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È ufficiale: Casalinuovo è candidato sindaco, a capo di un’aggregazione civica per una “Catanzaro futura” foto

Si aggiunge a Fiorita e a Donato. La conferenza stampa con il racconto del tavolo del “Nuovo centrosinistra”

Aldo Casalinuovo è il terzo candidato sindaco che ufficialmente si propone per le amministrative a Catanzaro, previste per la prossima primavera ma che, sia detto tra parentesi, non è detto si svolgano nella prossima primavera, sempre decidendo il generale Covid. L’avvocato penalista ha sciolto l’ultima riserva, molto residuale in verità, nel corso della conferenza stampa che ha convocato alla Casa delle Culture, mostrando in anteprima il logo di quella che potrebbe essere l’aggregazione civica che si riunirà intorno alla sua proposta: un paesaggio prettamente catanzarese con tanto di Cavatore e Madonnina del Duomo ben visibili su sfondo bianco, una città stilizzata in basso che lambisce onde azzurre di un mare che si chiama Bene Comune, il tutto sormontato dal dittico verbale “Catanzaro Futura”.

Casalinuovo 2

Casalinuovo declina anche i tre aggettivi che determinano la Catanzaro che vorrebbe: Bella, Solidale ed Europea. Per arrivarci, indica le sei, o sette o anche di più, strade da percorrere, ciascuna intitolata a uno dei problemi irrisolti che via via hanno portato il “Giardino delle Esperidi”, secondo l’ottocentesco e meravigliato Gissing, a essere la città in sofferenza, diseguale, disgregata e in cerca di nuova vita come è adesso. I traguardi da tagliare riguardano la mobilità cittadina, l’università, il quartiere Lido, le periferie, il verde, la cultura, la sanità, il lavoro. A ciascuno di questi temi l’avvocato ha dedicato attenzione e proposte, che in linea di massima non si discostano da quanto è razionalmente da fare per fare progredire Catanzaro sulla via della modernità e del ricatto. Per questo, per l’amore incondizionato che tutti i catanzaresi sentono per la propria città, chiama a raccolta tutti i 73mila elettori con diritto di voto, interessato non a schieramenti di parte nella classica divisone di centrodestra e centrosinistra ma aggregando “una proposta di natura civica, che si vuole smarcare dalle logiche personalistiche, che hanno fatto perdere l’attenzione sul Bene Comune, di cui occorre invece occuparsi. Condotte che hanno spaventato chiunque finora abbia avuto intenzione di impegnarsi. In tutta Italia abbiamo esperienza di aggregazioni civiche, aperte e dialoganti sul governo delle città che oggi risultano vincenti”. Né destra, né sinistra, né centro, quindi, il campo verso cui Casalinuovo volge lo sguardo, o meglio, tutti e tre insieme, nella consapevolezza che “in città ci sono risorse energie volontà e intelligenze per la rinascita”.

Fin qui, nessuna sorpresa particolare. La candidatura era data per scontata alla vigilia, sui contenuti nulla da eccepire, e Casalinuovo avrà modo e tempo per portarli alla conoscenza di tutti. Più intrigante la narrazione dei fatti che hanno portato alla tripartizione del principale ceppo da cui nascono le tre candidature, indiscutibilmente cresciuto nel campo del centrosinistra sia pure da tradizioni e da evoluzioni differenti – si potrebbero grossolanamente evocare la discendenza socialista per Casalinuovo, comunista per Donato, cattolica democristiana per Fiorita – e che, per ovvie ragioni di opportunità politica si trova ad allargare lo sguardo e a chiedere attenzioni in tutte le aree, ma anche in tutti i quartieri e in tutti i ceti della città. Per descrivere quel che è accaduto, Casalinuovo parte dalla fine, con “il centrosinistra che indica un candidato non iscritto a Pd, Nicola Fiorita, e improvvisamente, un iscritto storico, Valerio Donato, che si candida al di fuori del PD”. Qualcosa, commenta, non ha funzionato, e il risultato è stato “né giusto né coerente”. “Si è parlato – ha così ricapitolato l’avvocato – del tavolo del Nuovo centrosinistra. A parte il fatto che la qualifica di ‘nuovo’ occorre conquistarla sul campo, in tanti hanno sollevato la questione se è sufficientemente rappresentativo dell’intero centrosinistra, che in città è area estremamente qualificata. Chi conosce un po’ di storia cittadina lo sa. Nel tavolo c’è adeguata rappresentatività? Massimo rispetto per tante associazioni, ma riguardo ad alcune sigle come Catanzaro Generosa, Catanzaro Vivace, Volt, presentate poco prima dell’estate, si pone il problema della rappresentatività.

Certo, c’è il Partito democratico, c’è il Partito socialista. Ma abbiamo posto un problema. La sintesi si fa solo se si fa una condivisione adeguata. Invece di essere aperto, il tavolo è rimasto chiuso, con la risoluzione finale di fare decidere il Pd. Se questo era, lo si poteva dire prima. Il Pd cosa fa: chiama, le quattro persone che avevano dato disponibilità all’impegno: Fiorita, Donato, Casalinuovo e Guerriero. Doverosamente – continua nel racconto Casalinuovo – accorro. Intorno al tavolo trovo i quattro segretari di circolo, il coordinatore Passafaro, l’onorevole Viscomi. Lo stesso fanno Fiorita e Guerriero, non credo lo abbia fatto Donato, e credo sia un altro elemento su cui pensare, un altro elemento di stranezza: non ha partecipato a queste consultazioni Donato che è iscritto, ma ci siamo andati io e Fiorita che iscritti non siamo. Sono stato chiamato una seconda volta. Ho ascoltato. Ho parlato. Fino a che arriviamo al 21 dicembre, quando si convoca l’Assemblea dei circoli al Dopolavoro di Lido, convocato per “esito consultazioni e decisioni sulla scelta del candidato. Le operazioni di voto – cita Casalinuovo leggendo l’ordine del giorno – continueranno mercoledì presso la sede del Circolo di Catanzaro centro’. Si convoca cioè un’assemblea per chiedere agli iscritti di votare sul candidato. Ho mandato una lettera al coordinamento, chiedendo di non tenere presente il mio voto, perché, spiego, non vado a una consultazione in cui non c’è stato confronto tra i candidati. Su cosa dovevano votare gli iscritti? Si fa così per una scelta importante e delicata, facendo scegliere alla fine solo a 30 iscritti? Le votazioni poi non si sono tenute, e l’Assemblea ha dato semplice indicazione, salvo valutazioni di Roma. Ma se a Roma – si infervora Casalinuovo – neanche ci conoscono. Il giorno dopo, leggo che la coalizione ha già il suo candidato che è Nicola Fiorita, per cui si può procedere felici e contenti. Ma non doveva decidere Roma?”.

A questo punto, Aldo Casalinuovo, che si descrive, come in effetti è, “moderato e prudente” si concede una piccola deroga: “Se una dirigenza – ragiona – compie questi errori, forse è una dirigenza che si deve dimettere. Laicamente occorre dirlo, difronte a questo pasticcio. La soluzione era molto semplice. Ci sono più disponibilitৠdi fronte a una coalizione? Si facciano le primarie di coalizione, secondo l’articolo 24 dello Statuto Pd. Perché non si sono fatte, come ovunque? Il 19 dicembre si sono fatte a Lucca, con 9 gazebo, votanti 2350 elettori del centrosinistra. Perché no a Catanzaro? Forse perché c’era già una soluzione precostituita, e quella doveva essere? A pensar male si fa peccato – citazione andreottiana, ndr – ma spesso ci si indovina. Chi ha realizzato tutto questo, merita fiducia? Si poteva fare sintesi prima e per tempo, e tutti saremmo stati contenti su un percorso condiviso. Non lo si è fatto, e allora – conclude l’avvocato – andiamo su altra strada, libera da pastoie, che guarda solo alla città, rivolgendoci a tutti quanti la pensano così”.
La sintesi, sembra preconizzare l’avvocato, e lo scenario appare verosimile, avverrà naturalmente per selezione elettorale, considerato il meccanismo di voto, maggioritario a doppio turno. Certo, bisogna arrivare al ballottaggio, e allora si potrà discutere ad armi quasi pari, e senza soluzioni precostituite. Destra piacendo. Ma questo, è un altro, complicato, discorso.