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Speziali e le Amministrative di Catanzaro: anacronistici gli opposti schieramenti, ma stop al “tutti insieme appassionatamente”

Prima il programma, poi le alleanze e infine il sindaco, dice il coordinatore regionale federativo Calabria dell’Area di Centro

Un piede in Calabria e uno in Libano, un pensiero alla Calabria e uno alla Francia, un occhio alle presidenziali d’Italia e uno alle comunali di Catanzaro, Vincenzo Speziali, coordinatore regionale federativo Calabria dell’Area di Centro, si trova in questi giorni a Beirut con i suoi affetti famigliari. Ieri è intervenuto su una vicenda apparentemente lontana dagli interessi regionali e cittadini, il nuovo rinvio del processo agli ex terroristi italiani in Francia – e di seguito ci spiegherà perché solo apparentemente -, non rinunciando al suo abituale attivismo…

“Spero almeno – ci dice al telefono – in modo proficuo, comprensivo e con il supporto di un pensiero, il quale mi auguro possa essere inteso come un pensiero forte. Diceva un grande democristiano di rito andreottiano, Alberto Sordi: ‘io ce provo…hai visto mai?’”.

Una delle sue battute ironiche e, se così possiamo definirle, democristiane, per le quali, Speziali, è ben conosciuto.

“Dovrebbero denotare intelligenza… Poi spero pure di farle con stile, e quindi con eleganza, pure se ne constato penuria, e non solo in riferimento a quest’ultima…”
Speziali, glielo chiedo nella sua qualità di coordinatore regionale federativo Calabria dell’Area di Centro, che poi occorre declinare nelle conseguenti attribuzioni – un attimo, il tempo di prendere fiato: Noi con l’Italia, Noi di Centro, Democrazia Cristiana, Popolari Liberaldemocratici e Riformisti, Centro popolare, Federazione Popolare dei Democratici Cristiani -. Parliamo di Catanzaro. Cosa vuole fare? Lei va ripetendo che prima vengono i programmi, poi le eventuali alleanze e infine il candidato a Sindaco. Conferma?

“Ha dimenticato e mi permetto di farlo notare, non essendo la cosa un dettaglio minore, che vi sarebbero finanche i candidati al Consiglio Comunale, altrimenti ci potremmo ritrovare con un caravanserraglio precario e discutibile, non inteso come ostello di sosta delle carovane mediorientali, bensì luogo di confusione e mercimonio. Che è la condizione in cui ci troviamo, seppur non in toto e ovviamente non solo per colpa degli attuali Consiglieri, ma anche per una mancata funzione che avrebbe dovuto svolgere l’attuale sindaco, il quale, notoriamente non è un politico e questa la dice lunga. In ogni modo confermo l’assunto della sua domanda, poiché servono i programmi, quelli veri, non fantasie e utopie. E per cortesia, non parliamo più di alleanze e schieramenti, poiché questi ultimi sono finanche anacronistici, come sto dicendo e ripetendo da tempo: tutti quanti ne avrete la riprova a partire dal 24 Gennaio prossimo, con l’inizio della chiama per l’elezione del Presidente della Repubblica”.

Sulla figura del primo cittadino lo avevamo inteso visto che ne ha parlato in diverse occasioni. Adesso, giustamente, introduce la questione non trascurabile, anzi un vero e proprio “carico da novanta” considerati i recenti trascorsi, dei candidati al Consiglio Comunale. Vuole essere più preciso in merito?

‘Ci mancherebbe se così non fosse! Scherziamo? Vuole che non si debba selezionare una credibile classe dirigente, la quale si esibisce nella politica elettiva, concetto inteso come ‘battesimo’ del consenso, attraverso un’attenta analisi e una particolareggiata riflessione? Possiamo consegnare futuro e destino di una città capoluogo di provincia e di regione (le cui elezioni saranno per di più test nazionale) a figuranti che desideravano ‘imporsi’ quali candidati alle regionali scorse e apparentemente non inseriti in base ad un criterio di opportunità politica, da me non stabilito, pur se condivisibile?

E se a ciò si aggiungesse anche che tali ipotetiche candidature, potrebbero essere nate a fronte di discutibile intercessione di discutibili pseudo segretari provinciali, che a loro volta credo essere molto ma molto precari per non dire in uscita, e ora li si rivedessero, tutti quanti, appassionatamente e senza Julie Andrews (attrice protagonista di Tutti Insieme Appassionatamente, ndr) in pista per il Consiglio Comunale, potrebbe essere dignitoso e consono? Quale partito serio attuerebbe una cosa simile, visto come gli è stata impedita solo quattro mesi fa? Non lo penso affatto! Mi auguro che sia così, anche perché sarebbe un problema proprio per chi lo proponesse, anzi aumenterebbe il vulnus nei riguardi della politica stessa e della sua credibilità, la quale tra l’altro viene messa in discussione da giustizialisti, populisti e qualunquisti, i quali avrebbero buon gioco a dire quanto sia uguale per tutti il malcostume. Una cosa simile non sarebbe mai capitata nella prima Repubblica”.

Lei non fa nomi, se non per traslate suggestioni, e io non glieli chiedo. Ma dal quadro che ha dipinto, che per molti versi è sconcertante, si riesce a intravedere quanto è successo in occasione delle recenti regionali nell’area (con la minuscola) di centro in occasione della compilazione delle liste.

“Il sottoscritto è un politico a tutto tondo e noi, intendo tutti quelli come me abituati a una grande scuola, dobbiamo prevenire polemiche strumentali, tipiche del fine epoca, per di più epoca fallimentare e fallita in quanto basata sull’effimero, proprio per fare riprendere alla politica la sua funzione e la sua autorevole credibilità, che quando vengono riconosciute permettono di indicare la strada per il futuro, senza farsi condizionare dalle mode gaglioffe o orientate in senso voluttuario”.

Va bene, niente nomi al momento, ma idee sul programma, ci sono?

“Ovviamente. Bisogna partire dalla messa in campo di una progettualità a favore della conformità urbanistica, per uniformare il territorio cittadino, indipendentemente dalla isogonia, bensì tenendo in mente l’obbligo di rispettare i quartieri e quindi i cittadini, poiché non tollero, non è nella mia cultura e nella mia formazione, il concetto che possano esistere zone chic e zone reiette. Qui non vi è ideologia, semmai ideali, quelli di giustizia sociale, di rispetto della gente, in quanto come, giustamente, diceva Moro e ce lo ha insegnato a tutti quanti, ‘ogni persona è un universo’.

Poi è essenziale dare una visione nuova con contenuti attuali per Catanzaro quale ‘Capitale della Calabria e Centro del Mediterraneo’ ristrutturando e ampliando ricettività di simposi e cultura, affinché i ruoli dell’Auditorium, del Politeama, dell’Università, siano interconnessi e interattivi. Abbiamo una posizione e una storia che sono ricchezze a cielo aperto, quindi tale è una delle sfide da vincere, assieme al sano utilizzo delle risorse previste dal PNRR in capo al Mezzogiorno. Costruiamo un’alleanza sana per le battaglie non solo del domani, ma del dopo ancora, lasciando così traccia dell’impegno a favore delle persone, oltre che in difesa di una città, negli ultimi tempi abbandonata o che qualcuno voleva derubricare”.

Speziali, parla con la baldanza del vincitore. Ne è convinto?

“Le cose non stanno così, vince una comunità, una municipalità e si vince assieme. Se poi vuole un mio aforisma, l’accontento: con le idee, la credibilità, la passione, il legalitarismo e soprattutto con la politica, si vince, si vince sempre e inesorabilmente”.

A proposito di legalitarismo, ieri è intervenuto ancora una volta sull’ennesimo rinvio in Francia del processo agli ex terroristi condannati in via definitiva in Italia. Pensa che debba interessare una campagna per le amministrative?

“Cosa vuole che le dica. Alcuni ‘agit- prop’ della variegata sinistrosità intellettuale o del confuso maoismo in salsa pentastellata, pure presente nelle nostre istituzioni, su questo punto non hanno mai preso posizione: è una vergogna! Non ho nessun tipo di remora, anzi chiedo pure su ciò una condivisione per i confronti programmatici. Potrebbe apparire non inerente con l’Amministrazione di una città, però è un elemento condraddistintivo della serietà con la quale ci si rapporta all’area politica che guido e rappresento e ad una omogeneità culturale, oltre che doveroso rispetto alla storia del Paese, soprattutto in ossequio alle vittime e ai loro familiari.

Tra l’altro aggiungo come la questione impatta sul crinale dell’ossequio alle vestigia dello Stato e ai suoi poteri, gli unici che riconosco e verso i quali non si intende mai e poi mai derogare o permettere che qualcuno lo faccia o possa solo pensarlo, anche quando ci si ammanta di esercitare pubblica funzioni, che però potrebbero sfociare in deviazioni. In tal caso si risponderebbe in altrettanta difesa a favore del diritto e dello Stato di diritto, il quale deve essere sempre perseguito. Aggiungo pure come questo rispetto diventa elemento di condivisione di un’intera comunità, quindi per essere non solo Paese, bensì Nazione. Si tenga presente anche l’impostazione appena rappresentata, perché è da qui che nasce tutto, al pari del fiume che sfocia nel mare”.