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C’era una volta la Festa regionale dell’Unità

Considerazioni a margine della kermesse regionale di Parco Gaslini che ha visto la partecipazione tra gli altri del segretario Enrico Letta e del suo predecessore Nicola Zingaretti

Era una festa regionale dell’Unità, quella terminata ieri sera al Parco Gaslini di Catanzaro? Sì, lo era, perché così l’ha voluta e intitolata l’attuale dirigenza del Partito democratico calabrese, diretta filiazione del Pd nazionale che ne detiene marchio e diritti, oltre che discendenza culturale e tradizione politica. No, non lo era, perché priva dell’elemento principale e caratterizzante, di essere festa di popolo oltre che di partito, fattore incentivante lo scambio di esperienze umane oltre che di idee, occasione di socialità diffusa prima ancora che palcoscenico per notabili di apparato. Tutto lecito, per carità, tutto compreso nel recinto delle attuali possibilità di coinvolgimento non solo del Partito democratico, ma di tutti i partiti italiani, in crisi di identità e perfino di legittimazione del loro ruolo costituzionale di raccordo tra cittadini e Stato, con un rapporto di vicinanza molto spostato verso il secondo, inteso nel senso burocratico e impositivo del potere.

Fino a qualche anno fa, forse anche più di qualche anno fa, diciamo fin quando il quotidiano fondato da Gramsci nel 1924 era in edicola e diffondeva la sua visione del mondo oltre che darne un resoconto giornaliero, la sua Festa era motivo di interesse se non generale certo travalicante i limiti di tessera, e certo proporzionato all’ambito organizzativo per il quale era pensata, dal comunale al nazionale, passando per i gradini intermedi, dei quali il regionale era senza dubbio somma delle esperienze minori e preliminare all’impegno maggiore. Una Festa dell’Unità non passava sotto gamba, tutti gli aventi interesse ne sarebbero stati messi al corrente, ancor più certamente non si sarebbe tenuta senza che nei rispettivi ambiti non si fosse effettuata adeguata e capillare campagna promozionale, e non si fosse individuata la sede più idonea a coinvolgere, a richiamare, a contaminare. Ancora di più, per ovvie motivazioni, in prossimità di importanti e decisive elezioni.

Tutto questo non c’è stato al Parco Gaslini, non c’è stato prima (nessun manifesto, nessuno strillo radiofonico, nessun megafono a girare in auto sulle vie cittadine: persino i Cinquestelle per la passeggiata di Giuseppe Conte di domani pomeriggio hanno affittato un catorcio con altoparlante); non c’è stato durante, nello svolgersi di dibattiti il cui livello molto alto avrebbe meritato ben altro pubblico (eccezion fatta, vivaddio, per l’ultima serata quando è arrivato a dare man forte ad Amalia Bruni il segretario nazionale Enrico Letta); non c’è stato dopo (una coltre di silenzio ha subito coperto l’avvenimento, e non poteva essere che così, viste le premesse).

Dicono che il prossimo Pd, quello che ha in mente Enrico Letta, vuole scrollarsi dal bavero l’imbarazzante etichetta di partito delle Ztl. Le buone intenzioni devono sempre misurarsi con la dura realtà e devono contare su una sorta di sussistenza dei tempi adatti al loro svolgersi. E può darsi che l’immediata occorrenza delle elezioni amministrative nelle maggiori città italiane e regionali nella più povera delle venti non sia propizia all’auspicata riedizione di un Ulivo 2.0 che è nei disegni del nuovo segretario, così come sembra suggerire la cornice plurale e aperta disegnata per le Agorà prossime venture. La Festa regionale dell’Unità a Catanzaro, città che tra pochi mesi affronterà il suo ricorrente esame di ammissione al futuro – cosa altro non sono le elezioni per il nuovo sindaco – era una occasione che l’attuale dirigenza del partito regionale e cittadino, tutta presa nella corsa disperata all’ultimo voto utile, non ha colto nella sua essenza, imprimendo un taglio eccessivamente ristretto, comunicato ai soli frequentatori di apparato, ai soliti informati, agli aventi interesse elettorale immediato, realizzando una convention a inviti più che a partecipazione convinta e spontanea.

Il commissario regionale Stefano Graziano dal suo punto di vista può ritenersi soddisfatto dei risultati registrati con la venuta di big quali Zingaretti, De Micheli, Lorenzin e Letta, e degli effetti ottenuti in chiave prossima elettorale, con il compattarsi dei quadri intorno alla candidata di coalizione Amalia Bruni. Un po’ di meno i giovani segretari di circolo cittadini, costretti a fare buon viso a cattivo gioco, riuscendo nell’impresa di ritaglarsi solo un piccolo spazio per la discussione dei problemi cittadini sui quali fare ruotare la loro iniziativa pubblica fino alla prossima primavera e oltre.            

Letta riceve l’opera realizzata da Fabio Mazzitelli