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Giunta Occhiuto, Nicola Fiorita: “La montagna ha partorito il topolino”

"Il neo presidente sceglie la via del più logoro e tradizionale modus operandi dopo messi di annunci sulla discontinuità"

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“Scorrendo l’elenco dei nuovi assessori regionali  – scrive il leader di Cambiavento Nicola Fiorita – la sensazione diffusa è che la montagna abbia partorito un topolino. Dopo mesi di annunci sulla discontinuità, dopo la solita retorica su merito e competenze da far prevalere sulle appartenenze politiche, il Presidente Occhiuto sceglie la via del più logoro e tradizionale modus operandi.

Eccoli qui i nuovi assessori: due riconferme con le medesime deleghe quando era stata assicurata una rotazione di incarichi; due improvvidi ripescaggi tra chi non è stato eletto dai cittadini; due esterni magari capaci e dotati di buona volontà ma evidentemente scelti in ragione delle loro amicizie o addirittura parentele con esponenti politici di primo piano (sarebbe stata fatta la stessa scelta se non ci fosse stata quella amicizia o quella parentela?).

Un mix di basso profilo con cui Occhiuto conferma che le vecchie logiche non sono cambiate ma anzi si sono rafforzate e terranno in ostaggio la Calabria e la sua poltrona.

Non va certo meglio se focalizziamo il nostro sguardo su Catanzaro. Il presidente Occhiuto, per il capoluogo di regione, si affida interamente a uomini e forze politiche estremiste che fanno del sovranismo e del populismo la loro bandiera. Scompare definitivamente quell’area moderata che proprio a Catanzaro aveva spesso espresso personalità di cerniera e di affidabilità. Un’area che giocoforza sarà relegata in un cantuccio anche nelle prossime elezioni comunali. Nella nostra città l’asse politico del centro-destra è diventato di destra-destra, in perfetta asincronia con la strada che va delineandosi nel resto del Paese e, direi, nel resto del mondo avanzato, che procede verso il futuro guardando dalla parte opposta di chi propugna idee retrive, antistoriche e zeppe di odio sociale.

Infine, desta ulteriore smarrimento la scelta del Presidente della Regione di affidare alla neo vice-presidente una delega ad hoc per la sua città: “Azioni di sviluppo per la città Metropolitana di Reggio Calabria”. A memoria, non credo sia mai esistito un assessore regionale a cui sia assegnato il compito di governare una porzione del territorio regionale piuttosto che di pensare unitariamente allo sviluppo e al benessere di tutte le sue parti.

Soprattutto è una scelta politica che, ancora una volta, relega Catanzaro al ruolo di comparsa nella scena politica nazionale e locale e che esalta egoismi, campanilismi e localismi. Una scelta politica che dice chiaramente che il riscatto dovrà partire dalle città e non dalla cittadella.

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