvatore De Siena del Parto delle Nuvole Pesanti. E poi i cantastorie Otello Profazio e Francesca Prestia, l’attore e regista Marcello Fonte.
Un dato che dovrebbe fare riflettere la sinistra nel suo complesso e in particolare il Partito Democratico. Perché si è spezzato in Calabria lo storico feeling tra il mondo della cultura e la sinistra ? Cosa spinge un tale numero di intelligenze a sposare una battaglia anti sistema e “fondamentalista/meridionalista” impersonata dal “masaniello” arancione?

Il Pci faceva di questo rapporto una questione vitale. Basti ricordare l’esperienza degli “indipendenti di sinistra” a cui Botteghe Oscure riservava il 10% dei seggi, permettendo anche la costituzione di gruppi parlamentari autonomi.
Anche in Calabria – mi sembra in particolare durante la segreteria di Pino Soriero dall’87 al ’92 – le liste di Camera e Senato erano arricchite da personalità indipendenti come Stefano Rodotà, Sergio De Julio, Simona Dalla Chiesa, Enzo Ciconte, Luigi Lombardi Satriani, Luigi Saraceni, Aldo Corasaniti. L’elaborazione politico-programmatica della sinistra, in quell’epoca, era affidata a questo brain trust, considerato molto più importante dei portatori di voti. Oggi tale rapporto si è completamente ribaltato.
Anche il PSI di Giacomo Mancini ha sempre tenuto un forte rapporto con il mondo della cultura, in particolare attraverso il Premio letterario “Sila” e varie iniziative editoriali.

L’attuale grigia gestione commissariale del PD calabro sembra avere prodotto più che altro divisioni e lotte intestine feroci, tutte imperniate sulla mediazione tra correnti, che hanno definitivamente allontanato un ceto politico-intellettuale più portato all’elaborazione e alla programmazione che non alla guerriglia per l’accaparramento di poltrone.

Ma c’è anche qualcosa di più profondo, anche questo messo crudamente in rilievo dal prof. Bevilacqua nel suo impietoso post. Il Pd è accusato, sostanzialmente, di avere accettato la narrazione di un sud “palla al piede del Paese” e di avere assecondato il disegno secessionista della Lega.
La sinistra che si presenta rassegnata e spezzata a queste elezioni regionali dovrebbe riflettere più sul perché ha perso il collegamento con questo mondo piuttosto che sugli scontri tribali per trovare un posto in lista.