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Quanto è affollato il campo del centrosinistra, nuovo o vecchio che sia

Lunedì Aldo Casalinuovo si aggiunge a Valerio Donato e a Nicola Fiorita nella rosa dei candidati d’area

Logica, e opportunità, avrebbero voluto che tutta la discussione e le relative decisioni, comprese le indicazioni preliminari e le opzioni auto o eterodirette, in tema di candidatura a sindaco di Catanzaro nell’ambito della coalizione – o del campo, per usare un termine più green e più inclusivo – del centrosinistra fossero rinviate a dopo la celebrazione dei congressi del Partito democratico, ai tre livelli fin qui latitanti: regionale, provinciale e comunale. Per dare una parvenza di legittimità democratica e di autorevolezza “di gregge” a un passaggio, l’indicazione delegata a un ristretto “Coordinamento dei circoli cittadini” – sospettabile di autoreferenzialità nonostante la sua quasi commovente resistenza nel difendere la bandiera nel generale deserto extra elettorale dell’apparato – che le due recenti irruzioni di Valerio Donato e di Aldo Casalinuovo, quasi contemporanee e comunque di coincidente avvio, hanno avuto facile gioco a contestare smuovendo la calma apparente dello stagno dem. Ambedue personalità di primo piano della professionalità cittadina e già premiati da riconoscimenti associativi e di carriera ciascuno nel proprio ambito, rimasti finora a margine della vita politica rappresentativa per sdegnoso distacco congiunto a costante partecipazione critica, invero con qualche passata e fugace incursione quasi subito rientrata e sempre nell’ambito della cosiddetta sinistra storica, sembrano volere occupare il vuoto da più parte constatato, e variamente interpretato, lasciato dal lungo disinteresse della borghesia intellettuale catanzarese nei decenni del secondo dopoguerra viceversa sollecita a improntare di sé e della sua radicata autorevolezza la Catanzaro politica.

É, questo, ovviamente, un ritratto che può calzare su misura le fattezze intellettuali, professorali e finanche famigliari di Nicola Fiorita, di una generazione più giovane e destinatario, fino a qualche settimana fa in solitaria, delle attenzioni del coordinamento dei segretari di circolo dem e del mosso e vario “Nuovo Centrosinistra” che, insieme, e con caparbietà negli ultimi due anni hanno cercato di costruire intorno alla sua candidatura l’aurea dell’inclusività, dell’ampliamento di campo e della discontinuità di metodo e di approccio: prima il contatto con i cittadini, poi le linee programmatiche e, soltanto alla fine del percorso così tracciato, l’indicazione nominale. A Fiorita, nonostante la più giovane età e la più visibile partecipazione negli ultimi cinque anni alla vita amministrativa anche a seguito del suo concorrere alla prima carica cittadina nel 2017, al di là delle pregevoli doti personali e intellettuali che non hanno bisogno di essere dimostrate e ricordate, può fare velo proprio la non apparente novità della sua riproposizione, dopo la precocemente interrotta esperienza da leader dell’opposizione consiliare come leader e capogruppo di “Cambiavento”, il movimento nato sulla scia della “primavera” di Salvatore Scalzo, altro giovane candidato forse troppo precipitosamente lanciato nell’agone politico e con un fardello di responsabilità a futura e anticipato avverarsi.

A ben vedere, sembra proprio questo il dilemma che da qui alle prossime settimane, agiterà le discussioni e le valutazioni di quella parte dell’opinione pubblica e dell’elettorato cittadina che guarda verso quella parte di proposta politica che, all’improvviso, si trova a essere affollata al di là delle più ottimistiche previsioni: volendo ammettere che la discontinuità e la novità possano rappresentare un valore in sé e politicamente spendibile, e circoscrivendo al momento la partecipazione ai tre pretendenti finora inscenati, chi è più discontinuo e più nuovo tra Nicola Fiorita, Valerio Donato, Mario Casalinuovo, in rigoroso ordine di apparizione sulla scena elettorale, e volendo prevedere che la conferenza stampa indetta dal citato terzo serva appunto alla scopo? È “nuovo” e “discontinuo” chi appare dopo nella cronaca politica preelettorale, o chi scarta rispetto alla strada che sembra già tracciata? Un partito già legittimato dai congressi e dalle gerarchie interne avrebbe potuto autorevolmente sciogliere, per la parte di sua competenza, il (non) angoscioso dilemma.