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Catanzaro: Il Consiglio Comunale dello scompiglio


L’uscita di Mirarchi da Catanzaro da Vivere è l’ultima delle mutazioni che interessano l’Aula e che esprimono il mutare degli equilibri nel centrodestra cittadino alla vigilia delle elezioni provinciali e comunali

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Dopo l’ingresso di Antonio Mirarchi, reduce da “Catanzaro da Vivere”, il variegato e corpulento Gruppo misto al Comune di Catanzaro, che raccoglie gli indecisi i delusi i pentiti e i rimuginanti, ha nuovamente raggiunto la rispettabile conta di ben dieci componenti. A parte i nomi, è interessante notarne la provenienza: ben cinque consiglieri del Misto, la metà, provengono dal gruppo di Forza Italia così come si era costituito all’indomani delle elezioni amministrative del 2017. Altra evidente incongruenza rispetto ai dati fissati dalle urne è la riemersione e seguente crescita numerica di “Federazione popolare per Catanzaro”, gruppo che trae ispirazione da Filippo Mancuso, presidente leghista del Consiglio regionale che, presente alle elezioni, era in principio di mandato confluito in “Catanzaro con Sergio Abramo”. Bastano questi accenni di geopolitica consiliare per constatare come quanto succede in Consiglio rispecchi il mutare degli equilibri interni alla coalizione che ci ostiniamo a chiamare di centrodestra per comodità o forse per pigrizia mentale.

A quanto detto, occorre unire la riflessione che proprio Antonio Mirarchi compie in un passaggio della sua comunicazione di cambio gruppo, quando fa notare che a dispetto della residua consistenza consiliare di “Catanzaro da Vivere” la sua rappresentanza in seno alla giunta e nell’incarico di vertice consiliare (Marco Polimeni) sia sovra rappresentata. Associandosi, con ciò, a quanto asserito in assemblea dal coordinatore dell’Udc Giovanni Merante, suo principale appiglio per chiedere al sindaco Abramo la rimodulazione di giunta, unita alla crescita numerica del suo gruppo di appartenenza. Sono passati ormai un paio di mesi e più da quella richiesta, e, nonostante qualche manifestazione di intenti e qualche piccola concessione, non se ne è fatto nulla. Considerato che la consiliatura volge al termine, non è peregrino pronosticare che non ci sarà alcuna variazione dello stato delle cose fino alla prossima primavera quando i catanzaresi saranno chiamati a votare per il nuovo Consiglio e per il nuovo sindaco. 
Mirarchi ha spiegato la ragione ultima che lo ha spinto all’abbandono del movimento che fa capo a Marco Polimeni e a Baldo Esposito, ossia la mancata realizzazione di quanto gli era stato promesso: l’appoggio della sua candidatura a consigliere provinciale nelle decembrine elezioni per il rinnovo di quel Consiglio. Pare che i favori dei leader di gruppo siano andati verso due amministratori di altri comuni dell’hinterland. Probabilmente la goccia che ha colmato in sovrappiù un rapporto già logorato.

L’incidente è però sintomatico della complicazione che apporta l’elezione provinciale nella già complicata e mutevole vicenda politica cittadina. È ormai acclarato che al traguardo di domenica, quando occorre presentare le liste per la competizione provinciale, il centrodestra si presenterà frantumato in una pluralità di formazioni che rispecchiano l’aggregazione intorno a leader personali più che a partiti o movimenti: ci sarà la lista di Mancuso, la lista di Montuoro, la lista di Mangialavori, la lista di Tallini, e probabilmente di altri ancora. La competizione si svolgerà intorno a queste figurazioni, a cui certo si appoggeranno le indicazioni di appartenenza politica ma senza carattere dirimente. Tutto, in vista dell’ulteriore posizionamento per la gara vera, e più appassionante perché diretta e non di secondo livello, per il prossimo sindaco della Città capoluogo di Regione.

Nell’ambito del centrodestra, per quanto detto, nuovi equilibri premono, nuove figure chiedono spazio. Sgombrando il campo da ipotesi piuttosto aleatorie, come l’indizione di primarie che per natura si addicono più al controcanto di sinistra, è agevole predire che a decidere il candidato della destra saranno i leader riconosciuti che per una volta dovranno dare spazio al nuovo che emerge dal campo delle professioni (vedi l’avvocato Antonello Talerico) o dall’associazionismo parapolitico (vedi l’imprenditore Aldo Ferrara).

Considerato quanto già successo nelle altre città capoluogo, Cosenza e Reggio, nelle quali hanno scelto gli alleati forzisti e leghisti, è probabile che in prima battuta l’indicazione spetterà a Fratelli d’Italia e quindi al commissario regionale Wanda Ferro. Ma senza farne questione di vita o di morte. Un’intesa alla fine si troverà: altrimenti che centrodestra sarebbe?

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