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Verso le Regionali, ecco le priorità secondo il Forum del Terzo Settore

Un appello a tutti i candidati alle prossime consultazioni

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Alla vigilia delle elezioni regionali, come principale organizzazione di rappresentanza del Terzo Settore operante in Calabria, intendiamo – si lggein una lunga lettera – rivolgere un appello ai candidati alla carica di Presidente della Regione cosi come alle candidate e ai candidati al Consiglio regionale su ciò che riteniamo prioritario per tentare di imprimere una svolta al declino della nostra terra, un declino aggravato dalla pandemia. La crisi pandemica si è infatti abbattuta in maniera devastante sulla regione più fragile dal punto di vista sanitario, economico, sociale ed ambientale del paese. La Calabria ritenuta come regione con il Pil più basso d’Europa, ha dovuto affrontare l’emergenza Covid 19 con un sistema sanitario inadeguato, non armonizzato, carente in strutture e mezzi immateriali affossato da circa 15 anni di commissariamento che ha prodotto ulteriore deficit di servizi e risorse. Il Terzo Settore calabrese si è trovato impreparato ad affrontare l’emergenza dovendosi far carico in modo straordinario delle mancanze istituzionali ordinarie. Il Forum del Terzo Settore alla luce di quanto avvenuto, ritiene che nessuna forza politica nazionale possa dichiararsi non colpevole dello sfascio della sanità pubblica calabrese e dell’aggravamento socio economico e migratorio. Sfascio che ha causato l’aumento di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni ai vari livelli. In questi ultimi anni le disuguaglianze si sono ulteriormente aggravate colpendo sempre più duramente i ceti deboli e i più giovani. Siamo tra le regioni dell’UE con il più alto tasso di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (NEET). A distanza di tanti anni riscontriamo che la corruzione, la masso-ndrangheta, e l’illegalità diffusa continuano a rappresentare il principale freno ad un sano e rapido sviluppo. Come ente maggiormente rappresentativo del terzo settore riteniamo pertanto che sia necessario un forte investimento per accrescere il capitale sociale di tutti i territori della regione, precondizione per una inversione di rotta. Un investimento sino ad ora mai effettuato e realmente perseguito. Chiediamo pertanto ai candidati alla carica di Presidente della Regione un segnale di discontinuità nelle modalità di gestione del potere e di risoluzione delle ataviche problematiche calabresi. Sentiamo il bisogno di una “buona politica” che promuova un reale e concreto partenariato sociale finalizzato all’innovazione. Un partenariato basato sull’applicazione concreta dei processi di coprogrammazione e di co-progettazione introdotti dall’art.55 del Codice del Terzo Settore, coinvolgendo le rappresentanze del Terzo Settore nella definizione di politiche regionali sempre più vicine ai bisogni dei cittadini calabresi

LE PRIORITA’ DEL FORUM REGIONALE DEL TERZO SETTORE

1) La co-programmazione e la co-progettazione in un’ottica di amministrazione condivisa Il Terzo Settore calabrese ha compiuto negli ultimi anni uno sforzo di unità, riuscendo a superare molte delle debolezze e la frammentazione del passato. Oggi è pronto a svolgere il proprio ruolo istituzionale, garantendo piena collaborazione attraverso gli strumenti di “amministrazione condivisa”, come definiti dalla Corte Costituzionale (Sent. 131/2020), introdotti dall’art.55 del Codice del Terzo Settore. Chiediamo quindi al nuovo Governo regionale di favorire l’applicazione concreta dei processi di co-programmazione e di co-progettazione, coinvolgendo le rappresentanze del Terzo Settore nella definizione di politiche regionali sempre più vicine ai bisogni dei cittadini calabresi. Allo stesso modo chiediamo uno sforzo di indirizzo per tutte le amministrazioni pubbliche a livello territoriale, perché possano considerare il Terzo Settore una risorsa concreta e lo possano coinvolgere in tutte le tematiche che riguardano la vita ed il benessere delle persone e delle nostre comunità. Si tratta di immaginare un nuovo modello di sviluppo opposto a quelli fallimentari sino ad ora proposti, che partano dalle comunità e le rendano concretamente protagonista, in un’ottica complessiva ecologica e sostenibile. Il ricorso agli strumenti partecipativi all’interno delle comunità, consentirà di incentivare percorsi di innovazione e crescita tesi allo sviluppo economico e sociale, anche attraverso percorsi di economia circolare in una visione di riduzione delle diseguaglianze.

2) La lotta alla burocratizzazione dell’amministrazione regionale La macchina amministrativa della Regione Calabria necessita di una importante revisione. In Calabria la “burocrazia” rappresenta ormai uno dei fattori più rilevanti tra quelli determinanti il perenne stato di crisi della Regione, la lentezza nell’azione politica, progettuale e realizzativa. Occorre agire con determinazione per ridurre gli impedimenti burocratici, garantendo una iniezione di competenza e attenzione all’interno della classe dirigenziale pubblica. Chiediamo di operare scelte forti e interventi decisi di competenza e democratizzazione, nella direzione di una vera riorganizzazione di tutte le parti dell’amministrazione regionale.

3) La sfida dei fondi strutturali e PNRR La Regione Calabria è purtroppo agli ultimi posti nelle principali classifiche legate al benessere dei cittadini e delle comunità. A fronte di questo assistiamo a una totale incapacità programmatica e di spesa (la spesa sociale sui fondi strutturali, dopo 6 anni, è ancora ferma al 10% delle risorse disponibili). Occorre un concreto cambio di passo nelle politiche pubbliche capace di mettere davvero al centro le persone, le relazioni e le comunità. Ci vuole un vero e proprio “piano Marshall” capace di integrare risorse provenienti dal PNRR, dai fondi strutturali e dai fondi ministeriali, che non sia un libro di generiche enunciazioni di principio, ma che si pongano taluni realizzabili obiettivi concreti e immediati, capaci di rispettare le vocazioni territoriali e la compatibilità ambientale. Occorre inoltre individuare professionalità capaci di attuare nei tempi previsti quanto programmato, attingendo ove necessario anche all’esterno delle risorse regionali (Università, altre Amministrazioni, Terzo Settore, ecc.).

4) Il nuovo welfare comunitario Siamo in fase di attuazione del processo di riforma del sistema dei servizi sociali in Calabria. Purtroppo arriviamo con oltre 20 anni di ritardo e con un sistema dei servizi ingessato e bloccato da investimenti insufficienti e mal distribuiti sul territorio. I comuni si trovano in enormi difficoltà per la carenza di risorse economiche e professionali ed in molti casi vivono le deleghe loro assegnate in materia di servizi sociali come un ulteriore ed insopportabile aggravio. Ciò nonostante tutti gli ambiti sono riusciti a proporre i propri Piani di Zona. Si tratta di documenti certamente migliorabili ed in alcuni casi costruiti senza aver favorito adeguata partecipazione, ma oggi abbiamo finalmente, e per la prima volta, una programmazione territoriale. Ora si tratta di costruire le “politiche sociali”, percorrendo strade nuove ed innovative che partano dalle relazioni comunitaria e non dai servizi (attività di prossimità, progetti individualizzati, vita indipendente, domiciliarità …) e utilizzando al meglio tutte le risorse disponibili, in un’ottica di partecipazione e gestione condivisa con il Terzo Settore e con gli altri attori sociali interessati. Chiediamo che il nuovo Governo regionale, in collaborazione con le rappresentanze del Terzo Settore e degli ambiti, giochi al meglio il proprio ruolo di indirizzo e controlli, garantendo omogeneità ed equilibrio nelle risposte territoriali. Chiediamo altresì che venga garantita un delega esclusiva per le politiche sociali, considerando la delicatezza del ruolo e l’impegno che necessitano. Gli stessi interventi integrativi o di modifica al Regolamento 22 di cui alla DGR 503/2019, dovranno andare nella direzione di un reale miglioramento della qualità dei servizi e dovranno essere adeguatamente condivise con tutti gli attori in campo.

5) La sanità calabrese: garanzia dei LEA, attenzione ai vulnerabili e integrazione socio sanitaria La sanità calabrese vive una storica incapacità, ormai certificata, di rispondere ai bisogni dei cittadini calabresi. Sono ormai evidenti a tutti le carenze organizzative e gestionali antiche, che la pandemia da Covid ha solo contribuito a esaltare e amplificare mettendo in ginocchio i pazienti e le loro famiglie. Ciò che è posto in discussione è il diritto alla cura dei calabresi che vedono sempre meno rispettati i Livelli Essenziali di Assistenza. Ovviamente a pagarne le spese sono soprattutto i più fragili e deboli, persone con disabilità, con problemi di salute mentale, dipendenze patologiche, anziani, famiglie povere e vulnerabili, proprio i settori dove, al contrario, è maggiormente impegnato il mondo del Terzo Settore. I servizi territoriali e domiciliari, quelli di prossimità, sono sempre più schiacciati e meno implementati con conseguenti istituzionalizzazioni selvagge anche dove non ce ne sarebbe assoluto bisogno. Allo stesso modo appare ancora una vergognosa chimera l’assoluta assenza di integrazione socio-sanitaria, non solo in termini concreti sui territori, ma anche programmatici e culturali a livello regionale. Dopo quasi 15 anni di commissari, che non hanno prodotto altro che ulteriore deficit di servizi e risorse, si spera che il prossimo governo regionale torni ad avere competenza diretta in materia di Sanità. Sarà una nuova opportunità ed una sfida che va assolutamente colta, proponendo una completa riorganizzazione, anche in termini programmatici, dei servizi sui territori, privilegiando la prossimità e la territorialità e garantendo i livelli essenziali di assistenza, a partire dai cittadini più deboli e fragili, valorizzando i beni materiali e immateriali esistenti, attualizzati in attesa di un progetto di riassetto generale. Per farlo chiediamo un impegno serio e coerente, con tempi e modalità certi, per addivenire finalmente a una concreta integrazione socio-sanitaria sui territori attraverso l’individuazione di veri e propri “luoghi” dell’integrazione (istituzione di un coordinamento regionale per l’integrazione socio-sanitaria interno al Dipartimento Tutela Salute e Politiche sociali, istituzione di una commissione permanente per ogni singola Azienda Sanitaria per la programmazione e il monitoraggio delle azioni con la presenza dei responsabili dei dipartimenti territoriali delle ASP e degli Uffici di Piano degli Ambiti Comunali). Chiediamo inoltre impegno diretto e preciso per la realizzazione in Calabria di buone prassi di sanità territoriale quali Budget di Salute e Case della Comunità. Infine chiediamo l’immediata definizione, previa convocazione del gruppo tecnico istituito ad hoc presso il Dipartimento salute, dei provvedimenti necessari ad ottemperare l’intesa del 4 agosto u.s. della Conferenza permanente Stato Regione che definisce i criteri per estendere su tutto il territorio nazionale, e quindi anche in Calabria, gli istituti dell’autorizzazione all’esercizio dell’accreditamento istituzionale ai soggetti pubblici e privati per le Cure domiciliari.

6) Ambiente e sviluppo sostenibile – Agenda 2030 Stiamo vivendo, in tutta la sua drammaticità, l’impatto che decenni di politiche scellerate hanno generato sull’ambiente e sul nostro territorio. Scelte miopi ed irrispettose che hanno determinato, oltre alla devastazione del nostro patrimonio ambientale, l’acuirsi delle diseguaglianze sociali, l’abbandono di intere aree del territorio regionale, il peggioramento generale del livello di benessere delle comunità calabresi. A questo si aggiunge la mano criminale di chi sfrutta le risorse ed i beni comuni per arricchire ed aumentare il proprio potere, senza il minimo rispetto per il presente e per il futuro della Calabria. Chiediamo al futuro governo regionale una scelta ambientalista chiara e convinta, che non si pieghi a logiche economicistiche e di mercato. Chiediamo un serio ragionamento sugli obiettivi di Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che fotografi l’attuale situazione della nostra regione rispetto ad ogni obiettivo e definisca azioni concrete volte a favorire lo sviluppo sostenibile ed inclusivo del nostro territorio.

7) Contrasto alle vecchie e nuove povertà è nota la situazione difficile che interessa strutturalmente oltre il 20 % delle famiglie calabresi. Nel 2020, diminuisce leggermente la povertà relativa mentre aumenta l’incidenza di povertà assoluta più elevata, tra le famiglie con un maggior numero di componenti soprattutto in quelle che hanno più di un figlio. A questo va aggiunto la diffusione e l’aggravarsi del disagio sociale, conseguenza della pandemia, fra tante persone e famiglie che per la prima volta si sono rivolte per avere aiuto ai centri di ascolto o alle associazioni preposte cosiddette nuove povertà. La via di uscita a tale situazione richiederà tempo e risorse per accompagnare parte della popolazione e delle famiglie più fragili e colpite dalla pandemia. Chiediamo pertanto nuova attenzione e provvedimenti mirati attraverso il coinvolgimento delle associazioni ed agli enti del terzo settore impegnati da anni in tal senso (Alleanza contro le Povertà Calabria, Banco Alimentare della Calabria, ecc.).

8) L’emergenza educativa in Calabria La Calabria, inutile nasconderlo, è in piena emergenza educativa, tanto da spingerci a chiedere provocatoriamente qualche tempo fa al Ministro Bianchi l’istituzione di una sorta di “zona rossa” per farvi fronte. In Calabria si registra il più alto tasso di competenze alfabetiche non adeguate, pari al 47,0% su 100 studenti delle scuole superiori di II° grado, cosi come di competenze numeriche non adeguate pari al 57,7%, la più alta percentuale di NEET del paese, pari al 39,1% della fascia d’età 15- 29 anni, la minore partecipazione culturale fuori casa dei giovani, pari al 15,9, la più bassa lettura di libri e quotidiani cosi come la minore fruizione di biblioteche dei ragazzi, 4,1%. Per affrontare la problematica non sono sufficienti interventi spot. E’ necessario rinnovare un patto educativo all’interno delle comunità che veda protagoniste le famiglie, le scuole, il terzo settore e che consenta l’istituzione di “luoghi educativi e di prossimità” capaci di offrire opportunità di crescita e condivisione ai ragazzi calabresi.

9) Lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata e all’illegalità diffusa Negli anni corruzione, masso-ndrangheta, illegalità diffusa, uno Stato non adeguato hanno rappresentato il principale freno reale alla crescita civile e sociale della nostra regione e un alibi per gli investitori pubblici e privati. Troppo spesso la linea di confine tra legale ed illegale è stata confusa, sfumata, e conseguentemente oltrepassata. Di contro il legalismo di facciata di alcuni burocrati e amministratori ha determinato il colpevole immobilismo della macchina amministrativa. Si rende necessario quindi praticare ed attuare iniziative davvero incisive, che possano colpire gli interessi criminali, senza penalizzare gli imprenditori onesti ed in generale senza appesantire inutilmente il processo di cambiamento e di sviluppo di questa terra. Per farlo occorre quindi individuare ed incaricare persone competenti di assoluta ed indiscussa onestà, autorevoli e credibili, cui affidare il governo dei processi amministrativi della nostra regione, capaci di accelerare l’iter dei processi autorizzativi definendo percorsi smart in funzione del grado di necessità reale, della qualità del progetto dal punto di vista socio-economico-strutturale-ambientale e della tempistica realizzativa.settore».

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