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Sulla libertà di mandato del parlamentare e del consigliere regionale foto

Un interessante seminario a Sociologia. L’approccio teorico e i riflessi pratici negli interventi del professore Nicosia, del consigliere Mammoliti e del cultore Caristo

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“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. L’articolo 67 della Costituzione italiana è uno dei più brevi, concisi e lapidari principi fondamentali della Repubblica. Nonostante ciò, oppure proprio per questo, è uno dei più discussi, imponendosi nel dibattito politico con andamento ciclico, spesso condizionato con vicende molto meno ideali di quanto fossero le intenzioni dei padri costituenti.

Il più facile approccio alla discussione intorno all’articolo che fa parte della seconda parte della Costituzione avviene in occasione dei frequenti “cambi di casacca” dei parlamentari, oppure quando uno o più votano in modo non conforme alle indicazioni di partito. Il dilemma sottostante segue l’avvicinamento alternato a uno dei due poli tra i quali si svolge l’attività dell’eletto: se ubbidire a ciò che gli dettano coscienza e ragione oppure disciplina di partito e appartenenza al territorio? Di questo e di tutto quanto gira intorno si è discusso stamane in un interessante seminario organizzato da Paolo Nicosia, titolare dell’insegnamento di Istituzioni di diritto pubblico del corso di laurea in Sociologia alla Magna Graecia di Catanzaro.

“Abbiamo organizzato un intervento per gli studenti del corso di Sociologia – dice a Catanzaroinforma il professore Nicosia – con un taglio pratico per spiegare uno dei principi cardine che riguarda la posizione del parlamentare sia a livello nazionale sia a livello regionale in riferimento all’articolo 67, il tanto discusso articolo che prevede la libertà del mandato del parlamentare.

Dopo un’introduzione di carattere generale ci caleremo nella realtà delle istituzioni, confrontando le norme nazionali con la loro applicazione pratica nell’assemblea legislativa calabrese, grazie alla partecipazione del consigliere regionale Raffaele Mammoliti, il quale potrà spiegare i punti di contatto e le divergenze tra quanto previsto ai due livelli legislativi”. Il sentire collettivo a base del dettato costituzionale si è certo modificato dal momento della sua fissazione sulla Carta. “Certamente – dice Nicosia -. Potremmo dire che il divieto di imposizione del mandato parlamentare non nasce ora, ed era già previsto nello Statuto albertino. Molto opportunamente fu inserito nella Costituzione repubblicana. Il punto è che la libertà del parlamentare come ogni principio subisce un’evoluzione storica, dovuta soprattutto al sistema elettorale che influisce profondamente sugli schemi e sui comportamenti politici. È stato un po’ stiracchiato, ci sono state delle torsioni probabilmente rispetto all’originale intento del costituzionalista? Negli ultimi decenni si sono levate voci per la profonda modifica dell’articolo 67 che, per fortuna, finora non hanno avuto esito ma comunque un sintomo del malessere o della possibilità del fatto che qualche fraintendimento c’è stato. In ogni caso è un tema che continua a essere attuale nel dibattito politico e anche nel dibattito dottrinale”.

La relazione introduttiva è stata svolta, davanti all’attento pubblico dei futuri sociologi, da Felice Caristo, cultore della materia di Istituzioni di diritto pubblico: “Una delle primissime formulazioni del principio che sottende all’articolo 67 – spiega Caristo – fu inserita nella Costituzione francese del 1791. L’abate Sieyés propose che il parlamentare eletto nell’Assemblea nazionale non rispondesse al territorio dove era stato eletto, non fosse vincolato al mandato ma rispondesse alla nazione e all’interesse generale. Dal punto di vista giuspubblicistico possiamo dire che prevale ancora questa impostazione, la rappresentanza generale del deputato e quindi anche del consigliere regionale sulla sua fedeltà al gruppo parlamentare, al territorio o al partito di appartenenza”.

“Anche in Calabria lo Statuto regionale – testimonia da parte sua Raffaele Mammoliti – prevede in maniera molto chiara in analogia con l’art. 67 Cost. che il consigliere regionale non abbia vincolo di mandato e che quindi agisca in ambito regionale a prescindere dal collegio elettorale nel quale viene eletto. È una funzione culturale oltre che politica che fa la cifra della qualità della classe dirigente. Se il principio venga o meno applicato nella pratica presuppone una predisposizione, una formazione, un’etica della politica e delle istituzioni che fa parte del patrimonio individuale di ciascun consigliere. C’è chi lo fa perché ha avuto una formazione con questa caratteristica e c’è chi magari pensa che una volta eletto debba rispondere solo ai propri elettori. Personalmente ritengo ciò un errore”.

 

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