Giampà illustra la sua mozione congressuale. Senza tema di essere smentito

Candidato unico alla segreteria provinciale di Catanzaro dopo la rinuncia di Passafaro. Confermato il voto di domenica nonostante le richieste dei segretari di circolo che volevano la sospensione

Con l’illustrazione vai Zoom della mozione congressuale di Domenico Giampà è iniziato oggi pomeriggio il Congresso provinciale del Partito democratico di Catanzaro che culminerà domenica 20 con le votazioni per l’elezione del segretario di federazione, oltre che dei segretari cittadini di Lamezia Terme e di Catanzaro. L’esito della consultazione è scontato, essendo rimasta in campo la sola candidatura di Domenico Giampà, sindaco di San Pietro a Maida, ex segretario provinciale dei Giovani democratici, dopo la rinuncia del competitor Salvatore Passafaro annunciata congiuntamente un paio di giorni fa alla fine di un percorso a ostacoli che evidentemente ha premiato chi aveva più energie e opportunità da spendere.

Dall’approvazione del regolamento dei congressi a novembre alla presentazione delle candidature a inizio febbraio dopo un rinvio lungo un mese, sono stati numerosi i colpi di scena riportati puntualmente dall’informazione. Rileviamo soltanto che l’unica candidatura arrivata in tempo utile alla prima scadenza decembrina con il necessario corredo di firme e di mozione, quella di Passafaro, si è arenata sulla spiaggia della ragion di partito, favorendo una soluzione unitaria e condivisa che, se sta bene ai due contendenti, necessariamente deve star bene agli spettatori neutrali.

Tutti felici e contenti quindi? Neanche tanto. Non lo sono certo i segretari dei circoli di Catanzaro che si erano battuti parecchio perché la candidatura di Passafaro, loro coordinatore, non solo andasse in porto ma ricevesse l’approvazione della maggioranza degli iscritti. Le cose sono andate diversamente, e i cinque segretari – Puzzonia, Caligiuri, Rotella, Benincasa, Signoretti – non hanno fatto mistero del loro profondo malessere per la decisone di Passafaro di rinunciare. L’ultima loro nota, diffusa poche ore prima della comunicazione pacificatoria dei contendenti, chiedeva al gruppo dirigente regionale e alla commissione di garanzia di sospendere la sessione congressuale in ragione dei turbamenti del “sereno e trasparente percorso congressuale”, invitando in caso contrario i “sostenitori di Salvatore Passafaro” a disertare i seggi elettorali. Invito che, dopo la rinuncia, risulta essere stato rinnovato per vie interne. Vedremo domenica cosa succederà nei seggi dislocati in tutta la provincia, anche se rimane il dilemma se possano sussistere sostenitori di chi non ha volontà di essere sostenuto.

La soluzione trovata, come si evince dalla nota congiunta di Passafaro e Giampà, è di quelle che si definiscono compromissorie. Non perché il compromesso sia alieno dalle consuetudini e dalle necessità politiche, anche le più nobili e storicizzate, ma quando si concretizza in occupazione di posti nelle assemblee e nelle segreterie rappresentative in qualche modo comprime la ragione d’essere delle consultazioni democratiche da cui quelle dovrebbero trarre origine. Per di più, la normalizzazione in atto nel Partito democratico catanzarese, ancorché al momento limitata agli apparati di vertice, si riflette nell’altro campo di tensione attuale, la corsa alla candidatura d’area per la quale si attende che il partito sveli la sua approvazione. Sono giorni decisivi, i toni iniziano a scaldarsi pur nei limiti della compostezza che caratterizza i tre candidati in gioco, Fiorita Donato e Casalinuovo.

Ieri, all’incontro pubblico promosso da quest’ultimo, erano presenti molti esponenti del partito, da semplici tesserati. Sono anche intervenuti con interessanti accenni due di loro, Mario Muzzì e Fabio Celia. Quest’ultimo è candidato alla segreteria cittadina. Muzzì si è speso in un apprezzamento lusinghiero ed esplicito verso l’opera amministrativa di Ernesto Alecci, oggi consigliere regionale e già sindaco di Soverato. Alecci è dagli osservatori indicato come il nuovo uomo forte dei dem in provincia, con ambizioni anche nazionali che potrebbero concretizzarsi nelle politiche dell’anno prossimo, forte di appoggi nella corrente di Base riformista, quella del ministro Guerini e dell’ex ministro Lotti. Ma sono cose che si decidono in altri ambiti, non certo a margine di convegni tra il tecnico e il politico. Dove al limite si possono apprezzare suggestioni e soppesare sensazioni. Ambedue le entità, suggestioni e sensazioni, hanno shakespearianamente la stessa consistenza dei sogni. O dei segni. Poco ci manca.