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Libera nos a partito

Manca la politica, dicono in tanti. Ma a Catanzaro sono venuti meno i partiti, come dimostrano le opposte ricerche del candidato giusto, dal “liberi tutti” a destra alla fallita sintesi a sinistra

Quando, qualche settimana fa in epoca non sospetta guardando alle pre amministrative di Catanzaro su queste pagine si parlava della persistente confusione sotto i cieli del centrodestra e del centrosinistra, si lasciava aperto lo spiraglio all’inguaribile ottimismo che, se da un alto corrobora il cuore, dall’altro ottenebra la mente. Si confidava, ancora, sui barlumi di positività intravisti sotto il cumulo coibente del personalismo, malattia senile del populismo. Oggi, dopo le inveterate interpartitiche della destra e i burrascosi conclavi della sinistra, nel constatare che la confusione anziché diminuire è ulteriormente aumentata, l’osservatore non può che arrendersi, innalzando bandiera bianca sulla barricata del discorso coerente e organizzato secondo i canoni classici delle corrispondenze di senso. Le due corsie non funzionano più, la mezzeria è sempre più invasa, si sta creando un clamoroso ingorgo al centro che, pur ammettendo di poter bene funzionare in chiave elettorale, promette male anzi malissimo guardando all’amministrazione futura. Cerchiamo di ricostruire il quadro con una visuale laterale, che forse aiuta.

Ieri è passato in città Carlo Calenda, dichiarato liberale riformista laico anzi ateo segretario appena eletto di Azione, venuto a benedire l’iniziativa elettorale di Antonello Talerico che sapevamo inscritto in un’area moderata cattolica centrista civica eppure vicina a Forza Italia, nella cui lista Talerico ha partecipato alle ultime regionali apportando consensi e traendone occasione di rimostranze e ricorsi che, qualora accolti, lo porterebbero ad avere in mano la formidabile carta di poter scegliere e concedere magnanimità in posizione di vantaggio rispetto al partito che, attraverso il coordinatore regionale Giuseppe Mangialavori, lo osteggia. Mangialavori osteggia anche chi più, a livello locale, ha sponsorizzato Talerico, ovvero il coordinatore provinciale di Forza Italia Domenico Tallini.

Per dire il vero, non si comprende ancora bene se sia Tallini a essere in rotta di collisione con Forza Italia o se vale il contrario, se sia Forza Italia in rotta di collisione con Tallini. In ogni modo, non cambia il risultato: il partito azzurro, come l’asino di Buridano, è a forte rischio di prosciugamento non decidendo da quale fonte approvvigionarsi. L’impantanamento è amabilmente condiviso con gli altri partiti della coalizione, quelli veri, riconoscibili per simbologia e presenza nazionali. Della competenza propositiva di Fratelli d’Italia in tema candidatura si è persa traccia, dopo essersi spesi, come ricostruito dalla segretaria regionale Wanda Ferro, proponendo l’avvocato Saverio Loiero in funzione di superamento e condivisione. Anche la Lega, rappresentata autorevolmente da Filippo Mancuso, ha tirato i remi in barca. Il presidente del Consiglio regionale aveva indicato in Baldo Esposito il candidato ideale, il tavolo lo ha eliso per sbarramento incrociato, salvo poi ricredersi a tempo scaduto. In pratica, l’ossatura partitica della coalizione, la stessa alla quale probabilmente i livelli nazionali chiederanno spiegazioni, si è rivelata molto fragile, soggetta a rarefazione della trama con la quale è riuscita a dominare la scena politica cittadina negli ultimi vent’anni. Da questo assunto fondamentale, della perdita di adesività dei partiti tradizionali, nascono due conseguenze fondamentali. La prima, evidenziata a chiare lettere dallo stesso Mancuso, è l’evaporazione del centrodestra catanzarese quale entità politica evidentemente da ricostruire su basi (e persone) nuove.

La seconda è il “liberi tutti”, parola d’ordine dapprima sussurrata in sordina tra i “peones” delle liste civetta, delle formazioni civiche ad andatura variabile, dei “colonnelli” graduati eppur emarginati dai giochi di vertice ma essenziali a costruire la base del consenso nei quartieri della periferia e nei rioni del centro storico. Tra l’altro, mancando il nome giusto di riferimento, il candidato capace con il suo nome e la sua professione – perché la ricerca spasmodica è in quella direzione, specificamente forense a volere seguire l’andazzo ed equiparare la conclamata eloquenza – tutti costoro hanno pronta la giustificazione per imboccare la strada che al momento sembra più agevole, spalancata in modo falsamente ingenuo da Giovanni Merante e dalla sua Udc nella prima interpartitica, quando suggerendo di guardare con interesse verso l’esperimento trasversale di Valerio Donato in realtà assecondava l’onda montante del rompete le righe e fissava su terreno frecce direzionali per indicare la rotta da seguire per non perdersi nella nebbia. Il centrodestra catanzarese è a rischio implosione, lo ha detto ieri Talerico in un contesto nel quale Calenda non poteva essere più chiaro: “ma quale ideologie, non c’è né destra è sinistra, qui si tratta di amministrare, spendere bene i soldi, fare opere e metterci dentro un bel campo di golf”.

La mancanza, il venir meno del partito, l’evanescenza delle tessere, è ribadito in modo speculare nel centrosinistra, dove il Partito democratico ha pensato di risolvere la questione candidatura trattandola come si fa con la torta di mele: lasciare sfogare il calore, mettere a riposare, l’ambiente porterà a giusta temperatura la pietanza già bella e pronta. Ha scelto Nicola Fiorita e, in verità, erano pochi in città a pensare che la soluzione potesse essere diversa. Senonché l’ordine impartito dal plenipotenziario Francesco Boccia ai comandanti sul campo di serrare le fila e concorrere alla formazione delle liste rischia di rimanere sospeso nell’aria come i pollini di pioppo a primavera, oltre che a confermare la tradizionale scopertura sul fianco elettorale amministrativo di un partito che dà il meglio di sé nelle competizioni prettamente politiche. Intanto, il tentativo di fare sintesi, ovvero chiedere a Donato e ad Aldo Casalinuovo di accordarsi con Fiorita verso la candidatura unica di quest’ultimo, è fallito sul nascere per quanto riguarda Donato e dopo attenta valutazione per quanto attiene Casalinuovo. Il primo ha detto no a priori, il secondo ha detto sì, ma solo se lo confermano le primarie. Le quali, qualora fossero effettuate, sconfesserebbero di per sé Letta, Boccia, Iemma, Celia, Fiorita tutti insieme sotto il gazebo. Ma, a prescindere da questo, a quali democratici rivolge l’appello Boccia?

Ai “numerosissimi iscritti e dirigenti del Partito democratico che sostengono la mia candidatura”, come ha dichiarato Casalinuovo? Oppure “ai tanti militanti, dirigenti ed ex amministratori dem che mi hanno confortato nell’indurmi a mettermi al servizio della città”, come ama dire Donato. Un partito uno e trino, questo Pd catanzarese che per essere la forza traino dell’intera coalizione ha qualche problema di carburazione, di miscelazione delle buone intenzioni con la pratica quotidiana.
La vulgata predominante è che “manca la politica”. Sarà pure vero. Ma, accanto e con più evidenza, mancano i partiti. Ovunque forse, ma a Catanzaro in maniera particolare, rituale, propiziatoria: “Libera nos a partito”.