Quantcast

Comunali Catanzaro, la coalizione pro Donato alle prese con la vertigine della lista

Dopo la ritrovata sintonia espressa dal documento sottoscritto da dodici firme

Seguendo la connaturale vocazione riduzionista, Catanzaro politica ha declassato il nobile gioco della torre nel più casareccio “Chi butteresti giù dal palco”. Per mancanza di volontari, alla fine non è venuto giù nessuno, e di tutto il clamore del sabato sera allo scadere delle 24 ore successive è rimasto un sobrio comunicato e una lista delle liste, una lista al quadrato delle formazioni che sostengono Valerio Donato nel compito che il professore si è assegnato di “Rinascita” della città.

Una lista fatta di dodici liste, compilata, consciamente o meno, con il sottile gusto di impressionare, di mettere un po’ di pepe sulla coda delle coalizioni avverse. Sul piacere di mettere uno dietro l’altro oggetti e nomi, cose e animali, conquiste e partiti è già intervenuto in modo infinitamente più autorevole Umberto Eco con “Vertigine della lista” e non ci ritorneremo se non nel sottolineare quanto il semiologo piemontese affermava sul “valore del contesto” che dà senso a un insieme di elementi che, presi ciascuno per sé, non sembrerebbero avere attinenza.

Ecco, riconoscere il contesto dal quale scaturisce non tanto la candidatura di Donato, da lui stesso giustificata dall’intimo impulso a soccorrere la città, quanto il pronto convergervi di elementi eterogenei, sarebbe un buon esercizio politico, molto più utile delle polemiche intorno alle simpatie personali del candidato e alle eventuali compresenze fotografiche. E sarebbe anche lo spunto per una costruttiva indagine sociologica, i cui esiti sarebbero molto più esplicativi e attinenti del passaggio del documento in cui si legge:

“Tutte le parti hanno stigmatizzato le sterili polemiche che alcuni candidati di altre aggregazioni hanno strumentalmente messo in campo al fine esclusivo di impedire un dibattito concreto sulle problematiche della città, su cui il Prof Donato da tempo, con la sua squadra e tutti i suoi alleati si stanno spendendo”. Sul primo punto, il contesto politico, è interessante il concetto della necessità di avere buoni rapporti con le altre istituzioni rappresentative, a iniziare dall’Ente regione.  Sul secondo punto, i riflessi sociologici, emblematico è il riferimento al disagio delle periferie, dal quale emerge la convinzione che le sorti elettorali vengoo decise proprio in quell’ambito urbano. Può darsi, anzi è nell’ordine delle cose, che da parte avversa ci sia tutto l’interesse a ingigantire tensioni e contraddizioni tra le componenti e gli esponenti dell’ampia coalizione.

Ma è indubbio che il punto più sensibile – in termine medico sarebbe il “locus minoris resistentiae” – della coalizione pro Donato, destinato a diventare l’aggancio più facile per future critiche e lacerazioni, sta proprio nella sottovalutazione del percorso da attraversare per raggiungere l’obiettivo prefissato, invertire cioè il declino della città. In altre parole, sembra di capire che Donato confidi molto sulla sua personale capacità di attenuare asperità e attutire contrasti nell’evolversi della vita amministrativa, con il suo fardello di passaggi burocratici e formali forse stucchevoli pur tuttavia obbligatori.

Le schermaglie seguite a una sua semplice frase e le richieste di correzione, autorevolmente impartite su carta intestata della presidenza del Consiglio regionale, sono lì a dimostrare quanto continuativo sarà l’impegno di sintesi del candidato di Rinascita da qui al 12 giugno.