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Occhiuto disegna la cornice entro cui inquadrare il “suo” Ufficio del Commissario

Carta bianca sui sub commissari, ingresso dei 25 esperti programmati, rinforzo del Dipartimento anche con ingressi dalle Aziende. Lunedì la composizione della giunta

Spogliate dalle inevitabili – o forse no, si potrebbero anche evitare con un piccolo sforzo di autocontrollo sull’incombente tentazione al narcisismo maiestatis – punte di retorica, tipo “restituita la Sanità ai calabresi”, per dire che il governo nazionale nel ritenere degno di credibilità direttiva dell’Ufficio al Piano di rientro un nativo regionale ha designato il presidente eletto della giunta – si comincia a delineare la cornice operativa entro cui intende svolgere il gravoso compito il nuovo commissario.

Generico novembre 2021

Il quale, finalmente, agirà in coordinamento stabile, effettivo e ineludibile con il presidente di giunta essendo le due funzioni riunite in un unico soggetto, evitando così, kantianamente a priori, il trito dualismo di competenze e lo stucchevole rimpallo di responsabilità tra i due piani della Cittadella, il secondo, dove sta l’Ufficio del commissario, e il decimo, dove sta il presidente.

La sanità sarà restituita ai calabresi quando il paziente calabrese e i suoi famigliari potranno liberamente scegliere, senza costrizioni dettate dall’assenza di alternative nell’offerta medica e chirurgica ovvero dalla capacità o incapacità reddituale, se accedere alle cure della sanità pubblica in regione o fuori. Quando i servizi di cui usufruisce in corsia o in ambulatorio parleranno un linguaggio unificato valevole da Bolzano a Melito Porto Salvo.

Quando da qualsiasi punto della regione lunga e stretta come un osso di tibia ci sarà l’obiettiva possibilità di raggiungere un punto di emergenza urgenza qualificato in un tempo massimo di mezzora dall’allarme.

Tutto il resto, fino ad allora, sarà fatica e sudore, nel tentativo che si preannuncia né facile né breve di raddrizzare il ramo storto della sanità ospedaliera e territoriale che dodici anni di insipienza commissariale hanno provveduto ad avvitare ancora di più nel circolo vizioso dell’inefficienza che si alimenta del debito che restituisce appiglio all’inefficienza. Se fosse letteratura, dire che la sanità è stata restituita ai calabresi sarebbe, appunto, la figura retorica che i grammatici chiamano sineddoche, indicando con ciò una parte, nel caso specifico molto ristretta, per il tutto. Ma siamo anche sicuri, per dire il vero, che Roberto Occhiuto non abbia queste velleità onnicomprensive.

Per il resto le dichiarazioni che ha reso ai giornalisti prima di presiedere il Comitato di sorveglianza del Por 2014/2020 – contrariamente ai numeri non è per niente acqua passata – indicano la strada che, dal punto di vista ordinamentale, il presidente-commissario vuole percorrere.

Ha assicurato di avere avuto carta bianca da parte del governo – presumibilmente da parte del ministro Speranza o dello stesso Draghi – sulla scelta dei subcommissari. Nessuna indicazione al riguardo, se non la competenza e la disponibilità immediata. Anche se è insistente la voce che Occhiuto sarebbe orientato verso scelte esterne, o anche calabresi di rientro, comunque con esperienza maturata in situazioni debitorie e disfunzionali simili.

C’è l’indicazione, viceversa, per la riqualificazione delle risorse umane del Dipartimento Salute regionale, con il sottinteso che tornerà in qualche modo a contare qualcosa nella programmazione sanitaria, anche con l’utilizzazione del personale dirigente ben distintosi nelle Aziende territoriali, in ciò facendo ancora una volta risaltare gli approcci relazionali romani, questa volta con il ministro Brunetta, il cui avallo è necessario per superare la dicotomia esterno-interno tra quadri regionali e aziendali.

C’è poi il discorso, un po’ forzato da parte di Occhiuto, secondo cui la Corte costituzionale ha bocciato il Commissariamento per via della mancata implementazione dell’Ufficio con 25 esperti così come previsto dai decreti inerenti.

Anche qui una generalizzazione, la Corte non ha bocciato il Commissariamento in sé, anzi c’è una sentenza apposita del 2019 che testualmente afferma che il Commissariamento non finirà prima del rientro dal debito. Ma in ogni modo, è un approccio, quello di Occhiuto, che mira a suscitare interesse sul tema e a irrobustire il consenso sulle scelte da compiere a breve.

Il tempo, infatti, non è variabile trascurabile nelle situazioni di crisi, anche in considerazione delle urgenze che piovono in tema di Fondi europei – rimane irrisolta la questione dei 79 milioni di euro bloccati da Bruxelles per imprecisioni nella spesa – e di Pnrr, che è ancora una nebulosa astrale in attesa di entrare nell’orbita regionale. Se ne renderà conto di persona a fine mese, quando ha in programma una visita nella capitale europea.

Ha riferito, Occhiuto, ancora di una sua altra “prima”, alla Conferenza delle Regioni, e di come ne sia uscito interdetto dall’avere appreso che in tema di rimorsi Covid le altre Regioni abbiano richiesto e ottenuto in media 130 euro ad abitante, mentre la Calabria si è accontentata di soli 46 euro. I calabresi, brava gente. Generosa, anche nell’indigenza.

Richiesto sul perché, il presidente si è rifugiato nell’eccezionalità dell’anno e mezzo trascorso, con la mancanza al tavolo della Conferenza, di un presidente eletto e autorevole a fronte di una giunta regionale che ha gestito solo l’ordinario. Ci sarebbe da obiettare su quest’ultimo punto, basterebbe avere seguito le vicende deliberative dell’esecutivo guidato dal facente funzioni Spirlì, molto lontane dalla comune accezione di “ordinaria amministrazione”.

Certo l’accenno del presidente Occhiuto a quest’ultima manchevolezza, inserito in un discorso più ampio inerente alla valutazione di dirigenti e finanche di consiglieri di maggioranza in relazione all’efficienza collaborativa e propositiva, non fa che allontanare la possibilità che Spirlì sia un novello Raymond Poulidor, bravissimo ciclista francese destinato però al ruolo di eterno “secondo”.

Lo sapremo solo sopravvivendo, quantomeno fino a lunedì, giorno indicato da Roberto Occhiuto come data della rivelazione, scritto in minuscolo per carità: scioglierà i nodi sui componenti della giunta. Dice che non lo preoccupano molto, tanto che ultimamente dorme anche bene. Chi dorme bene prende buoni pesci, dice l’adagio. E speriamo anche buoni assessori.