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Catanzaro, integrazione ospedaliera e Azienda Zero: dibattito aperto su difficoltà e perplessità

L’iniziativa di Giusy Iemma. Presente tra gli altri l’estensore della legge di fusione delle aziende, il presidente del Consiglio Filippo Mancuso

Giusy Iemma, che ha organizzato il convegno alla Sala concerti di Palazzo de Nobili, confidava per la sua buona riuscita delle tre ottime frecce di cui disponeva: essersi formata “con orgoglio” alla facoltà d medicina del Università Magna Graecia, essere dirigente medico dell’Unità operativa complessa di cardiologia all’ospedale Pugliese Ciaccio e, per ultima ma non ultima, essere dirigente regionale di quel Partito democratico che sulle due questioni in discussione, l’Azienda sanitaria Zero e l’Azienda Unica Dulbecco, così come sono state di recente approvate dal Consiglio regionale, ha avuto e ha molto da dire. Insieme, per dare costruttività all’iniziativa in direzione del superiore interesse dei cittadini, ha pensato bene di coinvolgere nell’iniziativa quanto più materiale umano titolato, politico e professionale, aveva a prevedibile tiro di interesse, non ultimo certo l’estensore e relatore della proposta di legge, poi approvata, della fusione “per incorporazione” dell’Azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio De Lellis nell’Azienda ospedaliero-universitaria Mater Domini.

Azienda zero catanzaro

Filippo Mancuso, il proponente, presidente del Consiglio regionale, affermato e votatissimo esponente leghista della maggioranza di centrodestra, ha accettato l’invito, non sapremmo dire con quanto buon grado, fiutando sicuramente il pericolo di trovarsi da solo in un’arena di leoni ruggenti contro la sua creatura. Solo, pur con il robusto appoggio del sindaco Abramo, ma non indifeso a dire il vero, anche perché i “leoni” hanno ruggito finanche con delicatezza, con toni civili, manifestando le loro perplessità e accettando con disinvolta rassegnazione le puntuali repliche offerte da Mancuso. La platea, molto interessata perché composta in massima parte da operatori della sanità catanzarese e del mondo universitario, era anche molto numerosa e al limite della capienza, fatto non usuale in tempi di Covid e in ogni tempo a dire il vero, quando i convegni a tema politico vengono spesso snobbati in via preconcetta. Ma quando è in ballo la sanità, si sa, l’interesse che muove è sempre alto, così come sono ragguardevoli gli interessi che sollecita. Per cui, tanta carne al fuoco e tanti interventi, coordinati dal giornalista Mimmo Famularo che, nell’ordine ha invitato a esporre il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, la stessa Giusy Iemma, il docente Umg e coordinatore del corso di laurea in medicina Luca Gallelli, il dirigente medico dermatologo ospedaliero Giancarlo Valenti quale rappresentante dell’Ordine dei medici, il già medico e dirigente aziendale nonché segretario di circolo cittadino Pd Lino Puzzonia, il commissario straordinario del Pugliese Francesco Procopio, la capogruppo del Misto in Consiglio regionale Amalia Bruni, il consigliere regionale Pd Ernesto Alecci, il già citato Filippo Mancuso, e, per finire, il deputato Pd Antonio Viscomi.

C’è da dire che, nonostante la lunga teoria degli intervenuti, tutto si è consumato in un paio d’ore passate velocemente grazie alla stringatezza e all’essenzialità degli interventi. Che sia questo un effetto collaterale nonché positivo del Covid? Fatto sta che, spremute fino all’osso le diverse argomentazioni ascoltate, si può dedurre che delle due proposte di legge, è l’integrazione ospedale-policlinico ad avere riconosciute all’unanimità necessita e legittimazione, mentre sull’Azienda sanitaria Unica chiamata con un certo ossimoro matematico “Zero”– Unica viene da Uno e non è certo Zero, anche perché costa – i pareri sono molto più discordi. Se mai, sull’integrazione nella Dulbecco sono venute le perplessità manifestate, per esempio da Abramo, sui tempi – dodici mesi – di elaborazione del protocollo di intesa tra Umg e Regione, giudicati eccessivi per un tema in discussione da più di dodici anni; e anche, a battere la lingua dove il dente duole, sulla parolina magica “incorporazione” che sembra essere la password per accedere alla sospirata costituzionalità ma che a Iemma sa tanto di “fagocitosi”, termine scientifico che implica inglobamento e digestione di un organismo più grande e potente a scapito di uno più piccolo e rassegnato alla giusta fine. Occorre garantire eguale dignità a ospedalieri e universitari, e le prime avvisaglie, sia nella lettura del dispositivo di legge sia negli allarmi preventivi levati qui e là, ripropongono il nocciolo duro del problema e delle resistenze reciproche che esistono e che, comunque, è arrivato il tempo di superare. Per dire, a questo superiore scopo si sono mostrati sensibili e dichiarati più che disponibili all’appianamento degli ostacoli sia il commissario Procopio che il professore Gallelli. Filippo Mancuso che non era sul banco degli imputati, ci mancherebbe, ma di sicuro non immerso in una corrente a lui favorevole, ha ribadito che è appunto questo lo spirito della sua proposta, che si limita ad accogliere le perplessità del governo e i dinieghi frapposti dalla Corte costituzionale, lasciando per il resto inalterato quanto elaborato nelle due leggi di unificazione non andate a buon fine, tra cui, ricorda con appena accennato e beffardo compiacimento, quella approvata all’unanimità nel marzo 2019 da un Consiglio regionale a maggioranza centrosinistra. D’altra parte, ha aggiunto, se la bontà della legge è stata ampiamente riconosciuta, perché la sinistra ha votato contro l’approvazione, quando sarebbe stato molto più coerente il voto di astensione?

Azienda zero catanzaro

Il discorso è più complesso sull’Azienda Zero. Qui, tentando di arrivare all’essenziale, si può dire che sul coniglio venuto fuori all’improvviso dal cilindro del presidente della giunta Roberto Occhiutoi pareri sono molto più discordi. La critica fondamentale emersa è sulla natura dell’Azienda Zero, quali compiti reali avrà, se alla fine non sarà altro che un’altra Azienda solo più ricca e più potente, o un duplicato della Stazione unica appaltante, oppure una sorta di Commissario straordinario di un Dipartimento alla salute – l’ipotesi è di Antonio Viscomi – che non funziona? Anche qui, a rispondere si è ritrovato Filippo Mancuso, che al solito, ha frapposto numeri a costruzioni eleganti, in ciò venendo incontro all’esigenza manifestata, ad esempio da Amalia Bruni quando si è appellata alla necessità di rapportarsi ai dati nell’affrontare le questioni riguardanti la sanità. Le due leggi, anche l’Azienda Zero, ha sostenuto il presidente del Consiglio, viaggiano nella direzione di migliorare la sanità calabrese, stravolta da dodici anni di commissariamento governativo, che ha portato dai 200 milioni di debito iniziale ai due o tre miliardi di oggi, con una mobilità passiva in tempi normali quantificabile in 60 mila ricoveri all’anno in altre regioni corrispondenti in 320 milioni di passività dedicata, con un depauperamento delle prestazioni derivante anche dalla rarefazione del personale sanitario, in Calabria ridotto a 7 unità ogni mille abitanti contro i 12 di altre regioni. L’Azienda Zero non sarà solo una centrale acquisti, ma vuole razionalizzare in un contesto fatto ancora di bilanci orali, e vuole semplificare laddove per un’autorizzazione sanitaria occorrono allo stato dodici mesi in media.

Se questi sono i propositi, molti in verità gli spunti critici ai quali non si è ancora dato risposta. Per esempio sull’estensione del campo d’operazione dell’Azienda Zero, laddove vuole ridisegnare, o si ripromette, la sanità territoriale, o, anche la rete assistenziale su “fragili e cronici”. Troppa fretta nell’approvazione su temi che necessitavano di un tempo adeguato di riflessione. È la critica venuta, per esempio, da Ernesto Alecci che, pur riconoscendo al presidente Occhiuto un discreto coraggio nell’affrontare il tema sanità, non può fare a meno di disconoscere la legittimità di un metodo poco rispettoso delle prerogative dei consiglieri, messi nella condizione di scegliere tra il prendere e il lasciare. In più, introducendo un altro aspetto di perplessità: “Se è vero – ha detto l’ex sindaco di Soverato – che l’Azienda Zero si ripromette di ridisegnare la sanità calabrese, non sarebbe stato più opportuno fare slittare l’approvazione dell’integrazione ospedaliera Pigliese-Mater Domini di qualche mese, considerando la riconosciuta importanza strategica dell’operazione?”. Per dire, insomma, quanto possa essere complesso e articolato un dibattito e quanto sia necessario, alla fine, agire prima che i dubbi non siano solo l’inizio della sapienza, come recita il motto dell’Umg, ma anche la gabbia dell’immobilità.
Oggi pomeriggio si replica sul tema, alla Casa delle Culture. Promotore un altro esponente regionale del Partito democratico, il consigliere regionale Raffaele Mammoliti.