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Mario Tassone: “Cosa resta dopo il voto”

Le considerazioni del segretario del Nuovo Cdu: "Politica in crisi, partiti inesistenti solo espressioni di impulsi emozionali che si muovono lungo una traiettoria senza visione"

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I risultati della tornata elettorale – scrive il segretario nazionale NCdu, il catanzarese Mario Tassone – hanno offerto ulteriori elementi di riflessioni sul sistema Italia. La politica è in crisi, i partiti inesistenti solo espressioni di impulsi emozionali che si muovono lungo una traiettoria limitata senza visione. Si occupano spazi seguendo i sondaggi e si rinuncia a guidare i processi. Non c’è classe dirigente che si forma nelle esperienze maturate in luoghi di discussione e di confronto perché non esistono più. Ci sono soltanto le cancellerie che decidono. Da tutto questo si comprende la volatilità dell’elettorato. Se il sistema è in difficoltà e le candidature non sono portatori di progetti ma solo abbozzi di convenienze personali l’elettorato non è incentivato a votare e se vota segue suggestioni occasionali e contingenti. Il centro destra è sconfitto in molti capoluoghi perché i progetti sono stati sommersi da una congerie di contraddizioni con molti affabulatori. Come si può pensare a una proposta di insieme quando componenti del centro destra senza imbarazzo stanno nella maggioranza di governo e altri all’opposizione. Questa è la crisi della politica l’inno alla inconsistenza e alla incoerenza. La incoerenza è un male alla lunga difficilmente perdonabile.

La sinistra con il Pd resiste perché è una parvenza di partito che maschera sapientemente vuoti di memoria con un dibattito all’interno a volte violento ma che c’è. Il M5S un affronto alla civiltà di una Nazione, il punto più alto della crisi etica e culturale. Ma sia nello schieramento di centro destra che in quello di centro sinistra ci sono realtà moderate che tentano di animare un’area di centro. Una posizione chiara dovrebbe assumerla Berlusconi smettendo di inseguire ipotesi federative o di partito unico e di favorire processi dove i valori sono valori e non una libera interpretazione di populisti e sovranisti. Senza il centro non si governa senza la politica non si costruisce ma si vive nella precarietà della straordinarietà con i leader o con il lord protettore (anche se Draghi è bravo) che non segnano i tempi dell’evoluzione della democrazia. Si faccia una legge elettorale con il proporzionale e le preferenze. Si evidenzieranno delle tendenze politiche da comporre nella dialettica tra maggioranza e minoranza in un Parlamento che riprende a vivere.

Però il centro che si forma senza il mondo culturale e politico cristiano democratico che lo ha animato fino alla metà degli anni’90 del secolo scorso sarebbe un’opera incompiuta non utilizzabile. Questa è la responsabilità di tanti amici ex d.c. che preferiscono gestire le fazioni e non salpare in mare aperto. Questa è la lettura dei risultati elettorali. Il resto piccole grandi manovre in palazzi sempre più decadenti.

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