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I Quartieri: “Sindaco conosce scarico fognario accanto allo stadio Curto?”

L'associazione si chiede: "C'è ancora il titolo di garanzia sanitaria dell'impianto?"

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    Abbiamo provveduto ad inoltrare richiesta accesso atti al comune di Catanzaro al fine di meglio documentarci sul “passato ed il presente” dell’impianto sportivo “Curto” del quartiere Lido. Lo scrive l’associazione I Quartieri.

    Non abbiamo messo in campo alcuna azione di diffamazione, che non c’è, anche perché non conoscevamo fino alla replica chi fosse il concessionario del sito, né ci siamo fermati alla pubblicazione di qualche scatto fotografico come atto finale.

    Abbiamo semmai, ed è questo un fatto sfuggito al replicante, voluto portare all’attenzione dell’Amministrazione comunale alcuni aspetti, che al netto di chi gestisce, meritano una risposta non fosse altro perché parliamo di un bene pubblico e non già di una struttura oggetto di trattativa fra privati, questo certamente non significa aver buttato fango sulla cristallina onorabilità dei singoli e della società sportiva.

    Conoscere è stato il filo di una replica a noi erroneamente imputata che forse avrebbe dovuto fare l’Amministrazione comunale, quella che almeno da quanto abbiamo letto si è materializzata non già come un partner leale, ma come una madre matrigna che presumibilmente vende il gatto nel sacco e dopo impone, salvo minacciare la rescissione del contratto, come visto e piaciuto (?) quello che viene narrato, testualmente: “…ha preso in concessione un impianto sportivo abbandonato, vetusto, con tutti gli impianti fuori  uso, “chiuso” al pubblico per ordine dei Vigili del fuoco ( e taroccato come una capienza di 500 posti…)”.

    Se questa affermazione ha una concretezza, e non sta a noi sottolineare la gravità di quanto affermato e scritto, tanto che resta intatto il nostro dubbio che qualcosa abbia funzionato poco e male nel momento della messa a bando degli impianti sportivi della città. Non si comprende il perché sia stato messo a bando un impianto che nei fatti aveva delle criticità, quelle che si recuperano con le migliorie oggetto dell’esternalizzazione degli impianti, ma che non hanno giustezza quando molte omologazioni sono scadute o quasi scadute, tanto da pregiudicare la funzionalità e l’uso dell’impianto sportivo, tanto che risulta non omologato il terreno di gioco! Dovremmo forse allora parlare di “danno” preordinato nei confronti degli eventuali concessionari? Dell’incapienza di una richiesta di ticket se le migliorie hanno valore straordinario, tanto da pregiudicare la valenza di sicurezza dell’impianto?
    Questo è stato il nostro intento ed il nostro spirito anche critico, ampiamente sfuggito ad una replica generata di pancia che ha tentato di mettere in pista invidie o rancori che noi non conosciamo, ma che non spostano di un millimetro le domande che abbiamo fatto all’Amministrazione comunale. Quella Amministrazione che si fregia, come un gossip di marketing del titolo di “Città europea dello sport 2023” e che sbatte il naso contro un panorama di disastri e di relitti, quelli che qualcuno chiama impianti sportivi ormai abbandonati da circa cinque anni.
    Quella che resta una situazione mutilata anche per la vicenda Covid non esula dal controllo e dalla vigilanza in capo agli uffici deputati dell’Amministrazione comunale, tanto che appare surreale scoprire che fuori dal perimetro dell’impianto sportivo, dove gravitano i ragazzi che restano patrimonio da tutelare da parte di tutti, esista nella dimenticanza e nel silenzio diffuso uno scarico fognario a cielo aperto. Forse anche questo è un pezzo che manca alla narrazione ed allo schema costruito da alcuni settori della pubblica amministrazione cittadina, quei buchi neri, magari anche questo imposto come silenzio e non come miglioria straordinaria!

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