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Comunali di primavera, il Miramare di Reggio e il Babbo Natale di Catanzaro

Lo scossone Falcomatà ha ripercussioni sull’andamento congressuale del Pd regionale e su quello catanzarese, impegnato nelle trattative di coalizione per il candidato sindaco. Tre opzioni allo stato (Fiorita, Casalinuovo, Donato) e c’è chi propugna le primarie di coalizione

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L’affaire Miramare non soltanto ha sconquassato le vicende interne alla Città metropolitana e al Comune di Reggio Calabria, con la messa a dimora di Giuseppe Falcomatà in attesa di tempi migliori, ma rischia di complicare di parecchio il cammino di tutto il Partito democratico calabrese, il partito del sindaco, verso il tanto sospirato congresso regionale e, a cascata, i congressi provinciali e cittadini.

Previsti, grosso modo, per la domenica antecedente il Natale, i congressi dem si stavano avviando abbastanza tranquillamente verso il traguardo programmato non senza enfasi dal commissario Stefano Graziano.

I dati del tesseramento, sui quali sì era appuntato l’occhio critico di quanti non avevano ben visto la svolta on line propugnata dal commissario, sembrano invece dargli man forte.

Intendiamoci, non si viaggia sull’onda montante delle adesioni dell’era renziana, ma le rilevazioni ultime disponibili, riferibili al 12 novembre, ne indicano un andamento soddisfacente in linea con il rinnovato piglio sondaggistico del partito nazionale.

Ma, quanto sta succedendo a Reggio, in una enclave in un certo senso privilegiata dell’organigramma dem, con le sconcertanti decisioni del sindaco sospeso in merito all’affidamento delle funzioni a esponenti non di partito, lascia sul terreno scorie difficilmente aggirabili nel breve periodo, e tali da contaminare un terreno, quello congressuale, che ha bisogno di ben altra atmosfera.

Anche il Pd di Catanzaro, naturalmente, guarda con preoccupazione ciò che succede a Reggio, non fosse altro per la concomitanza delle preoccupazioni di partito con le incombenze derivanti dalle imminenti elezioni amministrative.

Un passaggio molto delicato, che i circoli cittadini attendono con particolare trepidazione per tornare ad avere uno status amministrativo confacente alla tradizione e alla reale consistenza in termini elettorali, se si deve, come si deve, prestare fede alle indicazioni delle regionali che lo danno come partito più votato in città, oggi ancora di più di fronte alle divisioni di Forza Italia che potrebbero confermare e cristallizzare la dicotomia con la formazione parallela di Forza Azzurri.

Certo, un partito stabilizzato, rinvigorito da un organigramma votato al congresso, non affidato soltanto alla buona volontà dei segretari di circolo, affronterebbe con maggiore disinvoltura e autorevolezza il difficile passaggio che dalle belle parole programmatiche sfocia nell’indicazione del candidato sindaco della coalizione, che è il principale scoglio da aggirare prima di affrontare il mare aperto delle elezioni amministrative della prossima primavera.

In campo, a quel che si apprende non senza difficoltà e smuovendo più di una reticenza, ci sono perlomeno tre distinte opzioni, tutte di buona caratura, vuoi politica vuoi professionale: Nicola Fiorita, Aldo Casalinuovo, Valerio Donato. Un’abbondanza di disponibilità, nessuna ancora dichiarata apertamente, e pertanto ciascuna di per sé attendibile.

Tanto che allo stato, per salvare più le apparenze che la reale consistenza di un patto di reciproca non belligeranza, c’è chi avanza la soluzione salomonica delle primarie. Che poi, appunto per definizione, non sarebbe per nulla la meno cruenta di tutte, quantomeno nelle intenzioni del re ebraico.

Tanto che, alla fine, potrebbero neanche non tenersi, di fronte a un auspicato quanto problematico patto tra gentiluomini.

Di questo passaggio, delicato e tutto interno alla dinamica dei partiti e dei movimenti che si agitano in modo abbastanza defilato dietro le quinte, si parlerà anche in settimana, in una delle ricorrenti riunioni di coalizione.

Anche qui, si è detto e ripetuto che il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra sarà reso noto alla cittadinanza entro Natale. La cittadinanza in tal senso ha già messo sotto il piatto la sua letterina. Anche se ha da tempo smesso di credere a babbo Natale.

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