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Utilizzo San Giovanni, Riccio: “Il Rettore chieda scusa e si adegui alle semplici regole di legalità”

'La vicenda merita l'attenzione dell'autorità giudiziaria'

“Nel totale vuoto di rappresentanza e rappresentatività istituzionale di questa città, a urne chiuse, è necessario che almeno i consiglieri comunali, eletti in fondo per rappresentare i cittadini, intervengano laddove l’intelligenza ed il rispetto delle regole comuni vengono mortificati sia pure con parole ben confezionate come quelle che usa il Rettore De Sarro che, pur avendo un personale addetto alla comunicazione, ad una nota pubblicata da quasi tutte le testate giornalistiche, intende rispondere con qualche sussurro ad alcuni giornalisti”. Lo scrive in una nota il consigliere comunale Eugenio Riccio.

“Ma siccome il rispetto dell’intelligenza altrui è una cosa che noi conosciamo bene, la applichiamo al nostro modo di essere e di fare. Sulla questione utilizzo del San Giovanni abbiamo letto in questi giorni su una testata giornalistica online le parole del Rettore che così argomenta: ‘I locali al San Giovanni non sono miei, sono del Comune. Li abbiamo concessi per attività culturali. Poi è stata concessa in qualche altra occasione.

A proposito, ho mandato lettera al Comune, era una cosa di prassi. Venivano qui ogni anno a fare una cena alcuni Club Service di Catanzaro. Anche per utilizzare questo chiostro che è bellissimo. Non penso che tutto ciò abbia mai nuociuto ma piuttosto ha fatto conoscere agli invitati in queste cene a persone arrivate da tutta Italia’ .

Gentile Rettore che i locali non siano suoi è un dato acclarato, ma è l’unica cosa, tra quelle che lei dice che abbia un senso. Perché tutto il resto merita certamente l’attenzione dell’autorità giudiziaria. Locali di appartenenza pubblica, concessi per attività culturali, veniamo a sapere, da lei perché non lo diciamo noi, che vengono utilizzati praticamente come un “home restaurant” per ristrette cene e che questa cosa è prassi.

Cosa non abbiamo capito magnifico Rettore? Cosa ci sfugge? Intanto le diciamo cosa è sfuggito a lei.

Una lettera non è una richiesta di utilizzo per fini e scopi diversi da quelli previsti dalla concessione per la quale, ci auguriamo, esiste una convenzione che è atto vincolante tra le parti, una lettera è una mera comunicazione alla quale non si applica il principio del silenzio assenso, quindi ora in base a queste sue dichiarazioni, che riteniamo gravissime, capiremo anche chi dall’interno dell’amministrazione non abbia dato seguito o abbia dato seguito in maniera sbagliata all’atto firmato da lei.

Chi era poi a venire lì ogni anno a fare cene, quali club service caro Rettore? Perché, caso mai le fosse sfuggito, i ristoratori che pagano regolarmente le tasse, in questo periodo di Covid hanno dovuto adeguare le loro strutture ed i loro servizi a costosissime normative subendo stringenti controlli. Chi ha controllato che l’altra sera tutto fosse fatto secondo la legge?

Lei non pensa che la cosa abbia nuociuto? Bè le diamo una notizia. Ha nuociuto a chi di mestiere fa il ristoratore e che avrebbe potuto ospitare una cena con un certo numero di persone, ha nuociuto alla dignità di una città che ha dovuto assistere all’utilizzo di un bene pubblico per fini privati (non ci risulta che il club service siano riconosciuti come enti pubblici, non fosse altro che l’adesione è subordinata al pagamento di una somma), ha nuociuto alle regole scritte della convivenza civile.

Voleva far conoscere le bellezze della città? Avrebbe potuto ingaggiare una delle tante guide turistiche che lavorano a servizio del capoluogo ed organizzare un bel giro completo.

No Magnifico Rettore non ci provi. Non ci provi ad infiocchettare con carta patinata e nastri colorati una verità che è a dir poco raccapricciante.

Faccia un bagno di umiltà e serietà. Chieda scusa e si adegui a quelle che sono le più semplici regole di legalità”.